“Se la popolazione aumenta addio transizione”. Però non aumenta: cosa stanno cercando di dirci?

Il Fatto Quotidiano è allarmato: Se la popolazione mondiale sale addio transizione ecologica. Il nuovo dogma dopo il Santo Vaccino è messo in pericolo da questi cattivoni che si ostinano a riprodursi. Ma davvero siamo troppi, come strombazzano allarmati e scrivono i giornaloni?

Prendiamo ad esempio il caso della Cina: ai tempi di Deng la popolazione cresceva a livelli impressionanti, tanto che si dovette procedere alla politica del figlio Unico. Oggi una delle principali minacce per l’economia cinese è proprio il fatto che si fanno pochi figli, tanto che si sta pensando di creare un’economia targetizzata sugli anziani. Il caso del Giappone come Paese più vecchio del mondo è ben noto, per non parlare dell’Europa.

In realtà il trend globale parla di invecchiamento della popolazione e di calo globale della fertilità al punto che la popolazione mondiale è destinata a diminuire per la fine del secolo. Quindi cosa metterebbe in pericolo questa benedetta transizione ecologica? La Natura sta mettendo a posto le cose in maniera, appunto, naturale.

Ma qui sembra che si abbia una fretta del diavolo. E il problema non pare tanto che siamo troppi, ma che ci siano troppi anziani considerati improduttivi. Al di là delle controverse dichiarazioni di Attali contenute nel libro “Il futuro della vita” del 1981 sul “problema” degli ultrasessantacinquenni, o le misure fintopietose adottate da Paesi con L’Olanda, rivelatori sono anche semplici tweet di personaggi politici di infimo ordine come Toti sull’argomento.

Cosa è la transizione ecologica? Non solo una drastica riduzione della popolazione mondiale come auspicato anche dal ministro Cingolani e da altri come lui, ma soprattutto, visto che comunque la popolazione è destinata a contrarsi, vuol dire liberarsi di quelle categorie considerate improduttive tra le quali spiccano gli anziani, in aumento principalmente nei Paesi sviluppati.

E come fare tutto questo senza un genocidio pianificato? Perché solo in questo modo si può ottenere quella “transizione ecologica” a cui tanto anelano. Ne vale la pena, sterminare gli improduttivi per salvare il clima? O meglio: per salvare la loro idea di business mascherata con la scusa dell’ecologia?

ANDREA SARTORI

Andrea Sartori

Andrea Sartori (Vigevano, 20 febbraio 1977), diplomato presso il liceo classico "Benedetto Cairoli" di Vigevano, si laurea in Lettere Classiche presso l'Università degli Studi di Pavia con una tesi sull'Egitto greco-romano.

Giornalista pubblicista, insegna per qualche anno presso una scuola privata vigevanese prima di intraprendere la carriera giornalistica prima come corrispondente locale presso i giornali L'Informatore Lomellino, La Lomellina e La Provincia Pavese per poi trasferirsi a Mosca dove insegna la lingua italiana presso la scuola steineriana di Laryushino (Oblast' di Mosca) e collaborare con la facoltà di medicina dell'Università Statale di Mosca per la cura dell'opera di Galeno.

Continua a collaborare giornalisticamente col Giornale di Reggio per il quale recensisce alcune mostre a Mosca.

E' autore di due romanzi: Dionisie: la prima inchiesta di Timandro il Cane (IBUC edizioni 2016) e L'Oscura Fabbrica del Duomo (IBUC edizioni 2019), "Acheruntia" (Kraken edizioni, 2021) ed è stato finalista ai premi di poesia "Settembre a Milano" (1998) e "Val di Magra" (1999).

Parla tre lingue (inglese, francese e russo). Sposato, ha un figlio

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