Della serie “the more you dig”,  ogni giorno arrivano nuove e straordinari rivelazioni sull’origine del sars-cov2. Questa volta la bomba non arriva tanto dal fatto che ad esserci di mezzo è un laboratorio, cosa ormai più o meno accettata anche dal mainstream,  quanto piuttosto dalle tempistiche del laboratorio e soprattutto dall’ipotetico mandante.

Alcuni scienziati che hanno recentemente studiato la proteina spike del sars-cov2 vi avrebbero trovato materiale genetico di proprietà di MODERNA, la stessa azienda farmaceutica che oggi dispensa generosamente i suoi intrugli a mezzo mondo. Quella sequenza inoltre sarebbe stata brevettata dalla compagnia ben tre anni prima che il covid 19 facesse la sua comparsa.

Sono stati gli stessi scienziati a confermare che non è possibile che quella sequenza si ritrovi esattamente nella spike del covid-19 e che il virus sia mutato naturalmente per ottenere quel tipo di struttura se non secondo una probabilità che è di 1 a 3 trilioni. Ovviamente nel panorama scientifico ci sono anche i più cauti che definiscono il pezzettino di sequenza troppo piccolo per definirlo una “smoking gun”, e quindi dichiarano la cosa soltanto una “interessante e alquanto strana coincidenza”.  Tuttavia se seguiamo i meno cauti, vediamo subito che tanti puntini si uniscono.  Ma cosa aveva brevettato Moderna esattamente? Vediamo.

La sequenza di  Moderna pertiene al suo brevetto statunitense n.9,587,003 B2 del 7 marzo 2017 (si pensi che la richiesta era stata presentata addirittura nel 2016), e la sostanza brevettata è per l’esattezza definita come “Polinucleotidi modificati per la produzione di proteine legate al cancro e peptidi”. Per essere ancora più precisi il brevetto si riferisce a parte di un gene chiamato MSH3 che sappiamo avere un ruolo fondamentale nella capacità delle cellule umane danneggiate di autoripararsi, meccanismo  del tutto naturale nel corpo.

A questo proposito non si può far a meno di ripensare ad un articolo di qualche mese fa di due autori cinesi che lavorano presso una struttura svedese datato 13 ottobre 2021, in cui si legge testualmente che il “virus sars-cov2 inibisce la riparazione cellulare del DNA e la ricombinazione V(D)J nella sperimentazione in-vitro “.

L’articolo concentra l’attenzione su come la proteina spike del virus sars-cov2 in parole molto semplici depotenzierebbe la capacità naturale delle cellule di autoriparare il DNA esponendole molto più facilmente alla degenerazione cancerosa, inibendo allo stesso tempo un processo quale la ricombinazione dei linfociti che pertiene alla capacità del corpo di produrre e differenziare linfociti adatti ai vari antigeni.

Il quadro che esce dall’articolo è semplicemente allucinante. Sebbene gli stessi autori dello studio abbiano annunciato che stanno attualmente approfondendo le loro ricerche a riguardo e che quindi stanno lavorando ad un approfondimento dei dati e dei risultati, ci sono due aspetti che emergono prepotentemente da quello già pubblicato, quello della potenziale carcinogenesi e della possibile deficienza immunitaria, che da soli lasciano senza parole. E vediamo subito perché.

I cosiddetti vaccini ad mRNA basano  la loro attività proprio nella programmazione della cellula alla produzione di proteina spike in larga quantità. La conclusione dell’articolo di cui sopra questiona proprio questa parte. Ovvero,  cosa succede quando quella specifica proteina spike viene artificialmente fatta replicare nelle cellule in maniera massiccia, come avviene nei vaccini a disposizione oggi, compreso quello di MODERNA? Secondo i due autori, la conseguenza, per lo meno in-vitro, è quella sopra menzionata, ovvero una maggiore tendenza alla carcinogenesi e ad una indotta deficienza, o meglio incapacità immunitaria specifica.

Vari scenari si aprono a questo punto. Come prima cosa sarà d’obbligo vedere se i due scienziati confermeranno quanto già pubblicato nel primo articolo. Molto probabilmente vorranno verificare i risultati anche senza rimanere in-vitro.  Altra cosa importante, perchè Moderna dovrebbe aver brevettato quella sequenza? Da Moderna sostengono ufficialmente che quel brevetto facesse parte di una ricerca sul cancro di cui si facevano promotori, ma allora perchè ritrovarla proprio qui? Tutto quello che sappiamo è che oggi proprio MODERNA sta sponsorizzando un suo vaccino ad mRNA contro il cancro, coincidenza?

E come ultima cosa, non certo in ordine di importanza tornano alla mente certe recenti affermazioni per cui “più ci si vaccina, meno si è coperti“, una sorta di relazione inversamente proporzionale tra vaccinazione e protezione definita ufficialmente “efficacia negativa” che legherebbe a vita i vaccinati  al siero, non per migliorare la protezione contro il sars-cov2, ma proprio per non ammalarsi più  in generale.

Sempre più difficile affermare che questa  sia solo una strana e interessante coincidenza.

MARTINA GIUNTOLI

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