La considerazione che la salute sia diventata più un indice di borsa  che non di benessere ormai è tristemente entrata nel vivere quotidiano.  E si sa che gli uomini d’affari vogliono sempre spendere bene i propri soldi, ottimizzando produzione e prezzi. Poteva il farmaco del momento uscire da questo tipo di logica? Assolutamente no, se pensiamo proprio a quanto riportato in una recente inchiesta inglese secondo la quale le case farmaceutiche, nello specifico la Pfizer,  avrebbero “convinto” degli esperti per screditare i prodotti dei concorrenti.

La rete televisiva britannica Channel 4, che già dal video deep fake del discorso natalizio della Regina Elisabetta si era conquistata la simpatia  di qualche italiano e al contempo di tantissimi inglesi,  seppur comunque parte del main stream, ha messo sulla sua piattaforma on demand una serie di documentari che hanno appassionato il pubblico d’oltre manica, dal titolo VACCINE WARS (le guerre dei vaccini) in cui si analizzano in modo molto dettagliato le malefatte delle case farmaceutiche produttrici  di vaccini anti COVID.

In una puntata della serie si mostra come il colosso americano Pfizer avrebbe “distrutto” AstraZeneca secondo uno schema studiato e messo in piedi con estrema cura e capillarità , organizzando dei seminari educativi in Canada durante i quali gli oratori avrebbero affermato in maniera piuttosto “appassionata e convincente” che AstraZeneca non solo non era un farmaco sicuro per gli immunocompromessi, ma che addirittura potesse  causare forme cancerose come effetto a lungo termine.  Che tipo di dati siano stati mostrati in tal occasione, quante volte si sia tenuto un seminario come quello canadese e chi tenesse nello specifico la presentazione non è dato sapere, tuttavia il colosso americano Pfizer non ha potuto far altro che smentire le accuse, vista l’entità, accuse che nemmeno sono giunte da sole.

Si pensi che è sempre Channel 4, in un altro episodio ,a mettere sotto accusa la stessa casa farmaceutica questa volta prendendo di mira il suo portafogli. Infatti si mostra , tabelle alla mano, come il colosso dello shot stia guadagnando cifre da capogiro sul siero sperimentale, dal momento che una dose di vaccino costerebbe pochi centesimi, mentre viene rivenduto al governo britannico a ben 22 sterline. Anche in questo caso Pfizer ha smentito sostenendo che il problema è che la stima iniziale di pochi centesimi è errata e di conseguenza anche il ricarico che sembra essere enorme alla fine non lo è affatto. Insomma, quasi quasi Pfizer ci va pari, altro che grandi guadagni. Possibile ?!

Non ci si meravigli tuttavia per la questione Pfizer, che altro non è che un ennesimo tassello del puzzle ben più grande di quella che potremmo tranquillamente chiamare sanità a suon di soldi. Si pensi a come quest’ottica sia da anni ben radicata negli Stati Uniti , dove  gli stessi medici vengono “premiati” se utilizzano certi farmaci piuttosto che altri. Vi sono ad esempio pediatri che non accettano nella loro pratica bambini non vaccinati proprio perché la casa farmaceutica non riconosce loro il “premio”. Di converso i medici “obbedienti” possono riuscire a fatturare anche fino a 70.000 dollari all’anno, o persino di più, e permettersi ville, auto di lusso e altro.

Ma la faccenda non si ferma qui, anzi, parte da molto lontano.  Un’inchiesta italiana di qualche anno fa , siamo nel 2010, raccontava molto bene come  vengano pagati profumatamente  coloro che devono approvare i farmaci perché siano approvati,  i manager perché spingano quei farmaci a livello governativo, oppure i medici affinché quei farmaci vengano poi prescritti ai propri pazienti. Così formulata, questa appare una rete di “favori” molto ben oliata, articolata e funzionante che nel 2010 con una indagine governativa degli Stati Uniti era venuta a galla, poiché Big Pharma era rea di transazioni di denaro poco chiare. In sostanza vi erano movimenti di capitale che difficilmente avrebbero potuto avere una spiegazione altrimenti, cosa di cui la SEC si accorse e che  la stessa si dimostrò volenterosa nell’investigare.

Della storia non sapemmo più nulla, se non che  il  trio sanità, politica e Big Pharma ne uscì rafforzato. Anche l’Italia ebbe il suo momento di notorietà nella stessa inchiesta, ed infatti è di non molto tempo dopo  la celeberrima stretta di mano tra Matteo Renzi e Bill Gates, e ancora quella tra Barack Obama (lo stesso che avrebbe detto di voler indagare le mazzette di Big Pharma nel 2010) e Beatrice Lorenzin, Pecorelli e Ranieri Guerra, quest’ultimo compagno della Lorenzin ma ancora più noto alle cronache recenti per il suo presunto pasticcio con il piano pandemico.

Non ci si meravigli dunque di quel che accade oggi, alla luce di quanto accaduto ieri. Soldi, interessi privati e salute del singolo cittadino sono un connubio che fa gola a molti, anzi a troppi. Lo evidenziò fin troppo bene Eva Reali, una infermiera Toscana che morì nel 2018 e che, prima di morire lasciò alle cronache un audio in cui raccontò quali secondo lei sarebbero stati i progetti per una sanità mondiale. 

Ovviamente ciò di cui parlò Eva Reali non aveva nulla a che vedere con il bene del paziente e possiamo immaginarlo visto che decise di parlarne proprio prima di morire. Tuttavia vi è una domanda che ci dovremmo porre, visto che ormai lo scenario è chiaro. Fino a che punto Big Pharma ci vedrà solo al secondo posto dopo il dio denaro nelle sue priorità ?
Forse finché lo permetteremo.

MARTINA GIUNTOLI

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