Scandalo a orologeria e macchina del fango: tocca a Sigfrido Ranucci di Report

Non poteva scamparla Sigfrido Ranucci, dopo aver detto che la terza dose di vaccino è puro business. Ecco che ti arriva lo scandalo a orologeria in perfetto stile #metoo: una lettera anonima che lo accusa di aver confezionato servizi ad arte, mobbing e soprattutto molestie sessuali. Guarda caso a far detonare la bomba è stato Davide Faraone, esponente della renziana Italia Viva, forza politica di apparato e adusa a giochi di potere come il suo machiavellico capo, che ha un conto in sospeso con Ranucci.

La lettera anonima, già di per sé molto sospetta, arriva come un fulmine a ciel sereno, e l’ad Carlo Fuortes ammette: non sapevo.

Felice Manti de Il Giornale cerca di costruirci un pezzo che dovrebbe diffamare Ranucci (che comunque sporgerà querela), dicendo che ci sarebbe di mezzo una denuncia. Denuncia però sporta dallo stesso Ranucci lo scorso 5 agosto in cui si chiamerebbe in causa l’allora direttore Franco Di Mare. Tutto molto fragile e molto pretestuoso come macchina del fango. Certamente levarsi di torno Ranucci sarebbe una cosa che farebbe comodo, in maniera trasversale, a tutte le forze politiche. La bomba la fa scoppiare Italia Viva e il deputato di Forza Italia Andrea Ruggieri fa capire che si deve indagare. Se anche ci fosse del vero in tutto questo, e francamente ne dubitiamo attenendoci comunque al principio di civiltà della presunzione d’innocenza, questo è uno scandalo ad orologeria, e non sarebbe nemmeno il primo. I giornalisti non si ammazzano più come ai tempi di Pecorelli. Si rischia di farne dei martiri. Si fa partire la macchina del fango.

Se qualcuno ricorda il termine “macchina del fango” fu ripreso proprio nel caso di uno scandalo a orologeria che coinvolse un giornalista: il famigerato “Metodo Boffo” che prese di mira il direttore di Avvenire, reo di aver infastidito l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Sempre Il Giornale pubblicò una presunta informativa della polizia che indicava Boffo come omosessuale e molestatore. Molto simile al metodo scatenato contro Ranucci. Solo che mentre Boffo si era limitato ad editoriali critici nei confronti del governo, Ranucci ha scoperchiato il calderone del business di Pfizer. Oltre ad aver infastidito tuttte le forze politiche che compartecipano al business: non a caso Pd e Forza Italia si sono scagliate immediatamente contro Ranucci dopo quel servizio. Ma il nostro è reo anche di aver scavato sulle ambizioni quirinalizie di Berlusconi. Sempre sul fronte pandemico, non si può non ricordare l’inchiesta di Ranucci su Ranieri Guerra.

Il vero giornalismo che rompe le scatole al potere ovviamente non è gradito, e bisogna in qualche maniera far fuori quei giornalisti che provano a disturbare il manovratore. Oltre ai nostri esempi italiani ce n’é uno a livello internazionale: parliamo di Julian Assange, il coraggioso fondatore di Wikileaks che ha portato all’attenzione del mondo intero le porcherie dei sedicenti “grandi della Terra”.

Julian Assange venne accusato dalla Svezia di stupro nel 2009. L’accusa cadde solo nel 2019. Noi tutti ben conosciamo oramai la terrificante odissea di questo giornalista, che attualmente è ridotto ad un relitto umano per cui è una ben magra consolazione il fatto che le accuse di stupro a suo carico siano cadute.

Non solo il giornalismo ha conosciuto scandali a orologeria. Ricordiamo anche lo scandalo che ha coinvolto l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Khan. Ora, secondo un’inchiesta del New York Review of Books l’economista francese sarebbe stato vittima di un “complotto” ordito dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, infastidito da Strauss-Kahn. Il quale molto probabilmente non era uno stinco di santo, ma ben sappiamo come Sarkozy abbia tramato per far cadere altri personaggi, da Berlusconi a Gheddafi, di fatto ucciso dal francese poco dopo una traditrice stretta di mano. E così come in ambiente ecclesiastico, dopo l’esplosione dello scandalo pedofilia del clero (guarda caso anche questo scoppiato proprio nel periodo in cui Papa Giovanni Paolo II si stava opponendo con tutte le sue residue forze al progetto neoconservatore di aggressione all’Iraq) si è registrato il caso del cardinale George Pell, assolto dall’accusa di abusi sessuali ma finito nel tritacarne molto probabilmente per le sue idee contrarie al nuovo corso bergogliano.

Ranucci ha toccato la corda sensibile. Ha osato dire quel che non si può dire. Non si può farlo fuori fisicamente, lo si deve quindi coprire di fango.

ANDREA SARTORI

Andrea Sartori

Andrea Sartori (Vigevano, 20 febbraio 1977), diplomato presso il liceo classico "Benedetto Cairoli" di Vigevano, si laurea in Lettere Classiche presso l'Università degli Studi di Pavia con una tesi sull'Egitto greco-romano.

Giornalista pubblicista, insegna per qualche anno presso una scuola privata vigevanese prima di intraprendere la carriera giornalistica prima come corrispondente locale presso i giornali L'Informatore Lomellino, La Lomellina e La Provincia Pavese per poi trasferirsi a Mosca dove insegna la lingua italiana presso la scuola steineriana di Laryushino (Oblast' di Mosca) e collaborare con la facoltà di medicina dell'Università Statale di Mosca per la cura dell'opera di Galeno.

Continua a collaborare giornalisticamente col Giornale di Reggio per il quale recensisce alcune mostre a Mosca.

E' autore di due romanzi: Dionisie: la prima inchiesta di Timandro il Cane (IBUC edizioni 2016) e L'Oscura Fabbrica del Duomo (IBUC edizioni 2019), "Acheruntia" (Kraken edizioni, 2021) ed è stato finalista ai premi di poesia "Settembre a Milano" (1998) e "Val di Magra" (1999).

Parla tre lingue (inglese, francese e russo). Sposato, ha un figlio

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