Mentre i leader europei sposano sempre più una retorica e delle azioni da scontro frontale con Mosca, il resto del mondo appare molto più cauto nell’atteggiamento da tenere con la Russia.

Il premier italiano (mai eletto) Mario Draghi ha tenuto un discorso bellicoso al Parlamento, illustrando le misure di boicottaggio estremo e di pressione militare nei confronti di Mosca, attribuendo a Putin tutta la responsabilità della crisi (senza tenere minimamente in considerazione le esigenze di sicurezza della Russia e gli attacchi subiti dai cittadini russofoni dell’Ucraina) e promettendo azioni ancora più estreme.

Gli Usa, normalmente impegnati a trascinare l’Europa riluttante nelle crisi internazionali appaiono in questo caso decisamente più defilati. Biden, che ha escluso un coinvolgimento diretto di Washington nel conflitto, pur condannando il “dittatore” Putin non sembra deciso a mettersi alla testa del fronte anti Mosca e, paradossalmente, l’UE appare in questo caso più esposta degli Usa.

L’America è tra l’altro uno tra i Paesi che più guadagnano dall’aumento dei prezzi degli idrocarburi.

Ma se l’Europa è disposta a dissanguarsi nello scontro fratricida con i Russi lo stesso non si può dire degli altri Paesi che contano.

I Sauditi, storici alleati dell’Occidente nel Vicino Oriente, hanno risposto picche alle richieste di Bruxelles di allentare i rubinetti di petrolio e gas per venire incontro al disperato bisogno di energia degli europei.

L’Arabia Saudita ha confermato infatti il suo impegno per l’accordo OPEC+ con la Russia che, come ha detto il principe ereditario  Mohammed bin Salman in una conversazione con il presidente francese Macron “garantisce la stabilità dei prezzi petroliferi”.

La Turchia, che possiede uno degli eserciti più grandi della Nato ed è candidata ad entrare nell’Unione Europea, ha fatto sapere che non ha intenzione di applicare sanzioni alla Russia.

L’atteggiamento della Turchia non stupisce, se si pensa che la maggior parte dei sistemi di armamento turchi sono di fabbricazione russa e che, poche settimane fa,  Ankara ha firmato con Mosca un importante accordo sul gas, a cui non ha alcuna intenzione di rinunciare.

Anche l’India evita di entrare in rotta di collisione con la Russia, e all’ONU si è astenuta sulla risoluzione di condanna della Russia per l’aggressione in Ucraina, e di sanzioni paralizzanti non se ne parla. Anche qui alla base ci sono contratti di fornitura di armi e di gas, ma soprattutto la scelta di Nuova Delhi di non entrare in alleanze strutturali, oltre alla preoccupazione per l’eccessiva crescita dell’influenza in Asia del suo rivale storico, la Cina, che con la Russia ha stretto un’alleanza fortissima.

Insomma proprio gli europei, cioè i partner che Mosca avrebbe voluto più di tutti, e per i quali i rapporti con la Russia sono strategici, sono i più decisi a sacrificare i propri interessi per seguire la politica della NATO.

Ahi serva Europa di dolore ostello, verrebbe da dire.

ARNALDO VITANGELI

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