E’ proprio di un paio di giorni fa l’annuncio da parte del ministro degli esteri russo Sergej Lavrov  della prima lista di sanzioni (e sanzionati)  contro il mondo occidentale, lista  che a suo dire andrebbe a bilanciare le sanzioni imposte dal mondo atlantista all’inizio del conflitto. Lavrov tuttavia lo fa lasciando stupiti perché non parla di sanzioni di ordine commerciale, come invece si sono impazientemente adoperati a fare i colleghi della Nato. La scelta russa ricade infatti su sanzioni ad personam.

Nella lista nera finiscono Joe Biden e Justin Trudeau insieme a diversi altri loro compagnucci, come il segretario di stato americano Blinken e il segretario alla difesa Lloyd, testualmente “per le loro strenue posizioni russofobiche“. A rientrare nelle misure di stop anche il figlio del presidente Joe Biden, Hunter Biden,  l’ex segretario di stato Hillary Clinton, l’attuale portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, il capo di stato maggiore Mark Milley, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, il direttore della CIA William Burns, nonché diversi altri cittadini canadesi vicini al primo ministro Trudeau ed al suo governo.

Contestualmente, lo stesso ministro degli esteri ha fatto sapere che la lista presentata adesso è soltanto provvisoria. Infatti, solo nei prossimi giorni sarà varata una lista più completa che includerà un ampio numero di politici, uomini d’affari, star del mondo dello spettacolo, legislatori e figure militari. Possiamo solo aspettare impazientemente e immaginare nel frattempo chi sarà aggiunto al documento ed andrà a fare compagnia ai soliti noti.

Se uno dei criteri adottati da Lavrov è stato quello della propaganda, non sarà certo difficile trovare altri candidati che hanno diffuso sui social un atteggiamento russofobo, oppure che hanno spinto in maniera sostenuta la ricostruzione bellica a dir poco fantasiosa molto cara ai vertici di Washington. Ad esempio, si leggono post in questo senso dell’ex Presidente Barack Obama, o della attuale speaker del congresso Nancy Pelosi, o ancora Anderson Cooper, giornalista di CNN.  Sarà il tempo a  confermare  o smentire queste ipotesi.

Non si conosce l’esatta natura di queste sanzioni, ovvero cosa queste comportino esattamente per le persone che ne sono colpite, e giustamente Lavrov ha preferito non sbottonarsi più di tanto nello specificarlo, per ovvi motivi di sicurezza. Ma sui social si vocifera che si tratti dell’impossibilità di accedere ai conti esteri, magari proprio quelli russi.

Tuttavia, la scelta di colpire la persona e non l’economia dei singoli paesi non dovrebbe stupire in realtà più di tanto. Il Cremlino sa molto bene che sono stati proprio i governi della Nato a mettere in ginocchio i loro stessi Paesi,  attuando una politica di sanzioni anti-Putin  con conseguente tremendo effetto boomerang, un effetto ad esclusivo vantaggio dell’orso.  I prezzi del gasolio, il declino economico, la carenza alimentare e di materie prime non è certo qualcosa che sta sperimentando la Russia, ma paradossalmente proprio gli stessi che hanno varato le sanzioni per primi.

La Russia, affatto impreparata, infatti si è già riorganizzata creandosi una propria rete di partnership con India e Cina, due nazioni che non solo supportano Putin commercialmente, ma rifiutano e respingono con forza tutte le sanzioni dell’occidente.

A questo punto non resta che aspettare la prossima mossa del Cremlino, prima che la NATO affondi completamente ed tutti i topi riescano a scappare.

MARTINA GIUNTOLI

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