Sanremo, Drusilla Foer e la realtà parallela

Sanremo

In un paese sempre più avulso da qualsiasi dibattito che si distanzi dal chiacchericcio da bar, la settimana del Festival di Sanremo, rappresenta, tra le altre cose, una occasione unica per parlare – male, si intende – di tematiche e argomenti usuali fingendo di parlare d’altro.

Inutile dire che nel delirio pandemico istituito due anni fa l’idea di tornare a parlare del nulla invece che sel siero salvifico 24h/24 può apparire persino attraente. E così, tutto sommato, può essere piacevole interrogarsi sul perchè la presenza di Drusilla Foer sia “un salto di qualità per il Festival di Sanremo”, come afferma il sito gaypost.it.

O meglio, non dubitiamo che Gianluca Gori sia un ottimo attore e professionista, e che il personaggio femminile da lui interpretato sia divertente e centrato. Ci sfugge però la ragione per cui tale presenza debba essere interpretata come una sorta di rivalsa “di genere”… La storia del teatro e del cinema è piena di personaggi femminili interpretati da uomini, dalle donne rappresentate da Paolo Poli a Mrs. Doubtfire, da Tootsie alla Signora Coriandoli di Ferrini. In tutti questi casi si è parlato della bravura dell’attore, non sul fatto che tali personaggi dovessero essere bandiere di una battaglia di genere.

L’impressione che dunque abbiamo è quella di un dibattito drogato, in cui qualsiasi cosa viene utilizzata per toccare quell’argomento che in realtà si è interessati a veicolare… Incuranti che lo spunto sia coerente o meno.

Ma è indubbio che la querelle su Gori e il suo alter ego scompare di fronte all’annuncio che il Teatro Ariston prevederà la piena capienza per tutti i possessori del Super GP. In un momento in cui le discoteche restano chiuse, persino gli stadi sono confinati ad una capienza irrisoria di 5000 persone, al solito le “ragioni politiche” vincono in maniera schiacciante su quelle sanitarie. Ancora più significativo appare la decisione di non affidarsi al tampone diagnostico per gli spettatori, una mossa che appare propagandistica.

Sappiamo infatti di focolai puntualmente avvenuti ovunque ci sia affidati alla folle idea che i vaccinati siano “immunizzati” e “non contagiosi”, dunque far finire il Festival senza situazioni di contagio potrebbe rappresentare un spot agognato per l’odioso lasciapassare.

Occulteranno eventuali contagi per avvalorare questa narrativa? Il dubbio, vista la follia imperante, è lecito…

ANTONELLO CRESTI

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