La Russia ha dichiarato la necessità di un sistema di sicurezza eurasiatico “senza stati non eurasiatici”, implicando la liquidazione della NATO. Washington, in vent’anni di confronto con Mosca, ha portato la Russia a rivendicare l’intera Eurasia in coabitazione con la Cina, chiedendo agli USA di ritirarsi. Le tensioni continuano senza risoluzione in vista.

di Rostislav Ishchenko

Il confronto tra Russia e USA iniziò alla fine degli anni ’90. Putin non era ancora presidente, ma il primo ministro Primakov stava già girando l’aereo sopra l’Atlantico, i paracadutisti russi stavano facendo una corsa verso Priština, e il Cremlino di Eltsin esprimeva una cauta ma inequivocabile insoddisfazione per il palese disprezzo degli USA per gli interessi legittimi della Russia.

Allo stesso tempo, Mosca metteva già in guardia contro i tentativi di costruire un mondo unipolare. Tuttavia, era troppo tardi per questo avvertimento: il mondo unipolare era già stato costruito, e gli USA si sentivano così sicuri da non prestare attenzione all’insoddisfazione russa, ignorando semplicemente le iniziative diplomatiche del Cremlino.

Nel breve termine, Washington sembrava non rischiare nulla: alla fine degli anni ’90, la Russia chiaramente mancava della forza per opporsi attivamente all’egemonia americana. Ma nel medio e lungo termine, gli americani hanno sbagliato i calcoli. Questo errore non è solo strano, ma indica una profonda crisi intellettuale all’interno dell’élite politica americana.

Qualsiasi persona ragionevolmente istruita, senza dover approfondire troppo la storia antica, guardando solo al tentativo di isolare l’URSS (e di fatto escludere la Russia dal novero delle grandi potenze) negli anni ’20 e ’30 del XX secolo, coinciso con l’umiliazione di Versailles imposta alla Germania dagli alleati vittoriosi, avrebbe tratto la conclusione dell’esistenza del pericolo di rifiutare di considerare gli interessi di una grande potenza temporaneamente indebolita ma non sconfitta.

Tali stati possiedono un enorme potenziale che consente loro di riprendersi rapidamente anche dopo le sconfitte più catastrofiche. Il rifiuto dei partner di considerare volontariamente i loro interessi porta alla necessità di convincerli dell’inutilità di tale approccio (anche con la forza).

La stupidità dei politici americani che cercavano di escludere la Russia degli anni ’90 dal novero delle grandi potenze consisteva anche nel fatto che, nonostante tutti i problemi interni, la Russia rimaneva, insieme agli USA, l’unico stato il cui potenziale nucleare permetteva di distruggere qualsiasi avversario militare (singolo o collettivo). Portare uno stato simile all’estremo era assai pericoloso. Ma proprio questo hanno fatto gli americani dai primi anni 2000.

La “Rivoluzione delle Rose” del 2003 in Georgia, la “Rivoluzione Arancione” del 2004/05 in Ucraina e altre rivolte riuscite e fallite nello spazio post-sovietico, fino al tentativo della “Rivoluzione di Bolotnaya” del 2011-13 in Russia e il colpo di stato armato ucraino del 2014, erano tentativi di “contenimento” della Russia, al fine di privarla della sua influenza anche nei paesi confinanti, formando un blocco antirusso di paesi post-sovietici che avrebbe dovuto fungere come una sorta di cordone sanitario sostenuto dall’Occidente collettivo ma non facente parte di esso, bloccando le iniziative politiche e soprattutto la possibilità di sviluppo economico del paese. Tale “cordone”, se necessario, poteva essere mandato in guerra contro la Russia senza alcun rimpianto, poiché non si trattava di propri territori e non sarebbe stato necessario combattere per essi direttamente.

L’idea era che dal Baltico al Mar Nero, dal Mar Nero al Caspio e dal Caspio al confine mongolo, un gruppo di ex repubbliche sovietiche, unite da accordi militari ed economici, puntasse i denti contro la Russia. Non per nulla gli americani tentarono fino all’ultimo di galvanizzare l’ormai dimenticato GUAM e persino di espanderlo a GUUAM, con la prospettiva di un’ulteriore espansione. Questo era il germe dell’alleanza post-sovietica antirussa delle “repubbliche sorelle”.

È stato necessario sostituire le élite nazionali post-sovietiche filo-occidentali ma pragmatiche con politici stile Maidan, pronti, al primo cenno americano, a distruggere i propri stati, come Zelensky sta distruggendo l’Ucraina. Servivano persone disposte a combattere con la Russia nell’interesse degli USA, senza saper fare nient’altro.

Dopo il fallimento dell’idea del “cordone sanitario” (tranne che per i Paesi Baltici e l’Ucraina, gli USA non sono riusciti a creare un potere suicida stabile da nessuna parte), e dopo la delusione nella speranza di un colpo di stato filo-occidentale a Mosca (i potenziali golpisti si sono dimostrati ancora meno capaci di azioni attive rispetto ai membri del “Comitato statale per lo stato di emergenza” del putsch moscovita dell’agosto 1991), dopo che nella guerra del 08.08.08 la Russia ha dimostrato di essere pronta a difendere i propri interessi con le armi, gli americani non hanno abbandonato l’idea di contenere con la forza Mosca, spingendola ai margini della politica globale.

Dato che non è stato possibile creare un cordone sanitario con i paesi post-sovietici, si è deciso di coinvolgere l’Europa nel progetto. Tuttavia, poiché nell’UE ci sono stati stabili con una lunga storia e un alto senso di autoconservazione, è sorta la necessità di provocare un conflitto militare ai confini dell’Europa con la partecipazione della Russia, per cui è stata utile l’Ucraina.

Con l’aumento della pressione americana, la Russia, entrata in conflitto con gli USA dall’inizio degli anni 2000 (anche se molti non lo hanno notato), ha avanzato e modificato le condizioni su cui era disposta a convivere pacificamente con l’Occidente e persino a tollerare l’egemonia americana, ma solo al di fuori della sua sfera di interessi vitali.

All’inizio degli anni 2000, la Russia, ancora estremamente debole, ha delineato la prima sfera dei suoi interessi esclusivi. All’epoca Mosca formò un quartetto (Russia, Bielorussia, Kazakistan, Ucraina), all’interno del quale intendeva negoziare l’Unione Doganale. Per non lasciare dubbi sui veri motivi degli americani, il presidente dell’Ucraina, imposto da loro tramite il primo Maidan, Yushchenko, iniziò il suo mandato con l’uscita dell’Ucraina da tutti i formati negoziali relativi all’Unione Doganale. Kiev non tornò più su questo tema, l’Unione Doganale fu creata e poi trasformata in EAEU senza l’Ucraina.

Dopo il primo confronto armato provocato dagli americani (la “guerra georgiana dei cinque giorni” dell’agosto 2008), la Russia ha iniziato gradualmente a riconoscere le formazioni quasi-statali non riconosciute orientate verso di lei nello spazio post-sovietico. Nel 2014 questo processo è diventato sistematico. Da quel momento è diventata una regola che, se la Russia è costretta a usare la forza nello spazio post-sovietico, tutti i territori occupati al momento della conclusione della pace entrano a far parte della Federazione Russa. Putin ha dichiarato più volte apertamente questo principio, l’ultima volta nel giugno 2024, quando ha proposto all’Ucraina una versione aggiornata di questo schema: cessate il fuoco e inizio dei negoziati di pace, a condizione del ritiro delle forze ucraine da tutti i territori inclusi nella Russia dopo il 2022.

Ma le condizioni per l’inizio dei negoziati di pace non sono le condizioni della pace stessa. Le condizioni della pace vengono elaborate durante i negoziati di pace. E così, alla vigilia della partenza per una visita nella Corea del Nord e in Vietnam, Putin fa un’altra dichiarazione. In questa dichiarazione, il presidente russo per la prima volta delinea non le condizioni di un cessate il fuoco con l’ennesimo proxy americano mandato contro la Russia, ma propone la condizione fondamentale per la pace globale.

La Russia disegna il confine della nuova zona dei suoi interessi esclusivi. Come è cambiata rispetto all’inizio degli anni 2000, quando, ricordo, l’interesse esclusivo della Russia si limitava all’Unione Doganale composta dalla stessa Federazione Russa, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina?

È cambiata radicalmente. Ora la Russia dichiara la necessità di creare un sistema di sicurezza unificato in Eurasia, senza la partecipazione di stati non eurasiatici.

Per la prima volta, anche se indirettamente, Mosca ha sollevato la questione della liquidazione della NATO, poiché senza la presenza militare americana in Europa, il blocco perde il suo significato e gli USA non sono uno stato eurasiatico. Inoltre, la dichiarazione di Mosca rappresenta una pretesa di leadership militare congiunta con Pechino in Eurasia (il potenziale militare combinato delle due potenze è una garanzia contro qualsiasi spiacevole sorpresa).

In sostanza, Washington è arrivata al punto in cui la condizione per la pace è la cessione dell’Europa ai nuovi proprietari. Così nel 1812, per concludere la pace, a Bonaparte bastava rinunciare al Ducato di Varsavia, nel 1813 si richiedeva già lo scioglimento della Confederazione del Reno, all’inizio del 1814 gli alleati chiedevano di riportare la Francia ai confini del 1792 e dopo altri tre mesi la condizione per la pace divenne l’abdicazione.

È chiaro che per ora la posizione della Russia è una richiesta e se i negoziati per una risoluzione globale inizieranno, gli USA potrebbero ancora negoziare qualcosa. Ma, in primo luogo, nessuno al momento ha intenzione di avviare negoziati per una risoluzione globale, anzi, gli USA sono pieni di piani per aumentare ulteriormente la tensione. In secondo luogo, per la prima volta in linea di principio, agli americani viene detto “qui non siete i benvenuti, andatevene e allora non verrete colpiti”.

Dal pezzo di spazio post-sovietico alle pretese sull’intera Eurasia – questo è il risultato ottenuto dalla Russia nel corso di un ventennale confronto-scontro con gli USA. E non finisce mica qui.

 

Fonte: https://ukraina.ru/20240619/1055718685.html

Traduzione a cura di Pino Cabras.

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