Nuove sanzioni dell’Unione Europea alla Bielorussia (che minaccia per questo di chiudere il gas), improvvise esercitazioni NATO sul Mar Nero, gli USA che avvertono l’Ucraina di una probabile escalation militare russa durante l’inverno. Il fronte orientale è caldo come non mai, almeno metaforicamente, dato che in realtà fa già molto freddo.

Addirittura un alto ufficiale britannico ha ammonito ieri, domenica 14 novembre, che il rischio dello scoppio accidentale di una guerra con la Russia è ora più alto di quanto mai lo sia stato durante la Guerra Fredda.

Di freddo sono comunque morti alcuni dei migranti mediorientali che a migliaia, dopo essere atterrati in Bielorussia con regolari voli civili, cercano di entrare nell’UE ma si trovano intrappolati fra l’esercito polacco e quello bielorusso: il primo impedisce di avanzare, il secondo di indietreggiare. Il nocciolo della crisi, o almeno il grilletto che l’ha fatta detonare, sono proprio i migranti diretti in Europa: ma (sanzioni potenzialmente autolesionistiche alla Bielorussia a parte) l’UE è la grande assente di questo colossale risiko ai suoi confini.

In sostanza, gli USA hanno diffuso l’implicito messaggio che si oppongono solo ed esclusivamente all’ostensione (e all’estensione) dell’influenza militare russa nell’Europa orientale, dato che in seguito alla crisi dei migranti sul territorio della Bielorussia, strettamente legata a Mosca, sono arrivati paracadutisti russi e nei cieli bielorussi hanno volato bombardieri russi, mentre la Russia ha ammassato forze militari a ridosso del confine con l’Ucraina. Gli USA, oltre a questa opposizione di facciata, per tutto il resto lasciano l’UE al suo destino.

Non risultano infatti consultazioni fra UE ed USA per concordare le mosse di fronte alla crisi provocata dalle migliaia di migranti. Alle improvvise esercitazioni NATO sul Mar Nero non hanno partecipato gli eserciti dei maggiori Stati UE: c’erano USA, Turchia, Gran Bretagna, Ucraina (che coopera con la NATO pur non facendone parte) e, unico rappresentante UE, la modesta Romania.

La Romania è relativamente periferica rispetto alla vicenda, dato che i migranti sono diretti in Germania e semmai potrebbero passare dalle Repubbliche Baltiche invece che dalla Polonia. Però nessuno di questi Paesi ha preso parte alle esercitazioni sul Mar Nero. Ed è veramente difficile pensare che si tratti di un puro caso.

E adesso? Resta la tensione altissima sul fronte orientale. Resta l’ammonimento dell’ufficiale britannico a proposito del possibile scoppio accidentale di un conflitto. Putin ha fama di avere nervi d’acciaio: pare sia l’unica garanzia per l’UE, teatro passivo della crisi.

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