Ridurre i consumi di gas almeno del 15% fino a tutto marzo. Ce lo chiede – anzi: ce lo impone – l’Europa. Il quadro è peggiore di quello anticipato nei giorni scorsi. Soprattutto, è un quadro gravissimo per l’Italia, che ricava dal gas circa la metà della sua energia. Patirebbe un taglio del genere ben più dei Paesi – quasi tutti, nell’UE – che assegnano al gas un ruolo ridotto o addirittura marginale.  Almeno nel lettone di Putin si stava al caldo. Quello di Ursula invece è un letto di spine.

Ieri, mercoledì 20, la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha chiesto di fatto i pieni poteri in materia di gas per costringerci ad usarne di meno. E’ difficile rendere con parole diverse il senso proposta legislativa sulla “Riduzione coordinata della domanda di gas”.

E’ un salto di qualità non indifferente che sottrae ulteriori poteri degli Stati nazionali. Mai si era vista a Bruxelles una cosa del genere. Pur procedendo come un rullo compressore, la Commissione europea ha sempre usato i guanti di velluto: ed ora tira fuori il pugno di ferro.

Ci si attende che la proposta, avanzata dalla stessa Commissione Europea, sia approvata entro fine mese dal Consiglio UE. Vari Stati UE puntano i piedi e dunque sono possibili aggiustamenti nel testo definitivo.

Non risulta però che venga apertamente sollevato il problema dei pieni poteri. Il succo delle lamentele è che la Commissione Europea chiede una sorta di taglio lineare: ogni Stato deve usare il 15% di gas in meno rispetto alla media 2016-2021, indipendentemente dal maggiore o minore ruolo che il gas ha nel mix energetico nazionale,

Un taglio lineare del genere è facile per chi, come la Finlandia, ricava dal gas solo una minima parte della sua energia. Ostico per Paesi come Grecia, Spagna, Portogallo, che ne usano ben di più e che infatti, separatamente, hanno annunciato di osteggiare la proposta,  spesso richiamando questo o quel motivo legato alle loro condizioni peculiari. L’Italia, che praticamente va a gas, secondo l’Huffington Post minaccerebbe addirittura il veto.

Visti i mugugni, probabile che prima dell’approvazione definitiva verranno effettuati aggiustamenti. Tuttavia difficilmente verrà stravolto l’impianto – i pieni poteri – proposto dalla Commissione Europea. E anche se mai lo fosse, già solo il fatto di averlo messo per iscritto è una cosa mai vista prima.

I risparmi di gas chiesti dalla Commissione Europea ci spalancano davanti un’ulteriore valle di lacrime e sangue, di freddo e di buio. L’UE ha colpito la Russia con una serie di sanzioni a causa della guerra in Ucraina. Le sanzioni hanno danneggiato l’economia europea più di quella russa, e anzi la Russia è ora così forte da imporre essa stessa sanzioni all’UE attraverso il taglio del gas a Italia, Germania e altri Paesi. Si parla con insistenza di uno stop totale del gas russo nelle prossime settimane.  Fornitori alternativi non se ne trovano, o almeno non subito e non in grado di rimpiazzare una quantità significativa di gas russo.

Dopo averci cacciato in questo scenario da incubo, la Commissione Europea se n’è uscita ieri con una proposta legislativa che ingiunge agli Stati membri di ridurre volontariamente almeno del 15% (volontariamente, eh!) i consumi di gas dal primo agosto al 31 marzo.

Soprattutto, la proposta conferisce alla Commission Europea la facoltà di rendere obbligatoria la riduzione del consumo di gas (le conferisce i pieni poteri, appunto) qualora gli approvvigionamenti di gas si riducano ulteriormente o si dimostrino insufficienti. Col gas si genera anche l’energia elettrica, che dunque non scamperà al razionamento.

Le misure per ridurre il consumo di gas, recita ancora la proposta della Commissione Europea, dovranno essere essenzialmente basate sul mercato. Questo significa, fra l’altro, staccare gas (e la luce) ai cosiddetti clienti interrompibili, cioè alle aziende che hanno stipulato particolari contratti economicamente vantaggiosi. I contratti interrompibili riguardano anche attività economiche importanti per la collettività. Potranno dunque saltare, mentre altre attività non così fondamentali continueranno tranquillamente a produrre.

L’unica eccezione alla regola delle misure basate sul mercato consiste nella salvaguardia dei cosiddetti clienti protetti (famiglie, servizi sociali…)  imposta da altre leggi UE. Si tratta in realtà di una protezione piuttosto debole. Difficile pensare che non diventi obbligatorio ridurre del 15% o più, nelle case, il riscaldamento e l’uso di energia elettrica, anche se il testo UE non vi fa cenno esplicito.

La proposta legislativa che di fatto conferisce i pieni poteri alla Commissione Europea per il gas segue un iter che comporta soltanto l’approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio UE, l’istituzione che rappresenta i Governi degli Stati membri. Non viene eletto, così come non viene eletta neanche la Commissione Europea. Il Parlamento Europeo, l’unica istituzione elettiva dell’UE, non verrà in alcun modo coinvolto.

GIULIA BURGAZZI

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