Report riscrive la storia della pandemia.

Ogni anno in Italia muoiono circa 15.000 pazienti per batteri resistenti agli antibiotici. Questo dato, che è ormai tragicamente noto da tempo, si è negli ultimi anni andato a incrociare con quello dei morti durante la pandemia da Covid19.

Pertanto, riuscire a capire come i dati si siano sovrapposti, e quanto siano stati falsati l’uno dall’altro, sarebbe estremamente importante.

Sarebbe inoltre questo un modo per poter ripensare i numeri della pandemia e finalmente spiegare perché in Italia, nonostante il rigore e le restrizioni applicati, vi siano stati così tanti decessi.

L’ultima puntata della trasmissione di Rai Tre, Report, si è occupata proprio di questa singolare combinazione di eventi. Sigfrido Ranucci ha provato a ricostruire come i numeri legati ai super germi (super bugs) abbiano toccato i nosocomi italiani  proprio negli ultimi due anni.

Una conferma, benché indiretta, che questa sovrapposizione c’è stata, ed è stata fatale, giunge da un documento dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo i dati mostrati si evincerebbe che molti pazienti, giunti in ospedale con diagnosi di Covid19, avrebbero poi sviluppato infezioni nosocomiali. Su un campione di 157 pazienti, ben il 19%.

Quegli stessi pazienti quindi che avrebbero poi ricevuto un certificato di morte per Covid19, sarebbero invece morti per sepsi, in conseguenza ad una infezione non trattabile da uno o più super batteri.

Questo è il caso, ad esempio, di Pasquale Letizia, carabiniere in pensione ricoverato in ospedale con diagnosi di Covid19 nel 2021. Dopo giorni trascorsi con sintomatologia stabile, improvvisamente peggiora e si sovra-infetta con un numero imprecisato di batteri. I familiari ne contano circa sette.

Il signor Letizia muore dopo qualche giorno. Il certificato di morte riporta “morte per infezione da Sars-Cov2”.

La famiglia, che nel frattempo richiede la cartella medica del proprio caro scomparso, dopo aver letto le circa 400 pagine consegnate loro, si rende conto che il signor Pasquale è in realtà deceduto per sepsi. Ma questa non è l’unica discrepanza.

Sempre in cartella si trova anche il risultato di un tampone eseguito in prossimità della data del decesso che aveva avuto esito negativo. Pertanto, il paziente sarebbe risultato non infetto al momento della morte.

Rivedere dunque quelle cartelle ed accertare cosa davvero sia accaduto a quei pazienti durante la permanenza in ospedale potrebbe aiutare a riscrivere la storia della pandemia nel nostro Paese.

“Sarebbe un lavoro enorme”, ha detto qualcuno ai microfoni di Ranucci, “ma sarebbe altrettanto utile”. Se il problema Covid è sopraggiunto, quello dell’antibiotico-resistenza sicuramente non era scomparso nel mentre. E comunque non venivano fatte autopsie.

Claudio D’Amario, direttore generale della prevenzione presso il Ministero della Salute tra il 2018 ed il 2020, dichiara:

È stato un problema metodologico. Un problema anche che l’istituto doveva rivedere tutte le cartelle, ma era un lavoro disumano, quindi… tuttavia se andassimo a fa una revisione, il 40% di quei decessi non ha nulla a che vedere con il Covid.

Già nel 2017 l’Italia aveva ricevuto un monito durissimo dall’ECDC (l’ente europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive). L’istituzione aveva sottolineato come, seppur la resistenza antibiotica fosse un problema planetario, l’Italia detenesse a riguardo un triste primato.

In tale occasione, l’ente aveva spinto il governo italiano a far sì che venissero messi in atto tutti i meccanismi di prevenzione che avrebbero potuto individuare e prevenire il diffondersi di pericolosi focolai di patogeni praticamente incurabili.

L’allora Ministero della Salute, con a capo Beatrice Lorenzin, era impegnato a sostenere i vaccini infantili. Il problema delle infezioni contratte in ospedale invece non ricevette mai la giusta attenzione.

Da allora le segnalazioni di focolai di super bugs da parte degli enti territoriali non sono ancora divenute obbligatorie. Per questa ragione vi sono Regioni che se ne occupano con maggior zelo, e Regioni che non se ne occupano affatto. Vi sono ad esempio alcune Regioni del Sud Italia che sulla carta sembrano paradisi sanitari, mentre nella realtà semplicemente non mandano report.

Se insieme a questo quadro, già di per sé disastroso, ci mettiamo il sovraffollamento ospedaliero del 2020 e del 2021, la massiccia e prolungata intubazione dei pazienti, nonché le lunghe degenze, ecco che i dati si ricostruiscono.

La dottoressa Evelina Tacconelli, medico presso l’Azienda Ospedaliera di Verona, intervistata ha raccontato:

Se già il problema dei super batteri era presente in ospedale, potete solo immaginare cosa possa aver significato avere sovraffollamento dei reparti e dover visitare i pazienti sempre con i soliti indumenti indosso. Perché non sono tanto i patogeni respiratori a divenire resistenti, ma quelli da contatto. E non è un caso se proprio i pazienti che venivano pronati per facilitare la respirazione, alla fine erano i più soggetti alle infezioni.

La stessa poi continua affermando che siamo davanti ad un vero e proprio tsunami di dimensioni catastrofiche:

Senza copertura antibiotica, alla fine ogni intervento è a rischio, dal cesareo all’estrazione di un dente. 

Pietro La Grassa, ad esempio, è un tecnico di farmacia ospedaliera. Racconta con allarme e sincera incertezza la sua storia:

Tutto è iniziato con una semplice infezione ad una gamba. Adesso sono arrivati ad amputarmi la porzione inferiore. (…) Da aprile sto prendendo ininterrottamente antibiotici senza tuttavia avere risultati apprezzabili.

Era solo questione di tempo.

L’uso scriteriato di antibiotici, l’impiego negli allevamenti intensivi, la dispersione dei farmaci nelle acque, hanno fatto sì che il mondo al microscopio si riorganizzasse.

I microbi hanno trasformato parte del loro corredo genetico per acquisire una loro immunità ad antibiotici che una volta funzionavano perfettamente.

Cosa fare? Investire tempo e denaro in una battaglia che, se persa, potrebbe cambiare la storia ed il corso della medicina moderna.

MARTINA GIUNTOLI

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