Relazione Copasir sull’energia: rischio razionamenti e blackout. Soluzioni? Nessuna

Copasir blackout

Evoca uno spettro terribile – i “razionamenti energetici condotti a livello europeo” e i blackout – la relazione su energia e  sicurezza energetica approvata la settimana scorsa dal Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Qui il testo completo. Se di blackout europeo già si parlava, l’enunciazione ufficiale del possibile razionamento per evitarlo costituisce una novità.

Il nodo della crisi energetica in cui versano Italia ed UE è notoriamente la scarsa disponibilità di gas, il cui costo è conseguentemente diventato elevatissimo. L’aggravante sono i venti di guerra nell’Europa dell’Est. Si rischia un’ulteriore riduzione nell’arrivo del vitale gas russo.

Oscillando fra la drammatica situazione attuale e la programmazione di ampio respiro per il futuro dell’energia in Italia, la relazione del COPASIR suggerisce, sebbene implicitamente, due scenari che costituiscono altrettanti vicoli ciechi.

Il primo scenario è la garbata insistenza sul nucleare di quarta generazione, che piace al ministro Cingolani. Il COPASIR trascura un piccolissimo particolare: il nucleare di quarta generazione semplicemente non esiste.

Il secondo vicolo cieco riguarda il gas. La relazione COPASIR ne certifica l’importanza. Specifica che il gas utilizzato dall’Italia proviene quasi tutto dall’estero: per l’80% arriva via gasdotto e per il resto come gas liquefatto e trasportato via nave. Ne dettaglia la provenienza: 49% dalla Russia, 14% dall’Algeria eccetera. Dice che gli stoccaggi italiani sono pieni al 75%, contro una media europea – quest’anno bassissima ed in ulteriore riduzione – del 65%. Una buona notizia? No… In base alle regole UE (anche questo è nella relazione), in caso di scarsità bisogna spartire le scorte con i Paesi vicini.

Soluzioni per tenere a galla l’Italia? Solo quella di “valutare l’ipotesi” di raddoppiare l’estrazione di gas italiano (da 4,5 a 9 miliardi di metri cubi all’anno), per “ridurre le tensioni sul mercato” e fare diminuire i prezzi. Una soluzione utile quanto applicare una pomata su una gamba di legno.

In base alle regole UE, l’intera UE costituisce un unico grande mercato. Il protezionismo non è contemplato. Come tenere in Italia il gas estratto in Italia? L’aumento dell’estrazione italiana e la conseguente eventuale diminuzione dei prezzi, semmai, andrebbero proiettati sull’intero mercato europeo.

Gli ipotetici 9 miliardi di metri cubi estratti annualmente in Italia sarebbero una goccia nel mare dei 470 miliardi di metri cubi che costituiscono il fabbisogno annuo dell’Unione Europea. Il dato è riferito al 2019 pre-Covid: nel 2020 i lockdown hanno abbassato il consumo.

E in ogni caso, quanto gas c’è nel sottosuolo dell’Italia e, se riuscissimo a tenercelo, per quanto tempo sarebbe sufficiente al consumo nazionale? Questi dati non sono nella relazione COPASIR. Tocca cercarli.

Secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, nel sottosuolo italiano le riserve certe di gas ammontano a 45,7 miliardi di metri cubi, più altri 45,9 miliardi probabili e 19,9 solo possibili. Il consumo nazionale annuo (sempre dati 2019 pre-Covid) è pari a 70,3 miliardi di metri cubi.

E’ impensabile estrarre di botto tutto il gas italiano. Non a caso il COPASIR parla solo di raddoppiare l’estrazione attuale. Ma se anche se riuscissimo ad estrarre subito e a tenere in Italia il gas autarchico, se anche considerassimo quello la cui esistenza nel sottosuolo è solo probabile, in poco più di un anno lo finiremmo tutto. Eppure di fronte al blackout che incombe il  Copasir non ha altro da dire.

GIULIA BURGAZZI

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