Oggi è una giornata buia per la democrazia: il flop del referendum sulla giustizia non cambia nulla lasciando fondamentalmente le cose come sono: hanno vinto gli assassini di Enzo Tortora, le toghe politicizzate, un sistema marcio che ha distrutto vite e aziende come già denunciava in tempi non sospetti il grande Indro Montanelli. Non è cambiato nulla in parte perché la politica, in particolare il PD che ha fatto della magistratura il suo braccio armato, ha fatto di tutto per boicottare e in parte, va detto, per l’assoluta incoscienza del popolo italiano che dovrebbe rivedersi un vecchio film di Alberto Sordi, “Detenuto in attesa di giudizio” per capire cosa ti può accadere se gli impunibili magistrati ti toccano anche se sei innocente.

Ma la faccenda referendum è stata ulteriormente inquinata dai fatti di Palermo dove diversi cittadini sono stati rimandati a casa perché le sezioni non erano pronte. Ed ecco che arriva l’ineffabile Paola Taverna, una carriera dal mercato del pesce alla vicepresidenza del Senato (ah, la meritocrazia…) che tira fuori uno dei cavalli di battaglia dei progressisti: il voto elettronico.

“Mi sembra una follia: i cittadini che si recano ai seggi a votare vengono rimandati a casa perché le sezioni elettorali non sono pronte. Nel 2022! Uno dei più sacri diritti, quello del voto, va a farsi benedire senza scusanti”. Uh, che nobili parole cariche di spirito civico. Ed ecco il rimedio: “Bisogna al più presto porvi rimedio perché è impensabile che in futuro possano ripetersi episodi antidemocratici come quelli che si stanno verificando in queste ore soprattutto a Palermo. Come? Semplice: attraverso il voto elettronico“.

Uh, che ideona. D’altronde non poteva che arrivare da una del Movimento Cinque Stelle, gente che farebbe tutto elettronico. Il voto elettronico è ad altissimo rischio brogli e non lo diciamo noi, ma Agenda Digitale. E porta un esempio che oggi viene considerato negativo da tutti, la Russia, perché si è parlato di brogli nelle elezioni parlamentari russe del 2021 dove il Partito Comunista denunciò brogli proprio sul voto elettronico a Mosca. Ricordiamo che Russia Unita ottenne una maggioranza tale da poter cambiare la Costituzione.

Combattiamo la Russia e ci avviamo sulla stessa strada politica? Parrebbe di sì, tralasciando l’ingeneroso paragone tra uno che nel bene e nel male resterà nella Storia come Putin e un miserabile burocrate come Draghi. Il Partito Democratico, che esulta per il flop del referendum che gli lascia mano libera nell’uso politico della giustizia, qualora arrivasse il voto elettronico potrebbe usare proprio quei sistemi che arrivano da una nazione di cui parla male un giorno sì e l’altro sì. Le Taverne e i Di Maio, consapevoli di rischiare di tornare in quel nulla dal quale sono arrivati, si adegueranno.

Al di là del voto l’agenda elettronica è oramai lo strumento che lo Stato italiano sarà intenzionato ad usare per imporre un controllo orwelliano. Se la Russia, dove comunque il controllo digitale non era così forte almeno prima della guerra e dove tuttora la maggioranza dei russi sfugge al controllo sui social, può essere configurata come autoritarismo, l’Italia si avvia a diventare un totalitarismo, con un controllo stringente sul cittadino tramite il digitale.

E sulla questione elettorale è ovvio quello che si prepara: un grande partito egemone che non deve perdere mai il potere e altri partiti “di opposizione” che siano, o semplice opposizione controllata, o che comunque non possano mai sperare di vincere le elezioni, giusto per dare una parvenza formale di democrazia (esattamente la situazione russa). E il voto elettronico permette di imbrogliare i dati facilmente.

I fatti di Palermo sono il più classico degli “incendi del Reichstag”: si crea una situazione grave e si dà la soluzione che, ovviamente, è quella che conviene al Potere. Bisognerebbe avere un po’ di conoscenza storica per evitare di caderci.

ANDREA SARTORI

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