Rai Way è una sigla che a molti dei nostri lettori non dirà nulla, eppure si tratta di uno dei pochi asset strategici ancora in mano allo Stato italiano, che possiede le torri di trasmissioni per i segnali della radio e della televisione pubblica italiana.

In sostanza la società controlla una delle infrastrutture digitali strategiche, anche dal punto di vista della sicurezza nazionale, ossia quella che consente la diffusione dei programmi radiotelevisivi, e svolge per le comunicazioni lo stesso ruolo che le autostrade svolgono per il traffico automobilistico o la rete elettrica per l’energia.

Rai Way è una società per azioni la cui maggioranza per legge deve rimanere in mano alla Rai Spa.

Fu il governo di Matteo Renzi a stabilire con un apposito decreto del 2014, quando Ray Way fu quotata in borsa, che il 51% delle azioni dovessero rimanere in mano allo Stato, in quanto società di interesse nazionale, rendendo quindi possibili acquisizioni o Opa ostili come quella che Berlusconi tentò nel 2015 con la sua Ei Towers, scontrandosi però proprio con la legge varata da Renzi.

Ma a sorpresa e senza alcuna trasparenza il “governo dei migliori” di Mario Draghi ha firmato il Dpcm che autorizza Rai a scendere sotto il 51% nell’assetto proprietario di Rai Way.

E gli esperti analisti delle principali banche, da Intesa San Paolo a Banca Akros, accolgono con giubilo la notizia e prevedono una prossima fusione tra l’ex società pubblica delle torri televisivi e la berlusconiana Ei Towers, che darebbe vita a un polo integrato che, secondo Giovanni Ferigo, amministratore delegato di Inwit, potrebbe puntare all’acquisizione di altre società europee grazie alla liquidità proveniente dalla vendita delle azioni.

In pratica, grazie a Draghi, a gestire e possedere le torri indispensabili a tramettere le informazioni in Italia, non sarà più lo Stato ma un gruppo privato a vocazione continentale. Persino tra i partiti di governo le reazioni sono indignate.

“Non c’è ‘governo dei migliori’ che tenga, di fronte alla Rai tutti gli esecutivi sbandano. Se fosse confermato quanto anticipato, saremmo di fronte a un provvedimento grave, senza alcuna trasparenza e senza che sia stato detto a cosa debbano servire questi soldi in più che arrivano nelle tasche della Rai”, ha scritto Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, su Facebook, aggiungendo che  “La garanzia che le torri restassero un bene pubblico, posta da Renzi nel 2014, sarebbe quindi stata cancellata senza alcuna rassicurazione sulla destinazione di questo patrimonio. Una pagina pessima, verificherò se ci sono strumenti parlamentari o di altro tipo per bloccare questa decisione”.

Anche Gasparri, del centrodestra, è in linea con il deputato renziano; Il senatore di Forza Italia sostiene infatti che “perdere il controllo delle torri di Rai Way sarebbe veramente una sciocchezza da parte del servizio pubblico radiotelevisivo”.

”Sbagliata e assurda la scelta di Draghi di dare la possibilità alla Rai di scendere sotto il 51% di proprietà di Rai Way”, rincarano la dose Daniela Santanchè e Federico Mollicone, parlamentari di Fdi e componenti della commissione di Vigilanza. “In uno scenario di rischio come quello attuale, dove le infrastrutture divengono cruciali per la sfida globale, non si svendono impianti strategici ed eccellenze tecnologiche”.

Sul piedi di guerra è anche l’Usigrai: “Qual è il motivo della decisione del governo su RaiWay? Perché il governo apre alla possibilità che la Rai perda il controllo delle proprie torri di trasmissione?”, chiede il sindacato in una nota. “Rispetto a un asset strategico per l’azienda di Servizio Pubblico il governo ha il dovere di spiegare le ragioni di questa scelta. Prima di mettere in mani private un patrimonio pubblico di questa portata il Governo deve dire qual è il progetto strategico per il sistema paese rispetto al tema delle torri di telecomunicazioni e trasmissione. Ad oggi sembra solo un modo per consentire all’Ad della Rai di fare cassa con una nuova ondata di vendita”.

Insomma ancora una volta Draghi fa il suo mestiere, svendere il patrimonio pubblico italiano a privati, nazionali ed esteri, senza considerare minimamente l’impatto sul sistema Paese della rinuncia ad asset strategici vitali.

ARNALDO VITANGELI

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