San Francesco, profeta del pauperismo e patrono universale della generosità umana, ci insegna con l’esempio diretto che ricchezza e filantropia sono due grandezze inversamente proporzionali. Egli, prima di farsi filantropo, s’è spogliato d’ogni avere privato poiché aveva ben chiaro quanto generosità e altruismo si dimostrino con il lavoro e con l’azione, non con comode elargizioni frutto di chissà quali intrallazzi familisti o politici.

L’attuale establishment finanziario mondialista (con la collusione potentemente mediatica d’un pontefice che non a caso usurpa il nome del Santo povero) punta a stravolgere il messaggio francescano basato su spiritualità e sacrificio, trasformandolo in un sostanziale e prosaicissimo invito al voto di scambio.

Un andazzo tipicamente feudale ove il benessere del cittadino, anziché imparziale dovere giuridico dello Stato, resta appannaggio discrezionale del signorotto di turno. Ed è qui che casca l’asino: finché è l’ordinamento statuale a sovrintendere gli apparati assistenziali, va da sé che a beneficiarne resterà il popolo; al contrario, se tale dovere etico dello Stato viene a bella posta trascurato da chi governa e lasciato alla mercé di miliardari apolidi e mondialisti, questi ultimi elargiranno benefici secondo parametri del tutto discrezionali che certo prescinderanno da valutazioni oggettive come prossimità e diritto.

Già, perché li chiamano “filantropi”: ma etimologia vorrebbe che il filantropo, amando l’essere umano in quanto tale, non discriminasse il terremotato italiano che muore assiderato in roulotte a favore del migrante che sbarca a Lampedusa con i-phone e barboncino (come invece avviene).

Al contrario, i filantropi di cui vagheggiano i media mainstream sembrano essere caratterizzati dall’assoluta mancanza di eterogeneità d’azione e di pensiero: da Gates a Soros e da Rockfeller ad alcune teste coronate, essi sono tutti globalisti, tutti progressisti, tutti sostenitori se non rappresentanti diretti delle sinistre internazionaliste, tutti foraggiatori di ONG e tutti sacerdoti del culto vaccinista. Sono tutti frequentatori dei medesimi circoli di potere, tutti amici di questo papa, tutti coccolatori di Greta, tutti favorevoli al 5G, tutti ostili a Trump e a qualsiasi movimento sovranista europeo.

Strano, eh?! Nessuno di essi che incentivi le economie nazionali, la scuola, la sanità  e la previdenza del proprio paese; nessuno che investa denaro per eliminare fame e siccità là dove tali carenze generano emigrazione (che invece, puntualmente, sfruttano). Nessuno di loro che si impegni a finanziare la sanità pubblica, invece dei soliti vaccini prodotti dalle solite case farmaceutiche amiche dei soliti amici.

E allora, anziché “filantropi”, questi  finanziatori del globalismo, chiamiamoli col nome che meritano. Su, che di fantasia ne avete anche voi!

HELMUT LEFTBUSTER

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