Sostieni il canale
1.534 di 2.000 sostenitori questo mese 76%
Dona
Salta al contenuto principale

Visione TV

a
Approfondimenti9 Agosto 2024

Quando il problema vero non è il binarismo

Pino CabrasDi Pino Cabras·617 contenuti pubblicati
Ingrid Atzei analizza il dibattito sul binarismo e non binarismo nelle Olimpiadi, evidenziando la questione del doping. Si discute anche dell'identità di genere e dei livelli di testosterone delle atlete intersex, ponendo interrogativi sulle regole del CIO.
Punti chiave
  • Il dibattito si concentra su atlete intersex come Imane Khelif e Lin Yu Ting.
  • La presenza del cromosoma Y non determina automaticamente l'identità di genere femminile.
  • Il doping è un tema centrale, con livelli elevati di testosterone considerati problematici.
  • Il CIO non prevede test per la presenza del cromosoma Y nelle atlete.
  • La fluidificazione dei generi rischia di oscurare la questione del doping nello sport.
L'articolo

di Ingrid Atzei.

 

Pubblicità

Mi permetto, a mente fredda, di entrare nel dibattito sul delicato tema del binarismo/non binarismo nelle Olimpiadi in corso. Lo faccio partendo da un insegnamento, in buona sostanza kantiano, che ho ricevuto fin da bambina: quando non trovi una risposta è la domanda a non essere corretta.

Nel caso specifico, la domanda che ha infiammato, e che tuttora infiamma, i dibattiti sull’incontro di pugilato tra l’algerina Imane Khelif e l’italiana Angela Carini, o tra la taiwanese Lin Yu Ting e la bulgara Svetlana Kamenova Staneva, è se sia giusto o meno che contro una donna gareggi una pugile intersex (che già, detto così, è tutto un programma).

Chi sostiene di sì, lo fa in virtù del fatto che le due atlete intersex hanno sempre gareggiato come donne; della Khelif sappiamo pure che, in passato, non ha mai brillato granché ed è stata anche battuta. Inoltre, non mancano nella storia olimpica casi controversi; addirittura, casi di atlete che hanno finito per contrarre matrimonio in qualità di marito, come Leon Caurla, velocista francese nata Lea. Evidentemente, in questo caso, transessuale. Furono proprio i casi controversi a far decidere al CIO che a determinare l’assegnazione di genere agli atleti non fossero test specifici ma i dati registrati all’anagrafe.

Chi sostiene di no, lo fa adducendo in ordine sparso cromosoma Y, intersessualità, transessualità e livelli elevati di testosterone da imputare a queste condizioni che, pertanto, confermerebbero l’identità di genere maschile delle atlete. Si noti che, in sindromi specifiche, la presenza del cromosoma Y non consente mai di classificare la sindrome come femminile, né nel caso di Klinefelter (XXY), né nel caso di Jacobs (XYY), né nei casi ancora più complessi come XXXY o XXYY, né nelle forme di mosaicismo che coinvolgano un cromosoma Y, ovvero quelle condizioni a tutti gli effetti intersessuali e che possono risultare in un fenotipo tanto maschile quanto femminile.

Per completezza, diciamo che esistono anche sindromi femminili caratterizzate dalla presenza di cromosomi X sovrannumerari. Solo X. E, ancora, ricordiamo che in un tipo particolare di mosaicismo solo femminile, quello della Sindrome di Turner, il connotato riconoscibile è un X parzialmente o totalmente sottonumerario. Quando parliamo di connotato riconoscibile, in questi casi, intendiamo riconoscibile a livello di cariotipo, altrimenti detto test cromosomico. Invece, a livello fenotipico ovvero, con una sintesi tanto ampia quanto vaga, a livello apparente tutte le variazioni a carico dei cromosomi sessuali possono manifestarsi con quadri molto differenti tra loro.

Ciò detto e a dirla tutta, la presenza del cromosoma Y nelle due atlete è stata confermata dall’IBA – International Boxing Association – della quale è presidente l’oligarca russo Umar Kremlev. Ma essendo costui definito “amico di Putin”, la domanda sorge spontanea: l’IBA potrà mai dire qualcosa di vero? La risposta, come immaginerete, è no per definizione; che domande! Ma potremmo almeno, partendo da ciò che ci dice, stimolare un dubbio? Eh, così sarebbe incaponirsi; scocciatori e pure insensibili! Che dubbi volete stimolare? Niente dubbi! E poi l’IBA non è più riconosciuta dal CIO. Non è più riconosciuta dall’anno scorso. Guarda te, alle volte, il tempismo del Fato.

Tuttavia, tornando al punto e coincidenze a parte, rimane nei curricula delle due atlete la pregressa carriera pugilistica come donne e la loro bio da femminucce testimoniata anche da foto. Insomma, diciamocelo, puntare sul genere non giova granché al dibattito in corso. Né è d’aiuto il tentativo di sensibilizzazione delle atlete che fanno con le mani il gesto del cromosoma X. Di Y nella carta d’identità non ce n’è traccia. Perciò mute si deve stare… a prenderle di santa ragione.

In effetti, permettetemi di fare questa considerazione: il problema vero non è se tali atlete siano geneticamente uomo o donna; se fossero uomini, loro e chi, eventualmente, le coprisse non starebbero rispettando le regole, ancora valide, che consentono competizioni solo uomo-uomo e donna-donna e che non normano i casi dubbi. Dunque, dal momento che la biografia le connota, o le connoterebbe, come XX, né sono noti trattamenti volti a modificarne i connotati sessuali, qualunque eventuale Y, non comprovabile oltre ogni ragionevole dubbio, non gioverebbe al dibattito, essendo – ribadiamolo – solo la carta d’identità il parametro preso in considerazione dal CIO. Una cosa, tuttavia, pare non essere mai stata smentita, ovvero i livelli fuori norma di testosterone. Naturali o indotti non ha importanza; se sono fuori norma, offrono un vantaggio fisico all’atleta e non si discute. A breve ci torneremo.

Ora, il testosterone è un anabolizzante; dei livelli elevati denunciano una condizione di doping. Ed ecco la domanda corretta: il doping è ammesso ai fini di una competizione sportiva equilibrata? La risposta è no. Ed è “no” anche per il CIO. Dunque, le due atlete non dovrebbero affatto gareggiare. Fine del dibattito.

Invece, cosa succede? Che si orienta forzatamente il confronto/scontro sull’opportunità o meno della partecipazione alle competizioni olimpiche delle atlete non binarie. L’universo non binario è un universo non noto, una sorta di Limbo, che ha la propria ragion d’essere nel fatto che non è né Paradiso né Inferno. Un luogo di transizione. Si chiama in causa questo interspazio per far soccombere in incipit chi lega testosterone e cromosoma Y. Ecco perché io direi: teniamoli slegati nel dibattito.

Anche perché, come abbiamo accennato, questo interspazio è assai variegato e diventa difficile pure ipotizzare Olimpiadi solo per intersex. Sebbene nient’affatto impossibile, in linea teorica. E questo è senz’altro uno dei temi che emergerebbe se la domanda fosse posta correttamente; dal momento che, come spiegherò in seguito, qualcuno sta lavorando affinché esistano solo competizioni ascrivibili ad un interspazio generato ad arte. Pertanto, orientarsi su Olimpiadi “solo per”, rischia di far perdere d’importanza la condizione di doping che, invece, non deve finire per essere considerata una condizione normale. D’altra parte, stare focalizzati sul Limbo, è un tentativo per costringere in un vicolo cieco chi nel binarismo riconosce un ordine di natura, dal momento che il messaggio che si vuol far passare è “2 non basta più e te lo stiamo dimostrando con questi casi”.

Allora, ribadisco, la domanda da dibattito non dovrebbe essere se Imane Khelif o Lin Yu Ting siano maschio o femmina; dal momento che il CIO, abilmente, se ne lava le mani non prevedendo più test per verificare la presenza del cromosoma Y, fatto che leverebbe ogni sacrosanto dubbio. Il quesito vero è se presentano livelli di testosterone da considerarsi dopanti. Questo perché hanno, come detto, una storia sportiva da atlete donne e, almeno di non scoprire che hanno sempre mentito e, prima di loro, lo hanno fatto le loro famiglie e i loro coach, non si può considerarle maschi sulla base delle regole del CIO (neanche a dirlo, il tema del tornare alle origini del regolamento aprirebbe un dibattito ulteriore). Da notare che scoprire che qualcuno ha mentito, renderebbe il rifiuto dei soldi offerti alla Carini dall’oligarca russo una beffa in aggiunta al danno.

A parte questo; perché, però, io insisto sul doping? Perché, nel mondo globalizzato, la fluidificazione dei generi pare essere considerata una via giusta e contrastarlo fissandosi sul binarismo rischia di far perdere di vista la dicotomia di genere. Lo so, sembra un controsenso ma, tra breve, mi spiegherò meglio partendo da una strategia di marketing che sembra lontanissima dai casi in oggetto e che, tuttavia, non lo è. Il binarismo focalizza l’attenzione tra XX e XY; invece, il problema è dicotomico. Ovvero, in tutti i casi in cui è presente il cromosoma Y, o si tratta di un uomo o ci troviamo di fronte ad una sindrome maschile; in assenza del cromosoma Y siamo sicuramente davanti ad una donna. In questo caso, livelli alti di testosterone, oltre quelli riconducili all’allenamento e, quindi, “temporanei”, non sono giustificati e/o giustificabili.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’annunciata strategia di marketing, quella del desease mongering. Questa è una tecnica di allarmismo sanitario ben nota messa in campo dalle case farmaceutiche per “ammalare i sani”. Molto semplicemente si prendono dei parametri fisiologici umani nella norma e se ne modifica il range in modo da far sì che valori di colesterolo, oppure di glicemia, in precedenza da non attenzionare, siano da intendersi come scompensati. Vale lo stesso per caratteristiche di personalità da sempre note, come la timidezza, che finiscono per divenire disturbi d’ansia e, inquanto tali, da curare.

Ora che vi ho detto questo, tornate sul caso delle atlete con livelli alti di testosterone. Se non si contesta questa condizione specifica e si punta al binarismo, potrebbe andare a finire che, nel nostro mondo iper-inclusivo, per considerare le atlete in grado di competere, serviranno strutture fisiologicamente sempre più assimilabili a condizioni d’intersessualità, e là passerà pure il cromosoma Y certo ma non sarà una condizione necessaria. Infatti, a quel punto, le differenze di prestazione tra uomini e donne si saranno notevolmente ridotte. Si tenga conto che livelli troppo elevati di testosterone hanno conseguenze affatto indifferenti sulla salute; quindi tanto oltre non ci si può spingere. Di qui, ancora una volta, la necessità di assumere ulteriori farmaci per limitare o contenere i danni ma anche, di qui, il rischio elevatissimo di conseguenze molto gravi.

Date queste condizioni, potremmo ritrovarci con la promiscuità sportiva totale e pure, per beffa, che gli atleti geneticamente maschi si ritroverebbero a dover diminuire i loro livelli di testosterone o, quantomeno, dovrebbero porsi un limite di dopaggio più stringente rispetto a quello delle donne. Se lo scenario che vi state figurando nella mente vi risulta equivoco è perché lo è. Doping e fluidificazione diverranno la normalità nello sport. Se il problema che la dicotomia di genere non basta più è presente con tanta irruenza oggi è perché si sta tentando di veicolare l’idea che la coincidenza tra sesso genetico e sesso fenotipico sia un’evenienza tra le tante. Ma la verità non è questa ed affermarlo non è discriminatorio, semplicemente descrive una condizione di natura.

Al netto di varianti in merito alle quali potremmo interrogarci sulle funzioni in relazione alla specie, o di retaggi di tentativi/mutazioni messi in campo da madre natura e non andati a buon fine e, ancora, veri e propri errori genetici, la Natura ha eletto come condizione ottimale per la perpetuazione della specie la coincidenza di cui sopra. Cosa ci dice che la Natura ha compiuto questa scelta? Banalmente, la frequenza con la quale tale coincidenza si presenta; la quale, nient’affatto secondario, consente proprio – fatti salvi casi disfunzionali – di perpetuare la specie. E non chiediamoci, oziosamente e tanto per far polemica, chi ha detto che la specie deve perpetuarsi, perché altrimenti non avrebbe senso parlare di evoluzione.

Dunque, tutte le eccezioni alla coincidenza, proprio in quanto eccezioni, confermano la regola. Mica perché esistono le eccezioni neghiamo le “regole”. Né per questo neghiamo le eccezioni; banalmente non le rendiamo normalità. E questo non si chiama discriminazione ma obiettività. Ovvero, se rendere l’eccezione normalità fosse un modo sensato di procedere, siccome esistono persone con un quoziente intellettivo elevatissimo, i cosiddetti geni, ne deriverebbe che dovremmo essere tutti dei geni. E siccome essere tutti dei geni è un’impresa tosta, che facciamo, passiamo all’eugenetica? Una bella eugenetica omologante che ci salva dalle eccezioni: né mediamente intelligenti – ché, a ‘sto punto, la media diverrebbe eccezione – né troppo poco. Insomma, se ci fa comodo c’inventiamo degli standard modificando a piacimento parametri ordinari, ordinati e naturali; e, se non ci fa comodo, gettiamo da un dirupo tutti i pezzi che non sono da 90. O da 100, esageriamo.

Il fenomeno al quale stiamo assistendo è, dunque, lo stesso al quale ci hanno abituati con la dichiarata pandemia. Vi ricordate? Esistevano solo i malati e i non sani. In questo caso, esisteranno gli intersex e i non binari. Ovvero solo eccezioni. Questo sarà l’effetto ultimo di quello che potremmo definire uno standardization mongering – o performance medicine nelle parole di Aron Ping D’Souza – con il quale, bandita la normalità, si potrà competere solo alterando le proprie condizioni fisiche. Dunque, l’eugenetica futura dipenderà dal valore assegnato arbitrariamente a quell’eu ma non una volta per tutte… piuttosto, di volta in volta, in base alle esigenze del mercato. Che, per definizione, non segue standard salutari. Questo è, in effetti, il mondo sportivo immaginato dal visionario – non uso a caso il termine – australiano poco sopra citato, orgogliosamente gay,[1] che, per il 2025 – guarda sempre il Fato, alle volte – vorrebbe sostituire il vecchio schema olimpico con gli annuali Enhanced Games, ovvero competizioni sportive tra atleti dopati, in particolare facendo uso della TRT (Terapia Sostitutiva con Testosterone).[2]  Benvenuti nel futuro dello sport senza divertimento.

NOTE:

[1] Queste sono le sue esatte parole riportate nell’intervista curata da Matt Hardy che trovate qui https://www.cityam.com/enhanced-games-president-likens-doping-to-being-gay-50-years-ago/

[2] Per chi volesse approfondire, consiglio l’articolo di Dario Saltari, pubblicato a marzo di quest’anno, che trovate qui https://www.ultimouomo.com/enhanced-games-cosa-sono-olimpiadi-doping-permesso-legale-aron-dsouza-chi-e e il sito ufficiale degli Enhanced Games https://enhanced.org/ che ha come motto The race for superhumanity is on.

Pino Cabras
AUTORE
Pino Cabras
★ Sostieni il giornalismo indipendente

Hai trovato valore in questo video?
Aiuta a tenere viva questa voce indipendente.

Visione TV non ha investitori né sponsor. Esiste solo grazie ai sostenitori. 25€ al mese — meno di un caffè al giorno — per garantire un'altra settimana di lavoro indipendente.

★ Diventa sostenitore
📚 Lettura consigliata · Visione Editore
Contro Natura - Visione 12/2024
Contro Natura - Visione 12/2024
Perché leggerlo: Il libro sfida l'ideologia gender e analizza la centralità della persona umana, temi rilevanti nel dibattito su binarismo e identità di genere.
Scopri il libro →

Discussione

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Geopolitica e informazione libera. Una televisione indipendente sostenuta da chi la guarda.

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Sostieni Visione TV