Quando il Corriere raccontò la vittoria tedesca in Normandia

Credere o non credere ai giornali? Questo è l’amletico dilemma. Durante la prima fase della pandemia non pochi hanno messo in dubbio che il conteggio giornalistico dei morti di Covid corrispondesse alla realtà. Altri invece davano per scontata la veridicità delle ricostruzioni di stampa.

In Italia il quotidiano più noto è “Il Corriere della Sera”. Lo storico giornale di via Solferino è sempre stato l’organo governativo per antonomasia. Quindi, essendo governativo, non possiamo stupirci di alcune prime pagine che oggi consideriamo vergognose, come quella sull’approvazione delle Leggi  Razziali volute dall’allora governo Mussolini o per titoli che oggi ci suonano tragicamente ridicoli come quella sulla dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940. Le Leggi Razziali erano, come dice la parola, leggi dello Stato, non dpcm o decreti legge, e figurarsi se un giornale governativo si poteva permettere un taglio critico. Ma i titoli su cui vale la pena riflettere sono quelli di guerra. Il caso più emblematico è riguarda lo sbarco in Normandia. Il Corriere della Sera si spinge a cercare di nascondere sotto il tappeto quella che la Storia si incaricherà di accertare come la realtà dei fatti.

Il 7 giugno del 1944 quindi il principale quotidiano d’Italia esce con questo titolo: La massa di fuoco della difesa germanica batte le unità alleate sulla costa della Normandiae prosegue raccontando la favola dei paracadutisti alleati annientati e delle forze angloamericane ricacciate in mare.

Ma se la prima pagina sullo sbarco in Normandia resta quella più “famigerata” non si possono tacere i toni trionfalistici del Corrierone sulla disgraziata campagna greca o sulla sconfitta, gloriosa ma pur sempre sconfitta, di El Alamein. Qui non è più propaganda, ma totale rovesciamento di realtà fattuali.

Altri tempi, si dirà. C’era una dittatura. Ma come sta oggi la libertà di stampa in Italia? Non gode di ottima salute, a giudicare dal report di Reporter sans Frontiéres per il 2021 che classifica l’Italia al quarantunesimo posto per la libertà di stampa. Notiamo che al trentasettesimo posto c’ è il Burkina Faso e al trentottesimo il Botswana. In tempi molto più recenti rispetto al fascismo c’è stato il caso delle foto delle “fosse comuni” di Gheddafi diffuse dalla stampa italiana e non solo e poi rivelatesi un falso.

Anche in questo momento di “guerra al virus”, allora, le notizie ufficiali sono da prendere con le molle come ottant’anni fa? A giudicare dalla situazione politica, le similitudini sono parecchie.

ANDREA SARTORI

Visione TV

Visione Tv nasce per difendere la libertà di pensiero e di espressione oggi più che mai minacciata dal pensiero unico imposto da un sistema mediatico prevalente che ha perso il senso del limite e della misura

View all posts

Sostieni Visione TV

2.178 of 2.000 donors
Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Totale Donazione: €25,00 mese