Mosaico, la rassegna stampa internazionale del 21 settembre 2022:

Il contesto geopolitico attuale è caratterizzato da tensioni crescenti tra Russia e Occidente, accentuate dall'annuncio di referendum nelle regioni russofone di Lugansk, Donetsk e Kherson, che mirano all'annessione a Mosca. Questi referendum, previsti tra il 23 e il 27 settembre 2022, sono stati definiti dai leader occidentali, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, come una provocazione e un tentativo di aggressione imperialista. Macron ha descritto l'iniziativa come una "parodia della democrazia", sottolineando l'impossibilità di riconoscere i risultati di tali votazioni in territori segnati da conflitti e bombardamenti.
In questo scenario, Vladimir Putin ha dichiarato una mobilitazione parziale delle forze armate russe, con l'intento di arruolare circa 300.000 riservisti. Questo passo è visto come una risposta diretta alla crescente pressione militare e diplomatica da parte dell'Occidente, che sta intensificando il suo supporto all'Ucraina. Putin ha avvertito che qualsiasi attacco sul territorio russo sarà affrontato con la massima severità, esprimendo la disponibilità della Russia a utilizzare tutte le armi necessarie per difendere la propria sovranità.
Le reazioni internazionali a queste manovre sono state rapide e critiche. Macron ha esortato la Russia a ritirarsi dai territori occupati e ha denunciato il ritorno a un'epoca di imperialismo. Allo stesso modo, Scholz ha dichiarato che i referendum non saranno accettati e non hanno validità secondo il diritto internazionale. Tuttavia, vi è un'ironia evidente in queste affermazioni, poiché la Francia e la Germania hanno storicamente avuto le loro politiche coloniali e imperialiste, in particolare in Africa, dove la Francia continua a esercitare un'influenza significativa attraverso il franco CFA, una moneta che vincola le ex colonie a depositare una parte delle loro riserve presso il tesoro francese.
Il sostegno militare degli Stati Uniti all'Ucraina continua a crescere, ma si osserva una diminuzione degli aiuti da parte dei principali paesi europei, creando preoccupazioni riguardo alla sostenibilità di tale supporto nel lungo termine. L'analisi del New York Times evidenzia come la crisi energetica stia influenzando la determinazione europea a sostenere l'Ucraina, con l'aumento dei prezzi dell'energia che potrebbe minare il consenso pubblico e politico in Europa. Questa situazione rende il futuro del conflitto ancora più incerto, con la Russia che sembra intenzionata a sfruttare le debolezze economiche degli stati europei per indebolire il loro sostegno all'Ucraina.
In sintesi, la mobilitazione di Putin e i referendum nelle regioni russofone rappresentano un'escalation significativa nel conflitto russo-ucraino, in un contesto di tensioni geopolitiche globali. Le reazioni dei leader occidentali evidenziano la complessità della situazione, in cui le storie coloniali e le attuali politiche di potere si intrecciano, rendendo difficile trovare una soluzione pacifica e duratura al conflitto.
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