Sono anni che vengo invitato in scuole e atenei per parlare del mio lavoro. L’ho fatto sempre con grande piacere e a titolo assolutamente gratuito. Ogni volta ho ricevuto attestati di stima per la qualità del mio lavoro e parole di gratitudine per aver aperto una finestra su un conflitto del quale non si sapeva assolutamente nulla.
Ovviamente non per colpa mia, ma a causa di un mondo dell’informazione che per anni ha preferito non raccontare dell’aggressione ai danni delle popolazioni russofone del Donbass.
E’ difficile passare per vittime comportandosi da carnefici.

Qualche settimana fa ho ricevuto un invito per andare a parlare in un liceo milanese e come sempre ho accettato di buon grado.
Dato il clima da caccia alle streghe, questa volta avevo posto una condizione, ovvero che ci fosse accordo con il collegio docenti e con i rappresentanti dei genitori e degli studenti.
A pochi giorni dall’incontro la preside del liceo mi ha informato di una lettera firmata da circa sessanta insegnanti nella quale si chiedeva di annullare l’incontro. La preside mi aveva comunque confermato la sua ferma volontà di mantenere fede all’impegno.
A questo punto ho chiesto al dirigente scolastico se non fosse il caso di incentrare la conferenza sulle motivazioni di quella lettera, ma alla fine abbiamo convenuto che forse sarebbe stato meglio soprassedere e di attenerci al programma originario, ovvero parlare ai ragazzi dei linguaggi del reportage: fotografia, videomaking e scrittura creativa.

Il risultato di tutto questo balletto è stato che ieri mattina mi sono alzato presto, mi sono messo in auto con un caldo infernale, sono arrivato al liceo e l’aula magna era praticamente deserta (se non sbaglio erano presenti soltanto due classi).
Appena mi sono seduto è andata via la corrente in tutto l’istituto e non ho potuto proiettare il materiale che avevo preparato.
Alcuni docenti bisbigliano con gli studenti in fondo alla sala criticando quanto detto, ma senza intervenire pubblicamente quando viene aperto il contraddittorio.

Oggi la questione è finita addirittura sul Corriere, ovviamente con una narrazione dei fatti completamente stravolta e senza che io fossi stato interpellato per fornire la mia versione riguardo all’accaduto. Il solito linciaggio mediatico senza contraddittorio e senza entrare nel merito delle questioni.
Pare che siano state inoltrate al giornale anche alcune mail private.
L’operazione di killeraggio mediatico nei miei confronti sta cominciando a dare i suoi frutti: il pubblico comincia a giudicarmi senza conoscere il mio lavoro né tantomeno il contesto.

Quello che ho capito è che si può parlare nei licei e negli atenei soltanto fino a quando i grandi media non certificano quale sia la narrazione ufficiale (non basta essere testimoni oculari per fornire informazioni “adeguatamente supportate”) e soltanto se non si è critici nei confronti delle istituzioni.
A saper leggere tra le righe credo che ieri i ragazzi della scuola abbiano ricevuto dai loro docenti la lezione più esauriente su quale sia lo spirito dei nostri tempi. I concetti veramente importanti emergono dai fatti e non dalle parole.
Non a caso quell’edifico scolastico inizialmente doveva essere adibito ad istituto penitenziario.
Buona fortuna ragazzi, ne avete veramente bisogno.

GIORGIO BIANCHI

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