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Notizie12 Ottobre 2021

Primi blackout nel mondo per la crisi energetica. Tornerà l’austerity?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'articolo analizza la crisi energetica globale, evidenziando i blackout e le chiusure di fabbriche. Si discute anche dell'inefficienza dell'Unione Europea nel fornire soluzioni adeguate per affrontare la situazione.
Punti chiave
  • La crisi energetica colpisce il mondo intero, non solo l'Europa.
  • L'IEA attribuisce la crisi a fattori legati ai lockdown e all'epidemia.
  • La Cina e altri Paesi come India e Gran Bretagna affrontano gravi difficoltà energetiche.
  • L'Unione Europea non ha una strategia chiara per affrontare la crisi.
  • Si prevede un ritorno all'austerity, con conseguenze sociali ed economiche gravi.
L'articolo

E’ in corso un dramma, nel mondo, per la disponibilità di energia ed il suo prezzo. Non solo in Italia e in Europa: ovunque sono alle stelle il gas, il carbone e il petrolio. Ovunque blackout e fabbriche chiuse.

Oggi, martedì 12 ottobre, l’IEA (International Energy Agency, agenzia internazionale per l’energia) ha pubblicato un’analisi secondo la quale, in sostanza, la responsabilità sarebbe di un’insieme di circostanze magari di per sé non terribili, ma che diventano tali perchè produzione e consumo globali hanno smesso di marciare felicemente a braccetto in seguito ai lockdown e all’epidemia: e ora stentano a sincronizzarsi di nuovo.

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Qui si ferma l’analisi dell’IEA: ma qui si apre un altro scenario. Ed è ancora più devastante. Le catene lunghe di produzione e di consumo, tipiche dalla globalizzazione che sta andando in cocci, fanno sì che lo stop produttivo di alcune fabbriche cinesi dovuto alla mancanza di energia produca effetti a valanga presso tutti coloro che, sparsi per il mondo, da essa dipendono per approvvigionarsi di indispensabili materiali, semilavorati e simili: e la Cina non è  più l’unica a fermarsi.

Per limitarsi ai grandi Paesi che hanno con l’Italia forti legami commerciali, sono nei guai anche l’India, la Gran Bretagna (dove l’alto costo dell’energia ha già costretto alla chiusura fabbriche di fertilizzanti e dove altri stabilimenti rischiano di fare la stessa fine) e perfino la Germania: una centrale elettrica si è fermata per qualche giorno per il prezzo troppo alto del carbone e del suo trasporto.

Anche in Italia ci sono vittime: il metano costa troppo e  lo stabilmento Yara di Ferrara ha interrotto la produzione di ammoniaca destinata a confluire nei fertilizzanti. Per lo stesso motivo Yara – un colosso norvegese dei fertilizzanti – ha deciso di ridurre del 40% la produzione di ammoniaca in tutta Europa.

La crisi energetica che imperversa in tutto il mondo si accanisce ovviamente sui più piccoli e sui più poveri: il Libano, l’Afghanistan, l’Albania, i Paesi balcanici già sperimentano i primi blackout.

La piccola Moldova, rimasta a corto di gas, chiede aiuto all’Unione Europea come se si attaccasse alle gonne della mamma: ma l’Unione Europea – ed è questo il vero nostro dramma – sembra completamente priva di una strategia sia per aiutare i suoi cittadini a non rimanere al freddo e al buio durante l’inverno sia per trovare un rimedio alle ripercussioni sull’economia degli strappi apertisi all’interno delle catene lunghe di produzione e di consumo.

La Commissione Europea diffonderà fra una decina di giorni (con calma, eh!) una sua proposta relativa agli strumenti con i quali gli Stati membri, Italia compresa, possono fronteggiare la crisi: secondo le anticipazioni, non c’è una sola parola dedicata alle difficoltà di approvvigionamento di materiali importati da Paesi colpiti dalla crisi energetica e c’è invece un sostanziale inno al libero mercato che ha cacciato il mondo in mezzo ai guai attuali.

L’UE si accinge a permettere agli Stati membri di aiutare i cittadini a pagare le bollette, purchè gli aiuti siano temporanei e si tratti di cittadini poveri. Sottinteso, non esistono pasti gratis per nessuno. Si accinge a permettere addirittura aiuti di Stato alle piccole e medie imprese, purché essi non distorcano la concorrenza e non causino la frammentazione del mercato interno dell’energia: due condizioni che paiono difficili da rispettare.

Inoltre, sempre secondo le anticipazioni, la Commissione Europea proporrà agli Stati membri acquisti collettivi di gas, come se questo potesse fare la differenza rispetto alla disponibilità e al prezzo, ma non dirà nulla rispetto alle attività produttive ad alta intensità di energia che sono indispensabili per la vita quotidiana tipo concimi (bisogna pur coltivare i campi per mangiare), carta, cemento.

E’ questo l’aspetto che rende la crisi più terribile di quella verificatasi negli Anni 70. L’austerity: chi ha più di 50 anni la ricorda bene. Le domeniche a piedi, le insegne spente, l’obbligo di risparmiare la luce: ma allora le fabbriche non si fermarono. Mai. Adesso va preparandosi uno scenario socialmente ed economicamente ben più grave.

DON QUIJOTE

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