Prezzi di cibo e concimi, la tempesta si addensa sulla tavola apparecchiata

La tempesta si addensa sulla tavola apparecchiata degli italiani. Il cibo – a cominciare dal più umile, il pane – continua a rincarare e probabilmente rincarerà ancora di più, perché per ottenere un raccolto, qualsiasi raccolto, servono i fertilizzanti: e dopo la Cina, anche la Russia sta bloccando l’esportazione di fertilizzanti. Va da sé: Cina e Russia sono i due maggiori produttori mondiali, mentre l’Italia li importa.

Ma se ne accorgono, i politici, che questo è un problema vero? Se ne accorgono, o sono troppo presi dai loro teatrini, o ancora ritengono che anche il rincaro folle del cibo rientri nella distruzione creativa dell’economia che piace a Draghi? O magari i politici italiani sono i peggiori fra gli analfabeti politici, per citare Brecht, e ignorano che il prezzo della farina, delle scarpe e delle medicine dipende dalle loro decisioni.

Sta di fatto che la tempesta in arrivo sulle tavole apparecchiate andrebbe presa sul serio: dai politici per primi. Continua a salire il prezzo internazionale degli alimenti, che secondo l’indice FAO aggiornato giovedì 4 novembre, nel solo mese di ottobre è cresciuto di un altro 3,9%. L’aumento è trainato da quello dei cereali, e segnatamente dall’aumento del grano – il pane quotidiano, ma anche la pasta e possibilmente la pizza – che ha abbondantemente superato le vette calcolate in base ai dati di agosto. Il grano è rincarato di un altro 5% in ottobre. Questo si somma al +4% maturato nel mese di settembre. In un anno l’aumento è pari al 40% circa.

Il pane, la pasta e la pizza degli italiani dipendono dal prezzo del grano sui mercati internazionali, dato che l’Italia è il quarto importatore mondiale di grano, come si ricava dal database statistico FAO.

L’analisi della FAO attribuisce il rincaro del grano ai magri raccolti nei principali Paesi produttori: il Canada, la Russia, gli Stati Uniti. La FAO non cita in rincaro dei fertilizzanti: è esploso negli ultimi mesi, quando già in questi Paesi semina e raccolto erano stati effettuati. Ma gli effetti si faranno presumibilmente sentire l’anno venturo sul raccolto e sul prezzo del cibo, dato che i campi vanno costantemente trattati con fertilizzanti essenzialmente a base di fosforo e azoto.

La Cina ha già chiuso i rubinetti all’esportazione dei fertilizzanti fosfati, dei quali è il principale esportatore mondiale: mentre l’Italia li importa. Quanto ai fertilizzanti azotati, per produrli ci vuole il gas metano, che è alla stelle. All’arrivo dello shock energetico, ha fatto il giro del mondo la notizia della chiusura di stabilimenti per produrli in Gran Bretagna. Anche in Italia c’è una vittima nota, lo stabilimento Yara di Ferrara: lo stesso che produce anche l’AdBlue, l’indispensabile ed ora introvabile additivo per i veicoli diesel di ultima generazione.

Ovviamente lo shock energetico ha già fatto diventare carissimi i fertilizzanti azotati. La Russia è il principale esportatore di fertilizzanti azotati (l’Italia, di nuovo, li importa) e ora sta meditando di sospenderne l’esportazione, nell’ambito di provvedimenti tesi a stabilizzare i prezzi di alcuni beni fondamentali sul mercato interno.

In Italia, la stabilizzazione dei prezzi e l’approvvigionamento di beni fondamentali è un argomento assente dal dibattito politico. Sarà magari perché, qui, i politici sono i peggiori fra gli analfabeti politici.

DON QUIJOTE

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