Come i più ricorderanno, i nomi noti del calcio internazionale Michel Platini e Sepp Blatter furono coinvolti anni or sono in un caso di presunta corruzione dal valore di milioni di euro presumibilmente legata all’assegnazione del mondiale al Qatar, un’assegnazione a cui il paese mirava da moltissimo tempo.

Il giudice tedesco che allora aveva in mano il caso e svolgeva le indagini, tal Hans Joackim Eckert, aveva ritenuto che il compenso di ben 1,8 milioni di euro ricevuto da Platini nel 2011 fosse una cifra assolutamente non proporzionata a quanto stabilito nel contratto di consulenza con la FIFA.

Entrambi, dunque, Sepp Blatter e Michel Platini, furono rimandati al giudizio del Tribunale Penale di Bellinzona, in Svizzera per chiarire le loro posizioni e far luce su quello strano movimento di denaro giudicato in prima istanza non pulito.  Il Pubblico Ministero, lo ricordiamo, contestava truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e falso in documenti.

Ebbene, quel giorno é arrivato, il tanto atteso giorno del giudizio nel tribunale elvetico si é concretizzato in un’assoluzione per entrambi gli imputati, venerdì scorso, dopo appena 11 giorni di dibattimento in aula.

Quindi, secondo i togati d’oltralpe Michel Platini non ha preso denaro non dovuto, non ha percepito somme che erano non proporzionate al suo ruolo e nessun danno é di conseguenza stato inflitto alla FIFA. Stessa storia per Blatter che ha ricevuto una piena assoluzione.

E sapete perché?

Il giudice Josephine Contu Albrizio ha ritenuto fosse credibile che Michel Platini avesse ricevuto quel denaro per le consulenze non in base al contratto le cui clausole erano note, bensì in seguito ad un semplice accordo verbale tra i due, fatto su cui si basava la difesa dei due imputati.

Non solo.

Il giudice ha anche affermato che anche il prezzo delle consulenze debba essere valutato secondo quotazione sul mercato e che sembrava inverosimile che un senior advisor come Platini basasse il suo compenso su quella modestissima cifra che veniva indicata nel contratto.

E per finire, un’ultima postilla.

Il giudice ha infine definito plausibile che la somma fosse stata ricevuta da Platini tutta in un’unica tranche invece che in piccoli acconti perché l’ex calciatore poteva non aver bisogno della cifra e quindi ha rimandato il pagamento diverse volte.

L’esito del processo ha davvero sorpreso non solo la pubblica accusa ma anche i moltissimi che avevano seguito il caso, vista la mole di materiale che pareva essere nelle mani di chi quel procedimento e le indagini li aveva iniziati.

Molti erano pronti a giurare che i grandi nomi del calcio internazionale sarebbero caduti in seguito a quello che sembrò all’epoca senza dubbio un grande scandalo. E quello che pareva essere un possibile vaso di Pandora da scoperchiare, si é poi risolto in un nulla di fatto.

Inutile dire che entrambi gli imputati si sono dichiarati felicissimi che la verità abbia trionfato e che finalmente potranno tornare a vivere le loro vite.

Non possiamo tuttavia ignorare la fiumana di commenti sui social secondo cui tifosi e non si dichiarano non essere così convinti che giustizia sia stata fatta. C’é chi parla di convenienza ambo le parti affinché tutto taccia, c’é chi dice che la Svizzera sia notoriamente un porto sicuro per chi va a discutere di sorti e controversie sportive.

Ma davvero si potrebbe continuare per ore nell’elencare tutti i dubbi riportati da chi la vicenda l’ha seguita con passione sia da tifoso che da semplice cittadino, tanto che gli unici a difendere la verità processuale paiono essere solo i quotidiani e la corte di Bellinzona.

Chi segue le investigazioni spesso sostiene che se si vuol capire come si sono svolti i fatti si deve seguire il flusso di denaro.

Ironia della sorte, qui pare essere stata l’unica eccezione che ha confermato la regola.

 

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

 

 

 

 

 

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