Pfizer annuncia nuovo farmaco per curare il Covid. Indovinate a cosa somiglia?

Dunque la strada per battere il Covid era – ed è – quella giusta. “Inibitore della proteasi” è il punto in comune fra Ivermectina – il principio attivo di un antiparassitario per animali ed umani in uso da lungo tempo – e il nuovo farmaco che Pfizer sta finendo con successo di sperimentare per fermare il Covid nelle persone esposte al contagio.

“Inibitore della proteasi” significa che blocca l’attività di un enzima indispensabile per consentire al virus di replicarsi. Gli inibitori della proteasi vengono usati, fra l’altro, per curare l’Aids. Nonostante le scomuniche delle autorità sanitarie, l’Ivermectina, nella sua qualità di inibitore della proteasi, è impiegata dai medici che curano il Covid precocemente e a domicilio, evitando la “Tachipirina e vigile attesa”  e soprattutto – salvo rari casi – evitando i ricoveri che mandano in tilt gli ospedali e le morti.

E’ necessario un infinito e dettagliato bagaglio di nozioni specialistiche per stabilire quali differenze intercorrono fra l’inibitore della proteasi dell’Ivermectina e l’inibitore della proteasi che Pfizer sta mettendo a punto: e ovviamente qui si parla di caratteristiche che non coincidono esclusivamente con l’etichetta del prezzo apposta sulla confezione. Dunque, eviteremo di addentrarci:  se non per l’empirica constatazione che la strada dell’Ivermectina è quella giusta e per un’altra, ahinoi innegabile, empirica constatazione.

Si tratta del famoso tweet con cui la FDA (l’agenzia statunitense che si occupa dei farmaci) ha scongiurato la gente di non curarsi con un antiparassitario per cavalli, giustappunto l’Ivermectina, dimenticando come sia invece utilizzata per uso umano in tutto il mondo, Italia inclusa. Tutto ciò riproduce in fotocopia quel che accadde col famigerato studio Lancet contro l’idrossiclorochina, ritirato dopo pochi giorni, ma non senza essere stato rilanciato dalle agenzie sanitarie di mezzo mondo.

E neanche a dirlo, i giornalisti italiani – no link, sarebbero un’enciclopedia – sono nuovamente corsi a demonizzare l’Invermectina prescindendo da qualsiasi considerazione relativa a formulazione veterinaria, formulazione umana e – soprattutto –  inibizione della proteasi. Ma di sicuro appena sarà pronta la “Pfizermectina” saranno i primi ad incensarne le doti taumaturgiche, per uomini e anche per cavalli.

DON QUIJOTE

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