Nel momento in cui lo ha messo in commercio, Pfizer non sapeva se il suo vaccino contro il Covid era in grado di impedire la trasmissione del virus. Lo ha ammesso lunedì 10 ottobre Janine Small, responsabile dei mercati internazionali per Pfizer, di fronte alla Commissione Covid del Parlamento europeo.

Ma l’audizione ha riservato anche altri spunti. Primo fra tutti, l’assenza di Albert Bourla. L’amministratore delegato di Pfizer, seppure invitato, ha mandato appunto Janine Small in sua vece. La presidente della Commissione, l’eurodeputata belga Kathleen Van Brempt, ha espresso il suo rammarico all’inizio della seduta.

Così è stata Janine Small a dover rispondere a proposito degli sms scambiati fra lo stesso Bourla e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Layen. Cosa si sono scritti, i due? Desiderava saperlo anche il difensore civico dell’Unione europea, Emily O’Reilly, ma non ci è riuscita. La Commissione europea le ha fatto sapere che quei messaggi non sono stati conservati. In altre parole: cancellati.

Davanti alla Commissione Covid, Janine Small ha smentito categoricamente che le trattative fra Pfizer ed Unione europea siano avvenute attraverso gli sms. Ha detto: le trattative tipicamente coinvolgono molte persone e sono molto dettagliate, impossibile effettuarle per sms.

Però lo scambio di sms che nessuno, diretti interessati a parte, potrà mai conoscere c’è stato, e non solo. Si è trattato di uno scambio fitto, avvenuto anche con altri leader mondiali. Pare che prosegua tuttora. Lo ha sottolineato l’eurodeputata italiana Francesca Donato.

La Commissione Covid del Parlamento europeo ascolta i responsabili delle aziende farmaceutiche che producono vaccini contro il virus per mettere insieme informazioni utili in caso di future pandemie. Tuttavia neanche i suoi esponenti hanno accesso ai contratti di acquisto delle dosi che la Commissione europea ha stipulato per conto degli Stati membri dell’Ue. Le loro parti sostanziali sono coperte da impenetrabile segreto.

Li ha letti però la Corte dei Conti dell’Unione europea, che ne ha ricavato un panorama poco edificante. In sostanza, la Commissione europea ha comprato (coi nostri soldi) tantissimi vaccini da tanti produttori perché non sapeva quali sarebbero stati efficaci. Che è come dire: ha sparato nel mucchio e ha sbagliato la mira. Inoltre – altro rilievo della Corte dei Conti – a differenza della prassi precedente, i contratti dei vaccini Covid sollevano le case produttrici da vari rischi, sia di carattere finanziario sia legati ad effetti indesiderati.

Complessivamente, fino al giugno scorso, la Commissione europea ha acquistato o prenotato 4,2 miliardi di dosi per 447 milioni di abitanti. Nove o dieci a testa. Di esse, circa 2,4 miliardi sono dosi Pfizer.

Ora tutti ‘sti vaccini finiscono buttati, perché nessuno si vaccina più. La cosa ha provocato la ribellione di diversi Stati Ue, che rifiutano di pagare le dosi in eccesso. Non risulta che l’Italia sia fra loro.

Il costo dei vaccini è un importante segreto custodito nei contratti. Si sa però che dalla vendita globale di vaccini la Pfizer nel solo 2021 ha incassato 37 miliardi di dollari e che i vaccini Covid si sono rivelati uno dei prodotti più profittevoli della storia.

Ultimo ma non per importanza, torniamo al fatto che Pfizer, al momento della commercializzazione, non sapeva se il suo siero fosse in grado di impedire o meno la trasmissione del virus. Non lo sapeva perché non aveva effettuato alcun test in proposito. Non abbiamo eseguito questi studi perché bisognava fare in fretta, ha detto Janine Small: è stato l’eurodeputato olandese Robert Roos, vicepresidente del gruppo Conservatori e riformisti, a porle la relativa domanda (la video-notizia è tratta dall’account Twitter del politico).

E dunque ci hanno detto per mesi e mesi “devi vaccinarti per altruismo, per non mettere a rischio la vita del nonno” senza che nessuno si fosse mai preoccupato di stabilire se era vero oppure no: qui il nostro approfondimento con il medico sospeso Daniele Giovanardi.

GIULIA BURGAZZI