In questo momento, in Europa, vere e proprie masse inferocite dì persone si stanno ribellando. Se ne vedono alcune lanciare sassi contro gli agenti di polizia e altre che danno fuoco alle auto. Diverse città sono state scosse in maniera profonda da questa furia sfrenata. Un capo della polizia dice che si tratta dei più violenti disordini che abbia mai visto in vita sua. Ma le cose stanno ancora peggio dì come sembrano,  poiché queste sono rivolte del tutto regressive. Non solo rivolte per la democrazia o la libertà, ma anche l’esatto opposto: un vero e proprio grido di rabbia religiosa contro l’espressione di certe idee “blasfeme”, uno sforzo cogente per sopprimere certi discorsi considerati “offensivi”. Alcuni dei peggiori disordini sono in atto, tutti al fine di difendere le credenze religiose primordiali e nessuno ne parla… perché?

Questo é ciò che sta accadendo in Svezia. Succede da quattro giorni ormai. Venerdì ci sono state rivolte nella città di Orebro. La violenza si é poi estesa alla città di Norrköping, che si trova a circa cento miglia a sud-ovest di Stoccolma, e infine a Linkoping. Poi c’è stata quella che potremmo chiamare violenza di strada in un sobborgo di Stoccolma: Rinkeby. Sabato la violenza ha scosso la città meridionale di Malmo. In alcune città le violenze sono proseguite anche domenica e lunedì. Decine di agenti di polizia sono stati feriti e decine di rivoltosi sono stati arrestati. Secondo la BBC, il capo della polizia nazionale svedese, Anders Thornberg, afferma di “non aver mai visto rivolte così violente. Dice che i rivoltosi hanno cercato addirittura  di uccidere gli agenti di polizia“.

E quale sarebbe la scintilla che ha provocato tutto questo? La blasfemia. In particolare, la blasfemia perpetrata da un politico di estrema destra con origini danesi e svedesi di nome Rasmus Paludan. Il signor Paludan guida un gruppo anti-immigrazione e anti-Islam chiamato Stram Kurs (Hard Line). É famoso per dare fuoco alle copie del Corano. E lo ha fatto in Svezia negli ultimi giorni, viaggiando di città in città prendendo parte a manifestazioni anti-Islam durante le quali si utilizzano copie dissacranti del libro sacro islamico. Le rivolte sembrano aver seguito questo tour infuocato del politico. Ad esempio, sabato Paludan ha bruciato un Corano a Malmo e subito dopo sono scoppiate violenze. I manifestanti non ci sono andati tanto per il sottile, visto che hanno anche incendiato una scuola.

Tu bruci il nostro libro sacro, noi bruciamo le tue scuole – non é così che funziona? 

Anche dove c’è stata una copertura mediatica delle rivolte – a quanto pare alcune delle peggiori rivolte che la Svezia abbia mai visto, o perlomeno dì cui si abbia ricordo – ha avuto la tendenza a oscurare piuttosto che a far luce. L’eufemismo é andato per la maggiore. La BBC li ha chiamati “disordini”. Ha etichettato i rivoltosi come “protestanti”, dando loro, intenzionalmente o meno, una legittimità politica che sicuramente non meritano. Gran parte della copertura dà l’impressione che la vera causa della violenza sia il signor Paludan, che sta invece incredibilmente infantilizzando i rivoltosi.

Il signor Paludan può benissimo avere convinzioni ripugnanti, ma non ha lanciato missili contro la polizia, né ha dato fuoco alle auto né ha rotto le finestre di negozi e scuole. Ciò è stato fatto dalle persone che si offendono per ciò che sostiene, dalle persone che danno importanza alle sue chiacchiere. Queste persone – per lo più musulmani – non sono affatto bambini, per quanto il paternalismo e la pietà che le politiche dell’identità cerchino di convincerci del contrario. No, sono adulti che hanno deciso di usare la forza fisica in risposta ad un pensiero. Non sono “contro-manifestanti”; sono veri e propri rivoltosi e stanno usando il fuoco e la furia per cercare di estromettere dalla sfera pubblica dei pensieri che trovano offensivi. (…)

Eppure c’è un principio che sta aldilà di tutto questo. Al di sopra della volgarità del signor Paludan e della domanda se debba dire le cose che dice; al di sopra del fatto che alcune persone vedono il Corano, come dice con simpatia la BBC nel suo rapporto sui disordini svedesi, come “la sacra parola di Dio”, e quindi considerano “qualsiasi danno intenzionale o dimostrazione di mancanza di rispetto nei suoi confronti” come “profondamente offensivo”, un qualcosa che calpesta i sentimenti e le sensibilità delle persone.

Questa si chiama libertà di parola. Il diritto di ogni individuo di dire ciò che crede sia vero, anche se turba, oltraggia, infastidisce. Paradossalmente, il diritto del signor Paludan di profanare il Corano deve avere la precedenza, giuridicamente e moralmente, sul diritto che un musulmano svedese ha nel non sentirsi offeso. Questa è la via. Questa è la via della libertà.

Per spezzare una lancia in suo favore, la polizia svedese sembra avere una certa comprensione riguardo a tale principio. Riuscite a immaginare la polizia britannica che dà il permesso durante una manifestazione di estrema destra di dar fuoco pubblicamente al Corano? Invece gli ufficiali della polizia svedese hanno affermato che tutte le persone in Svezia devono sentirsi  libere di “usare i propri diritti costituzionalmente protetti” sia “per esprimere la propria opinione” che “per dimostrare”. Questo è esattamente il punto: il signor Paludan ed i suoi strani sostenitori devono avere il diritto di esprimere la loro opinione, ovvero che l’Islam é malvagio e parimenti coloro che si sentono offesi devono avere il diritto di protestare contro di loro. E sì, bruciare oggetti evidentemente conta come espressione di opinione.

Per decenni, gli americani che si battevano per la libertà di parola hanno insistito sul diritto delle persone di bruciare le bandiere a stelle e strisce perché, nelle parole di Nadine Strossen, anche il discorso “profondamente impopolare [e] offensivo” dovrebbe essere considerato e protetto in quanto espressione della libertà  di parola. Quindi Paludan dovrebbe avere il diritto di bruciare il Corano, e altri dovrebbero avere il diritto di dire “Non farlo, per favore”. Ma questa è tutta un’altra cosa.

I giorni di rivolta in Svezia non sono semplicemente “contromanifestazioni”. Non sono “espressione del libero pensiero”. No, questa è violenza allo stato puro, ed è violenza dispiegata al fine di mettere a tacere i commenti blasfemi. Questa è una specie di nuova Inquisizione itinerante, in cui viene inviato un messaggio minaccioso: offendi la mia sensibilità religiosa, offendi me e noi ti infliggeremo distruzione.

Nessuna nazione che crede nella libertà dovrebbe cedere a tali minacce. Darebbe ai fondamentalisti religiosi un diritto di veto su ciò che si può e non si può dire in pubblico, sulla libertà stessa. Che si tratti di insegnanti di scuola che vengono perseguitati nel Regno Unito o di fumettisti uccisi in Francia o di politici di estrema destra che si ribellano in Svezia, stiamo assistendo a un aumento dell’intolleranza islamica violenta. La nostra risposta dovrebbe essere quella di difendere la libertà di parola fino in fondo, per tutti e contro tutto, compreso l’Islam.(…)

La discussione pubblica sulla Svezia è tuttavia troppo spesso tenuta nascosta. Ricordate i guai che Donald Trump ha avuto quando ha detto che la Svezia stava vivendo alcuni problemi sociali? Eppure aveva ragione. In Svezia è palpabile una cultura di instabilità. Reati del tutto singolari sono aumentati in seguito all’afflusso di un gran numero di migranti nel 2015. Si registra un numero senza precedenti di attacchi con armi da fuoco e granate. E ora c’è stata quasi una settimana di rivolte perché qualcuno ha preso in giro un testo religioso.

Il problema qui non sono i musulmani: la stragrande maggioranza dei musulmani in Svezia non si sta ribellando. No, è la riluttanza delle società europee ad essere oneste sui problemi che devono affrontare e a chiarire che certi valori non sono negoziabili, qualunque cosa tu possa pensare di loro. Primo tra questi valori é la libertà di parola. La Svezia dovrebbe essere presa ad esempio per aver permesso l’espressione di idee considerate da alcuni offensive e per aver represso la risposta a tali idee in quanto fuori controllo. La violenza non è mai una risposta accettabile al pensiero liberamente condiviso.

Di Brendan O’Neill, traduzione Martina Giuntoli

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