Perché il Green Pass è un’imposizione da nazisti

Dov’è Hannah Arendt quando serve? E, soprattutto, dove sono i suoi estimatori, quelli che vanno sempre in deliquio nel commentare, nel citare, nel prendere ad esempio la sua “banalità del male”?

Li vedo nelle piazze ogni 25 aprile, ogni 2 giugno e in tutte le altre feste laiche di questa nostra Repubblica delle banane. Commemorano. Discettano. Parlano. Commuovono e si commuovono. Gli alti valori della resistenza. I partigiani. L’Olocausto. Democrazia. Libertà.

Tante belle parole ma sono bastati pochi mesi di pandemia e lorsignori hanno accantonato senza ritegno tutti i bei princìpi di cui erano usi riempirsi la bocca e tediare il loro prossimo. Come era tragicamente naturale, sono stati svelti ad accantonarli in favore di un regime sanitario che giorno dopo giorno assume sempre di più un volto sinistro, disumano e crudele.

Proviamo a ricordare le cose dal principio.

All’inizio del 2020 scoppia una epidemia simil-influenzale localizzata in Cina. In breve tempo peggiora al punto da spingere Pechino a sigillare una zona con 60 milioni di abitanti. Ma in realtà è già troppo tardi: il virus si sta già spostando in altre parti del mondo.

Cosa fa il governo italiano in carica in quei giorni? Chiama razzista e fascista chi suggerisce di controllare la temperatura dei cinesi che atterrano negli aeroporti italiani, un primo e comunque fin troppo blando tentativo di prevenire i contagi. Si sentono slogan idioti: “abbraccia un cinese!”, “mangia un involtino primavera!”, “nessuna discriminazione!”. Chi di noi non ricorda il segretario del PD, Nicola Zingaretti, intento a Milano a farsi un apericena antifascio? O il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, con la sua gentile consorte, impegnato in un ristorante cinese della sua città a dimostrare tutto il suo antidiscriminante antirazzismo?

In pochi giorni, però, gli ospedali di Bergamo e Brescia diventano un carnaio di malati COVID, a dimostrazione che un virus molto infettivo se ne infischia delle preoccupazioni razziali del PD e dei suoi afecionados.

Curiosamente, Bergamo e Brescia avevano visto, pochi mesi prima dell’esplodere dell’epidemia, due enormi campagne vaccinali, contro l’influenza e la meningite ma, curiosamente ancora, nessuno prova interesse ad investigare se vi sia un nesso tra la mattanza da COVID e le vaccinazioni pregresse, un non voluto ed imprevisto effetto di sovraeposizione del sistema immunitario. Non interessa alla “Destra” come non interessa alla “Sinistra”. Anzi, è proprio la Sinistra italiana a manifestare uno slancio decisionista, facendo l’unica cosa che riesce bene ai comunisti: imporre una dittatura.

Viktor Orban chiede poteri speciali al parlamento ungherese per contenere l’epidemia. Li ottiene, ma condizionati: per pochi mesi e comunque sotto controllo di un comitato che riferisce al parlamento. È il parlamento ungherese che decide di concedere poteri speciali al presidente Orban, non Orban che se li prende sentiti i suoi compagni di merenda. E comunque li restituisce dopo pochi mesi. I media italiani però chiamano Viktor Orban fascista, dittatore, lo dichiara un pericolo per l’Europa. Ma gli stessi media italiani tacciono quando il governo Conte Bis decide di imporre una gigantesca quarantena a tutta Italia e dichiara uno stato di emergenza che, in virtù dell’ultima proroga decisa dal governo di Mario Draghi, durerà fino al 31 dicembre 2021. Il parlamento italiano è consultato poche volte, di fatto quasi di malavoglia e i risultati sono scontati. Le decisioni più importanti vengono prese da pochissimi ministri, con l’aiuto di una “cabina di regia” che ad alcuni sembra davvero avere caratteristiche surreali.

Al 31 dicembre 2021 saranno quasi due anni di stato di emergenza, con possibilità di ulteriore estensione. Hitler fece proprio così: Hitler non abrogò mai la costituzione della Repubblica di Weimar ma la accantonò dichiarando, poco dopo la nomina a cancelliere avvenuta con regolari elezioni, uno stato di emergenza che durò fino alla caduta del Terzo Reich. E sappiamo tutti come è caduto.

Ora, in questo agosto soleggiato, nel mezzo di una campagna vaccinale con sieri anti-COVID sperimentali e che non possono essere imposti alla popolazione senza violare la nostra Costituzione, viene introdotto l’obbligo di un documento ufficiale per poter entrare in una palestra, sedersi al ristorante, usare mezzi pubblici. Lo si può avere solo se vaccinati o si è negativi ad un tampone COVID, risultato che comunque è valido per poche ore.

Lo hanno chiamato “Green Pass” perché “lasciapassare” faceva troppo nazista ma questa è la sua vera natura discriminatoria. È contrario al regolamento europeo che l’Italia ha sottoscritto ma la cosa non costituisce un problema per questo governo.

Qualcuno già chiede di impedire ai non vaccinati di poter entrare nei supermercati. Li si vuole prendere per fame. E presumo, vista l’aria che tira, che alla fine la richiesta verrà accolta e che saranno anche puniti quei vaccinati che si offriranno di fare la spesa per coloro che non lo sono. Come quei cittadini che aiutavano a sopravvivere gli ebrei perseguitati.

Chi sono coloro che ci impongono ora il Green Pass, ipocritamente ignorando quei regolamenti europei che loro, per primi, ci tirano sempre addosso?

Sono coloro che negli ultimi 20 anni ci hanno detto che con l’euro sarebbe stato come lavorare un giorno di meno e guadagnare come se lavorassimo un giorno di più. Che la “riforma del lavoro” avrebbe creato opportunità per tutti. Che la “riforma delle pensioni” avrebbe assicurato un futuro migliore a noi e ai nostri figli. Che la “riforma della scuola” avrebbe permesso di studiare meglio. Che la “riforma della giustizia” avrebbe difeso gli innocenti e garantito una pena equa ai colpevoli. Che la “riforma della sanità” avrebbe permesso di risparmiare denaro eliminando gli sprechi e fornendo cure migliori agli ammalati. E tutto in nome del “ce lo chiede l’Europa”. Si sono visti i risultati!

E adesso anche un lasciapassare nazista. Con il plauso di quelli che hanno sempre parlato di democrazia e libertà.

La senatrice Liliana Segre, ebrea italiana sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, non ha nulla da eccepire: per lei è una cosa normale che ci sia il Green Pass, un lasciapassare da nazisti e anzi si è adombrata, lei ed altri, per il paragone tra l’Italia di adesso e la Germania nazista che tanto si impegnò nel cercare di accopparla. Non le passa nemmeno per la testa che proprio lei, ora, potrebbe essere usata per uno scopo nascosto e infame…

Solo Giorgio Agamben ha avuto il coraggio di esporsi fin dall’anno scorso per metterci in guardia contro gli sviluppi che puntualmente si stanno realizzando. Ma quale gregge di pecore, isteriche e terrorizzate, ascolterebbe mai un vecchio filosofo che dice cose sgradevoli?

La realtà è molto semplice: molti hanno vissuto come animali da compagnia e quando si vive così il passo per diventare bestie da macello è tragicamente breve.

Allora chiedo ancora: dov’è Hannah Arendt quando serve? E dov’è quell’altra voce, quella che da Radio Londra chiamava a raccolta gli uomini forti e liberi affinché si unissero in un ineludibile superiore scopo comune?

Ai lettori che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui, suggerisco questo video di Vera Sharav (vedi video)

La radici del male sono spesso profonde e ben nascoste, ma il ricordare è una delle nostre armi. Oltre a resistere.

COSTANTINO CEOLDO

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