Perché è necessaria una riflessione sullo studio della musica a scuola

In un mondo quale quello scolastico, che pare trascinarsi per effetto di forze inerziali, scosso a tratti da ventate di forzata innovazione, crediamo abbia senso chiedersi quale sia il significato della presenza della musica. A maggior ragione per quel suo incostante comparire, in base al quale essa intercetta la vita scolastica degli alunni delle scuole italiane con certezza in un unico fugace momento, quello dell’istruzione secondaria di primo grado.

Già, perché così come non è sufficiente evocare il pollo arrosto per veder sconfitta la fame e neppure per esser certi di aver chiarito a tutti in che cosa consista la ricetta, così non è sufficiente far comparire una denominazione in programmazioni e documenti valutativi, per poter asserire di svolgere un percorso articolato nella forma e solido nei contenuti.

A farla breve, nel paese del “bel canto” ecco l’ennesimo pressappochismo! In un territorio che detiene scuole musicali prestigiose, potenzialità umane enormi, patrimoni artistico-musicali immensi, ecco l’ennesimo barbaro calcio alla fortuna, sotto forma di incuria.

Ma cosa hanno a che fare queste valutazioni con la scuola? Certamente molto di più di quanto una visione superficiale possa scorgere: si tratterebbe né più né meno di un lavoro propedeutico fondamentale alla presa di coscienza della bellezza e della ricchezza della terra sulla quale poggiano i nostri piedi, che è per alcuni, e potrebbe essere domani per molti, interesse professionale e occasione di lavoro. Una sorta di difesa del territorio, come quella per prevenire il dissesto idrogeologico, o per preservare dall’usura del tempo le testimonianze storiche concrete.

Questo, che potrà “suonare bene” a chi un po’ ottusamente bada prioritariamente ai più diretti riscontri economici, non è certo l’aspetto più rilevante che ci muova a tali considerazioni.

Non si tratta di bandire una crociata per riconoscere alla musica il primato fra le materie scolastiche, o avviare tutti i nostri studenti al concertismo o rimpinguare le platee dei nostri teatri. Piuttosto crediamo doveroso domandarsi con serietà dove i nostri giovani possano incontrare e scoprire un poco quest’arte così misteriosa; per mezzo di quale percorso possano essere indotti a stimare personaggi, fatti e forme che tanto hanno da dire all’ingegno, alla ragione e al cuore; attraverso quale esercizio possano esperire, tutti, nessuno escluso, un pizzico di curiosità, di attrattiva, di stupore, ciascuno a suo modo. E anche in che modo permettere a questa antica attività umana di sprigionare un potenziale educativo unico ed efficacissimo, per natura inscindibilmente connesso all’esercizio di coordinazione, memorizzazione, ascolto, rispetto, autocontrollo, autonomia, socialità.

È forse venuto il momento di avviare una seria riflessione fra gli addetti ai lavori, in primis gli insegnanti di musica, capace di portare linfa nuova nei percorsi scolastici, superando posizioni, riserve e preconcetti che relegano spesso la materia al rango di orpello “non essenziale”, adatta solo per coloro i quali manifestino esplicito interesse.

E che coinvolga anche tutti i professionisti della musica, in un percorso di consapevolezza e  riqualificazione in grado di generare lavoro e valore per la scuola.

FILIPPO MONGIARDINO

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