Due anni di lavoro in più: così la pensione si allontana. Persino nell’ultima roccaforte statalista europea, la Francia. Un atto d’imperio, imposto dal piccolo Napoleone che siede all’Eliseo dopo aver rivinto le elezioni in modo stranissimo, forse non trasparente. Il sospetto: magheggi elettorali in stile operazione-Biden. Del resto, perché poi i francesi, pochi mesi dopo, alle politiche, avrebbero sonoramente bocciato il partito del presidente? Davvero l’avevano votato, in maggioranza, perché restasse al suo posto?

Monsieur Rothschild non viene certo dal nulla. Quando fu eletto per la prima volta si fece fotografare in una posa accuratamente studiata, davanti al Louvre. Lui a braccia levate, contro il profilo discendente della piramide alle sue spalle. Disegno perfetto, squadra e compasso. Simboli che parlano. E coincidenze: la fine degli attentati firmati dall’Isis, appena dopo il suo insediamento. Forse non c’era più “bisogno”, di quella sanguinosa strategia della tensione, per arrivare a leggi che restringessero ulteriormente la democrazia e i diritti sociali?

MASSONERIA, IL RUOLO DI ATTALI

Il regno di Macron è stato “salutato” dagli anomali roghi delle cattedrali: prima Notre-Dame, poi Nantes. In entrambi i casi, ad andare in fumo è stato il tetto: la protezione. Simboli, ancora? Sull’ometto che guida la République si allunga sempre l’ombra del supermassone Jacques Attali. L’uomo a cui è attribuita la seguente, storica battuta: credete forse che l’euro ce lo siamo inventato per fare la felicità della plebaglia europea?

L’interessato smentisce di aver mai pronunciato quella frase. Quello che resta certo è invece la sostanza: il vero ruolo del futurologo Attali, bizzarro alchimista moderno, a metà strada tra politica, sociologia e finanza. Di lui parlò malissimo l’economista post-keynesiano Alain Parguez. Disse: all’inizio, François Mitterrand seguiva una linea coerente con le sue promesse, cioè orientata a tutelare le fasce sociali deboli. Poi cambiò rotta completamente, quando nello staff dell’Eliseo comparve lui, Attali.

L’UE NATA CONTRO L’ITALIA

C’era da costruire l’attuale Unione Europea: la peggiore possibile. Vittima numero uno, l’Italia. Motivo: era il principale concorrente industriale della Germania. La Francia temeva il potenziale dei tedeschi riunificati, una volta crollato il Muro di Berlino. Mai e poi mai avrebbero rinunciato al loro orgoglio nazionale, il Deutsche Mark. L’addio al marco glielo imposero i francesi: pensavano che l’euro avrebbe frenato l’esuberanza teutonica. Kohl accettò, ma ad una condizione: che le modalità di ingresso nella moneta unica penalizzassero il Made in Italy.

Ne sanno qualcosa alcuni stimati galantuomini. Ciampi, Prodi, Draghi. Da allora, il Belpaese – letteralmente depredato dai tedeschi, grazie alla svendita dei migliori gioielli di famiglia – non ha fatto che inginocchiarsi. Davanti alla Merkel, in primis, che arrivò a sfrattare Berlusconi da Palazzo Chigi. Ma le geunflessioni italiche omaggiavano anche i francesi. Che ricambiavano a modo loro: cooptando i nostri uomini di potere nel prestigioso club della Legion d’Onore. Lasciando debitamente nel mistero anche certe clausole, come quelle del Trattato del Quirinale siglato nel 2021.

IL PAPA, MACRON E I GILET GIALLI

Quale ruolo esercita, la Francia, sulla penisola italiana? Che cosa c’è, là sotto, che i cittadini non debbano sapere? Memorabile il benvenuto di Macron al governo gialloverde: definì “disgustosa” la politica di Salvini sui migranti. Gli stessi che lui poi faceva manganellare senza pietà, tra Ventimiglia e Mentone, appena osavano varcare la frontiera. Un campione di ipocrisia. Stranamente premiato, proprio in quei giorni, da Papa Bergoglio: mentre l’Italia ribolliva di sdegno patriottico, il Santo Padre concesse proprio a Macron un’altissima onorificenza vaticana, gratificando il francese anche con una clamorosa carezza a beneficio delle telecamere.

Amatissimo pure in patria, monsieur le président: specie dai Gilet Gialli che ha mandato all’ospedale, per anni, scatenando contro le piazze la ferocia dei reparti antisommossa. Qualcosa di oscuro e torbido: tale da mettere in profonda crisi la stessa coscienza dei poliziotti, colpiti da una sconcertante “epidemia” di suicidi. Qualcosa di mai visto prima, nella storia. E una sensazione comunque orribile: l’abuso della violenza. Ultimi effetti, forse, della svolta “monarchica” inaugurata dal vecchio Mitterrand?

TERRORISMO, PER PIEGARE HOLLANDE

I politologi ricordano la presidenza di Françoise Hollande come l’ultimo tentativo di interrompere quella spirale antipopolare. Squillanti i toni della sua campagna elettorale: tornare alle tutele, al benessere diffuso, all’ascensore sociale. Sottinteso: la Francia avrebbe sfidato l’austerity di Bruxelles, sorvegliata dalla Germania. Faceva sul serio, Hollande? Probabilmente sì. Per questo agirono con metodo, contro di lui. Primo passo: mandargli all’aria il matrimonio, sbattendo sui giornali una sua presunta love story clandestina. Avvertimento decisivo, nel tragico giorno del Bataclan: la bomba lasciata esplodere allo stadio, a pochi passi dal presidente, nonostante il cordone di sicurezza. Quanto bastava per ottenerne la resa.

Ed ecco, puntuale, Emmanuel Macron. In Francia, gli elettori scontenti ripetono questa canzoncina: l’unico risultato di Marine Le Pen è sempre quello di garantire, involontariamente, l’eterno successo del nemico. Troppo impresentabile, il vecchio Front National: troppo lontano dalla sensibilità della maggioranza dei francesi. Portati, fino all’altro ieri, a tapparsi il naso e votare regolarmente quello che ritenevano il meno peggio. Persino Macron, prodotto massonico della più eminente filiera oligarchico-finanziaria.

E che cosa fa, Macron? Il suo mestiere: impoverire i francesi. Anche sul fronte delle pensioni, certo. A noi pensò per tempo Elsa Fornero, con tanto di lacrime di coccodrillo, nel silenzio assordante dei sindacati. In Francia invece la musica è diversa: perché i francesi, come cantava Paolo Conte, ogni tanto s’incazzano. E mettono il paese a ferro e fuoco, come nessun altro in Europa sa fare. Stavolta si è ribellato anche il Parlamento, costringendo il presidente ad agire d’autorità. Contro il popolo: esplicitamente. Che ora si vede sfilare di tasca un sacco di soldi. Denaro che finisce invece, a fiumi, verso l’idrovora-Zelensky.

COVID, GUERRA E CRISI: IL POTERE GETTA LA MASCHERA

Sembra l’ultimo atto dello spettacolo apertosi nella primavera 2020: il Re è nudo. Ha osato l’inosabile, per sottomettere il cittadino. L’ha spaventato a morte, mentendogli. Si è rifiutato di curarlo in modo tempestivo. L’ha vessato con restrizioni inaudite. L’ha ricattato, con l’obbligo sierologico. E ora, mentre l’economia vacilla sotto il peso della catastrofe energetica provocata dalle sanzioni contro la Russia, non trova di meglio che tartassarlo anche con l’ingiustizia previdenziale.

Questo potere ha ormai perso la faccia. Si è rivelato, davanti a tutti, per quello che è veramente. Una macchina spietata, al servizio di oligarchi. Gli stessi che gestiscono i fondi-pensione privati: niente di meglio, per gonfiarli, che far dimagrire le pensioni pubbliche. La dittatura sanitaria? Le sue menzogne spudorate stanno emergendo ovunque, in Europa. La guerra? Non la vuole nessuno, tranne loro. E se le popolazioni si rivoltano, usano l’arma più brutale, l’ultima: la mano pesante. Che obbliga il potere a gettare la maschera, a perdere la stima di tutti. Un salto nel buio, verso un futuro che per gli europei non promette nulla di buono. A meno che, come profetizzato da Putin, proprio questa crisi non finisca per far crollare l’establishment criminoso del vecchio continente.

GIORGIO CATTANEO

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