Paul Éluard e la libertà

Paul Éluard, uno dei maggiori esponenti della sua epoca del movimento surrealista, compose la lirica intitolata “Libertà” il 5 marzo 1942, durante l’occupazione tedesca della Francia, e la pubblicò il 3 aprile successivo nella raccolta poetica “Poésie et Vérité”. Si tratta di un componimento impegnato dai punti di vista sociale e politico perché all’epoca il poeta partecipò attivamente alla resistenza francese, sforzandosi di contribuire alla maturazione del movimento di lotta attraverso una serie di poesie che dovevano giovare alla resurrezione spirituale della Francia, e tentò di organizzare i giovani scrittori francesi in un movimento attivo ed operante contro gli invasori. Un ulteriore esempio del suo impegno civile fu il suo tentativo di organizzare un sistema di collegamento tra i membri della resistenza nella Francia sotto occupazione e lo Stato fantoccio filotedesco di Vichy.

Le poesie scritte in questo periodo sono tutte impegnate sotto questi aspetti e riflettono le inquietudini e le aspirazioni di Éluard, così come il contesto storico in cui nacquero. Il poeta volle esprimere la grandezza di quell’epoca dal punto di vista degli intellettuali come lui che la vissero non da indifferenti, tanto per usare un’espressione cara a Gramsci, ma da combattenti sul campo. In queste composizioni egli volle rivelare le circostanze storico-sociali in cui nacquero e, soprattutto, intese mantenere vivo il ricordo di quel periodo burrascoso e lo stato d’animo generale degli intellettuali come lui che lo vissero in prima persona.

Libertà” si presenta come un vero e proprio inno non solo alla libertà individuale, ma anche, e soprattutto, a quella collettiva. Éluard amava la sua patria, il suo popolo che non voleva piegarsi alle ingiustizie e agli invasori. Egli stesso vagava di città in città, di rione in rione, portando con sé fogli clandestini inneggianti alla resistenza, rischiando la propria vita, usciva con ogni clima, incontrava chiunque con l’obiettivo di pianificare un lavoro in comune.

La pericolosità della sua raccolta poetica, e di questo specifico componimento in particolare, è segnalata dal fatto che i tedeschi la denunciarono quale pericoloso opuscolo di propaganda dopo la sua pubblicazione. Il timore espresso dal gesto dei tedeschi fu avvalorato anche dal fatto che essa fu ristampata a Londra e diffusa in tutta la Francia attraverso lanci aerei. Non a caso, le poesie eluardiane divennero eccellenti strumenti di propaganda nelle mani dei partigiani. Attraverso di esse il poeta è sempre presente ovunque si renda necessario rinvigorire la resistenza con la parola.

In sostanza, Éluard utilizzò la cultura come arma contro i nemici della sua patria, dimostrando il suo amore e rispetto verso entrambe e innalzando il valore della cultura stessa considerata come un elemento di alto valore sociale e politico, e non solo culturale, che poteva contribuire attivamente alla difesa attiva del proprio paese.

Egli identificava la concezione della poesia con quella della giustizia, giungendo ad utilizzare la prima come strumento per applicare concretamente la seconda e battersi per essa. Come dicevo, la poesia si presenta come un vero e proprio inno alla libertà, che nel pensiero dell’autore non è una concezione filosofica astratta, ma un fatto concreto. Tutta la lirica, dall’inizio alla fine, si presenta come una tensione, uno slancio verso quel valore sommo che è la libertà e che ognuno, attraverso le proprie idee e azioni, dovrebbe desiderarla con ardore, tentare di guadagnarsela e affermarla come vocazione suprema di ogni essere umano. Il sentimento espresso in questa poesia non è solo personale, ma di tutto il popolo francese, o meglio, dell’umanità intera.

Éluard rivive in questa poesia tutta la storia di ogni uomo, dall’infanzia alla morte, ribadendo alla fine di ogni strofa che intende scrivere dappertutto la parola “libertà”, perché essa rappresenta un ideale universale e illimitato indispensabile nel cammino della vita umana, e perché solo la libertà può dare senso alla vita umana. Il poeta narra la storia di un cammino interiore, ma anche e soprattutto concreto, verso un’ideale senza il quale la vita non avrebbe più senso.

La libertà che egli ci presenta non è una semplice parola, ma uno scopo che ogni essere umano ha il dovere di perseguire e che può essere raggiunto solo con fatica e costanza.

Non si tratta di una manna dal cielo, ma di una conquista costante grazie alla quale si può capire il vero valore della vita. Alla luce di tutto ciò mi sembra chiaro che la concezione della libertà in Éluard è particolarmente adatta ai tempi attuali in cui tutte le libertà personali sono venute meno non solo a causa di governanti venduti a interessi ostili alla nazione o incapaci, ma, soprattutto, a causa dei popoli che hanno preferito rimanere indifferenti (Gramsci docet) piuttosto che lottare per esse. Il poeta dà una lezione di vita sociale e morale da cui noi italiani dovremmo prendere esempio per ritrovare il rispetto di noi stessi e per riconquistare la libertà di cui tanto ci riempiamo la bocca.

 

Libertà

Su i quaderni di scolaro

Su i miei banchi e gli alberi

Su la sabbia su la neve

Scrivo il tuo nome

Su ogni pagina che ho letto

Su ogni pagina che è bianca

Sasso sangue carta o cenere

Scrivo il tuo nome

Su le immagini dorate

Su le armi dei guerrieri

Su le corone dei re

Scrivo il tuo nome

Su la giungla e il deserto

Su i nidi e le ginestre

Su la eco dell’infanzia

Scrivo il tuo nome

Su i miracoli notturni

Sul pan bianco dei miei giorni

Le stagioni fidanzate

Scrivo il tuo nome

Su i miei lembi di celeste

Su lo stagno sole sfatto

E sul lago luna viva

Scrivo il tuo nome

Su le piane e l’orizzonte

Su le ali degli uccelli

E il mulino delle ombre

Scrivo il tuo nome

Su ogni alito di aurora

Su le onde delle barche

Su la montagna demente

Scrivo il tuo nome

Su la schiuma delle nuvole

Su i sudori d’uragano

Su la pioggia spessa e smorta

Scrivo il tuo nome

Su le forme scintillanti

Le campagne dei colori

Su la verità fisica

Scrivo il tuo nome

Su i sentieri risvegliati

Su le strade dispiegate

Su le piazze che dilagano

Scrivo il tuo nome

Sopra il lume che s’accende

Sopra il lume che si spegne

Su le mie case raccolte

Scrivo il tuo nome

Sopra il frutto schiuso in due

Dello specchio e della stanza

Sul mio letto guscio vuoto

Scrivo il tuo nome

Sul mio cane ghiotto e tenero

Su le orecchie dritte

Su la sua zampa maldestra

Scrivo il tuo nome

Sul decollo della soglia

Su gli oggetti familiari

Su la santa onda del fuoco

Scrivo il tuo nome

Su ogni carne consentita

Su la fronte dei miei amici

Su ogni mano che si tende

Scrivo il tuo nome

Sopra i vetri di stupore

Su le labbra intense e tese

Tanto più su del silenzio

Scrivo il tuo nome

Su ogni mio rifugio infranto

Su ogni mio faro crollato

Su le mura del mio tedio

Scrivo il tuo nome

Su l’assenza che non chiede

Su la nuda solitudine

Su i gradini della morte

Scrivo il tuo nome

Sul vigore ritornato

Sul pericolo svanito

Su l’immemore speranza

Scrivo il tuo nome

E in virtù d’una parola

Ricomincio la mia vita

Sono nato per conoscerti

Per chiamarti

Libertà.

 

ANTONIO AZZERLINI

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