Pandora papers: dietro lo scoop, Soros e il deep state globale

Capi di Stato e stelle della musica, terroristi e campioni dello sport, mafiosi e famiglie reali: la lista dei nomi coinvolti nei Pandora Papers è un vera e propria enciclopedia del jet set globale.

Da Tony Blair al re di Giordania e alla regina Elisabetta, da Julio Iglesias a Shakira, passando per Elton John e Claudia Schiffer, ma soprattutto imprenditori, finanzieri e magnati. Un gruppo di giornalisti investigativi, l’International consortium of investigative journalists (Icij) ha condotto una lunga indagine trovando conti bancari per 32mila miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti immobili, yacht, jet e opere d’arte di maestri come Picasso e Banksy.

Particolarmente numerosi sono gli uomini politici di primissimo piano che compaiono tra i clienti delle società “offshore” come Tony Blair, il ministro dell’Economia olandese, Wopke Hoekstra, il presidente del Montenegro, oltre a vari personaggi vicini a Putin,  solo per citarne alcuni.

Ma dietro questa grande operazione mediatica potrebbero esserci risvolti e soggetti molto lontani dalla narrazione fatta dei coraggiosi giornalisti che raccontano le malefatte dei potenti.

L’operazione Pandora è costata molti soldi, 600 giornalisti che lavorano per un lunghissimo periodo nel ricostruire una complessa trama di intrecci finanziari costano milioni di dollari: chi li ha pagati?

E qui la storia si fa interessante perché nella lista dei donatori della organizzazione no profit di giornalisti investigativi ci sono la Open Society di George Soros e molte altre fondazioni da lui finanziate. Lo spregiudicato speculatore finanziario è tra i principali finanziatori dei “giornalisti indipendenti” che denunciano i crimini finanziari. Un assoluto paradosso.

Tra i principali partner del consorzio giornalistico Icij c’è anche l’OCCRP,Organized Crime and Corruption Reporting Project, che ha tra i suoi finanziatori, oltre allo stesso Soros, fondazioni miliardarie come la Ford Foundation e il Rockefeller Brothers Fund, ma anche  l’Unione Europea e Stati come la Gran Bretagna, la Svezia e la Danimarca.

In pratica le aristocrazie finanziarie occidentali, insieme a vari Stati aderenti alla NATO, finanziano centinaia di giornalisti investigativi, presentati come “liberi” e “indipendenti” per condurre indagini giornalistiche di forte impatto a livello geopolitico, i cui risultati vengono ripresi subito da tutta la stampa occidentale.

I giornalisti, finanziati con milioni di dollari, sono spesso attivisti antigovernativi in Stati i cui governi sono visti con ostilità dagli USA, come ad esempio il Venezuela, ed hanno supporto dalla CIA e da altre agenzie di intelligence occidentali.

Insomma Icij è una macchina ricchissima e poderosa, nelle mani dei servizi e dei deep state atlantici, tramite la quale si possono colpire avversari geopolitici, nemici interni o alleati indisciplinati.

E se si guarda bene nei documenti scoperti dal consorzio di giornalisti notiamo che tra i 336 uomini politici scovati dall’inchiesta la maggior parte sono russi (vicini a Putin), africani e sudamericani.

Sotto questa luce l’inchiesta più che uno scoop di giornalisti coraggiosi appare un attacco (mediatico e di intelligence) dei servizi occidentali e del potere profondo atlantico, che si inserisce nello scontro tra Stati Uniti e alleati e potenze antagoniste come Russia e Cina e che punta soprattutto a colpire Putin e il suo entourage.

Arnaldo Vitangeli

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