Perquisizioni in tutta Italia, 17 provvedimenti giudiziari contro cittadini incensurati, sequestro giudiziario del canale telematico. No, non parliamo di una vasta operazione per smantellare una rete di terroristi islamici, e neppure di una complessa indagine per sgominare un’associazione di pericolosi pedofili. I “nemici pubblici” su cui si è abbattuta la mano dello Stato sono gli iscritti al canale telegram “Basta dittatura”, molto attivo nelle proteste contro il green pass.

Le accuse sono quelle di istigazione a delinquere e di istigazione a disobbedire alle leggi, il tutto aggravato dall’utilizzo di strumenti telematici. Tra gli obiettivi dei pericolosi commentatori ci sarebbe tra gli altri anche il Presidentissimo del Consiglio, (e un po’ anche della Repubblica) Mario Draghi. Nientemeno.

Da quello che pare trapelare dagli inquirenti i sovversivi indagati, nelle chat private si lasciavano andare a frasi del tenore di “andrebbero impiccati” o “meritano la fucilazione”, insomma espressioni inedite e mai sentite sui social nei confronti di politici o potenti vari prima di oggi.

Come se non bastasse i soggetti in questione proferivano svariati insulti nei confronti di chi aveva fatto il vaccino e rispettava le restrizioni. Cose da pazzi! Una minaccia di tale portata da fare apparire l’ISIS come un gruppo di boy scout in gita.

Ed in effetti il riferimento all’Isis o ad Al Queda non è fuori luogo se si pensa che le indagini sono state svolte sotto la direzione dei magistrati specializzati della Procura della Repubblica di Torino, gruppo terrorismo ed eversione.

Certo, a differenza dei loro colleghi del Vicino Oriente i “no vax” non hanno fatto saltare in aria nessuno, non hanno messo bombe e non hanno decapitato gli avversari, ma oltre ad essere poco educati in rete hanno altre gravissime colpe. In particolare di avere fatto da collante e da amplificatore della protesta, e come si sa nelle democrazia la protesta è un crimine inaccettabile.

Inoltre, come raccontano su “il Corriere” sul canale Telegram erano stati pubblicati i numeri di telefono di Palazzo Chigi, dall’ufficio per la Comunicazione a quello del programma di governo. Il fatto che si tratti di numeri pubblici di istituzioni pubbliche e che si trovano sugli elenchi del telefono non rende il fatto meno grave ovviamente.

Si ipotizza anche che alcuni attivisti abbiano chiamato e poi riattaccato dopo una sonora pernacchia, ma l’antiterrorismo su questo aspetto mantiene uno stretto riserbo e non fornisce ulteriori dettagli per non compromettere le indagini in corso.

Possiamo però tirare un sospiro di sollievo pensando che solerti funzionari dello Stato siano così attivi nel proteggerci dalla minaccia letale di gente che osa dissentire, protestare ed esprimere la propria rabbia in rete.

ARNALDO VITANGELI

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