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Notizie15 Marzo 2022

Ora l’Europa pretende “la riduzione del debito”. Si farà tassandoci le case?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Arnaldo Vitangeli analizza le recenti dichiarazioni dell'Eurogruppo riguardo alla riduzione del debito pubblico. Si discute anche delle implicazioni fiscali per l'Italia e della possibilità di un aumento delle tasse sulle abitazioni.
Punti chiave
  • L'Eurogruppo propone un aggiustamento fiscale per ridurre il debito pubblico.
  • L'Italia teme il ritorno di politiche austeritarie simili a quelle della Grecia.
  • Le regole dell'euro sono obsolete e non adatte a crisi economiche.
  • Aumentare le tasse potrebbe aggravare la situazione economica del Paese.
  • La riforma del catasto è vista come un possibile obiettivo di tassazione.
L'articolo

“Gli Stati membri con un debito pubblico elevato, concordiamo sull’opportunità di avviare un graduale aggiustamento fiscale per ridurlo, se le condizioni lo consentono. Questo aggiustamento dovrebbe essere inserito in una strategia credibile a medio termine, che continui a promuovere gli investimenti e le riforme necessarie per la doppia transizione e a migliorare la composizione delle finanze pubbliche”

Sono bastate queste poche righe, scritte nella dichiarazione dell’Eurogruppo sugli orientamenti di bilancio per il 2023 dai ministri delle Finanze dell’area euro, per ripiombare l’Italia nell’incubo dell’austerità.

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I più ottimisti si erano illusi che le istituzioni europee, dopo i disastri economici vissuti dai Paesi periferici, avessero definitivamente messo in soffitta le richieste dei Paesi “frugali” per l’attuazione di politiche recessive in stile Grecia per i Paesi con alto debito come l’Italia.

Ma il peccato originale alla base dei trattati che hanno istituito l’euro continua a riproporsi ciclicamente, con buona pace di quanti parlano di Europa che ha superato il paradigma dell’austerità.

Olanda & soci sono convinti che dopo la condivisione parziale del debito post pandemia e con la crisi devastante che le sanzioni porteranno nell’economia dei Paesi europei, primo fra tutti l’Italia, i soliti “scrocconi” vogliano fare pagare al contribuente nord europeo le spese pazze delle cicale del sud. Una narrazione tanto falsa quanto unanimamente accettata dalle opinioni pubbliche dei Paesi “virtuosi”, ma che è alla base del rifiuto di cancellare il Patto di Stabilità, propendendo al massimo per una riforma “cosmetica” di singoli aspetti.

Le regole alla base dell’euro, pensate negli anni 90 in piena fase di assolutismo neo liberista, sono concepite per funzionare in una fase di crescita costante e illimitata, e affidarsi al mercato e solo al mercato per finanziare il debito pubblico equivale a condannare al suicidio i Paesi che si trovino in difficoltà, o abbandonarli alla speculazione durante le fasi di crisi, come è successo con la Grecia.

D’altronde l’alternativa (una banca centrale prestatore di ultima istanza) significa mettere in comune i debiti, come avviene per Usa, Cina e tutti gli Stati, cosa che i membri dell’UE non vogliono fare, non rappresentando l’UE uno Stato o un popolo unico.

Prepariamoci dunque a “politiche fiscali” che mirino alla graduale riduzione del debito, che tradotto significa aumento delle tasse per diminuire l’ammontare del debito. Una politica che sappiamo essere fallimentare, visto che aumentando le tasse e tagliando gli investimenti il PIL diminuisce e quindi il debito, in proporzione, aumenta.

Lo hanno sperimentato a loro spese la Grecia e l’Italia, chiamate a grandi “sacrifici” che hanno portato alla fine a un maggiore indebitamento.

A questo punto c’è solo da capire su cosa punteranno per aumentare la pressione fiscale.

Draghi ha voluto, a costo di rischiare la crisi di governo, che la riforma del catasto venga portata avanti, come ci chiede l’Europa; vogliamo scommettere che proprio le nostre case siano entrate ora nel mirino dei falchi di Bruxelles?

ARNALDO VITANGELI

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