Ullapeppa, gli 007 svelano l’interesse della Russia alla destabilizzazione dell’Italia, nientepopodimeno. Al netto di tutto ciò che 24 brevi ore si sono incaricate di smentire o di bollare come già noto e al netto delle conseguenti figure di palta, del famoso articolo “Ombre russe dietro la crisi” pubblicato ieri, giovedì 28, su La Stampa resta in piedi una cosa. E’ sintetizzabile con questo concetto: secondo la testata torinese, l’idea di porre fine alla guerra in Ucraina attraverso trattative con la Russia va a braccetto con un’altra idea: quella di destabilizzare – ovvero tradire – la patria.

Si potrebbe poi discutere se la patria oggetto è l’Italia, o se invece la patria della Stampa è identificabile con l’atlantismo a trazione statunitense:  e non con la nazione. Ma qui entrano in scena le valutazioni. I fatti sono altri: e sono un filino impietosi.

“Ombre russe dietro la crisi”, a firma di Jacopo Iacoboni, è riservato agli abbonati. Ha fatto talmente clamore che mezzo web l’ha ripreso. E’ dedicato a retroscena del ventilato ed abortito viaggio di Salvini in Russia, in maggio, che avrebbe avuto appunto lo scopo di porre premesse per colloqui di pace.

Questi retroscena verrebbero da “documenti dell’intelligence”. Si evincerebbe  così che un funzionario dell’ambasciata russa in Italia domandò ad un emissario di Salvini se i ministri della Lega erano intenzionati a dimettersi. La domanda, secondo La Stampa, sarebbe la prova del “possibile interesse russo a destabilizzare gli equilibri del Governo italiano” attraverso il viaggio di Salvini.

L’articolessa è lunghetta assai, ma questo è il nocciolo del presunto scoop. Presunto, perché nel giro di poche ore il quotidiano La Verità ha rivendicato la ricostruzione dei retroscena come propria: anche questo articolo è a pagamento, qui una ripresa. In effetti La Verità aveva già pubblicato tutto da mo’. Tutto, salvo la domanda del funzionario dell’ambasciata russa e la conseguente “destabilizzazione dell’Italia” citata dai documenti di intelligence. Ed è la prima figura di palta delle ombre russe.

La seconda figura di palta riguarda i “documenti di intelligence”. Nulla di quanto ha scritto La Stampa viene dai servizi segreti italiani, ha fatto sapere il sottosegretario Gabrielli. Praticamente il replay della smentita alla lista di proscrizione con i nomi dei “putiniani” che il Corriere della Sera avrebbe ricevuto dal Copasir.

A proposito di questa seconda figura di palta è però sceso in campo la direzione  della Stampa. Altro articolo per abbonati, altra ripresa:  il quotidiano “conferma che i documenti visionati dal nostro giornale sono una sintesi informale del lavoro d’intelligence sulla vicenda”.

Praticamente dice: fidatevi di noi, La Stampa scrive il vero. Fidarsi, come quando La Stampa pubblicò in prima pagina “La carneficina”, la foto terribile che  mostrava gli effetti di un bombardamento lasciando intendere che l’avessero effettuato i russi: non c’era una sola riga per dire che la strage l’aveva invece compiuta l’esercito dell’Ucraina nella città filorussa e separatista di Donetsk.

E ancora, fidarsi come quando lo stesso Iacoboni delle ombre russe svelò sulla Stampa gli oscuri meccanismi della rete di cyber propaganda del M5S (la Russia di Putin citata già in seconda riga) e il ruolo in tutto questo svolto da una certa Beatrice Di Maio. Si scoprì poi che Beatrice Di Maio era la moglie di Brunetta, non la longa manus di Putin.

Siamo in campagna elettorale, nella barca dell’atlantismo a trazione statunitense potrebbe aprirsi una falla. Questo, forse, potrebbe essere il retroscena dei presunti retroscena sulla “destabilizzazione”.

GIULIA BURGAZZI

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