In un momento in cui gli automobilisti, non solo famiglie, ma anche rappresentanti di commercio, commessi viaggiatori, ecc, ecc, soffrono il rincaro dei prezzi dei carburanti dovuto ai rincari applicati a causa delle sanzioni del conflitto russo, c’è chi può vantare di generare profitti anche durante la guerra.

E’ il caso di ASPI, una delle più grandi concessionarie della rete autostradale italiana, che si è vista riconosciuta dal Ministero  una cifra che si aggira attorno a 542 milioni e altri se ne aggiungeranno.

Ricordate infatti il decreto Ristori – e le sue varie reincarnazioni(bis, ter, ecc ecc)- quello che doveva assicurare un aiuto a tutte le aziende che, a causa del lock down imposto dal governo nel 2020, dovettero interrompere la loro attività e si videro d’un tratto senza più introiti e senza sapere quando, e in che modalità, avrebbero potuto riaprire?

L’aiuto statale ammortizzava tra il 10 e il 20 per cento dei mancati ricavi, ma senza superare il tetto di 150.000 euro per ogni singola azienda.

Ma le regole in Italia non valgono per tutti, si sa.

Se fosse stata applicata la regola valida per bar, ristoranti , e attività commerciali in generale, il rimborso si sarebbe potuto attivare solo se la perdita di fatturato fosse stata superiore al 33 per cento, prendendo in esame la differenza di introiti tra il 2019 e il 2020, Aspi in realtà ha registrato una mancata entrata di pedaggi pari al 26 percento, per cui non avrebbe non avrebbe dovuto incassare neppure i famosi 150.000 euro.

Ebbene nel caso di Autostrade è  bastata la circolare di un funzionario per ampliare i benefici: altro che 150000 euro, arrivano ben 542 milioni.

E come dicevamo prima altri ne seguiranno poiché la cifra erogata copre solo i  primi quattro mesi del 2020 a cui poi bisognerà aggiungere la differenza per i mesi mancanti, per una cifra che si aggirerà attorno al miliardo, un miliardo sfilato di tasca ai contribuenti.

Tutto questo a quattro anni dal crollo del ponte Morandi che seppellì 43 persone quando Giuseppe Conte corse a Genova, garantendo che il suo governo” non avrebbe atteso i tempi della giustizia per punire i responsabili del disastro”.

Tutto finì con una tesoretto donato dal Governo di circa 9 miliardi ai Benetton con i quali oggi tentano la scalata ad Atlantia, la loro stessa ex società.

ANTONIO ALBANESE

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