Molte star dello spettacolo si sono pubblicamente schierate a sostegno o contro la narrativa, a volte mettendo su delle vere e proprie querelle. Ma quando è una terza parte a dover decidere che direzione dare alla sua piattaforma oppure a chi dare voce e a chi toglierla, le cose cambiano. Arbitro del contendere è oggi Spotify e, udite, udite, tra Joe Rogan e Neil Young, ha supportato il personaggio controverso e complottista Rogan, preferendolo al re della musica country schierato con la narrativa Covid.

Joe Rogan, presentatore, commentatore e opinionista americano famosissimo per le sue posizioni fortemente anti sistema, in diversi episodi  del suo podcast ha parlato bene dell’ivermectina, oltre ad essere colpevole di aver invitato  diversi medici vaccino- scettici del calibro del Dr.Malone a sostegno della sua posizione contro la narrativa ufficiale. Per la narrativa COVID friendly la posizione di Rogan è ovviamente insostenibile, e seppur un tempo personaggi con visioni della vita molto diverse potevano coesistere e spartirsi uno spazio comune nello show biz, oggi non più. Tutto è ingigantito, dilatato, ognuno di noi viene etichettato e inserito in un preciso gruppo da cui deve star attento a non uscire.

Neil Young ha più volte affermato che le sue posizioni e quelle di Rogan sono incompatibili, nella speranza che il sistema avrebbe scelto lui, e ha quindi lanciato un vero e proprio ultimatum alla piattaforma musicale. O Spotify elimina dalla programmazione il podcast di Rogan oppure lui se ne va perché la piattaforma diffonde disinformazione sul Covid.

“(…)Spotify rappresenta oltre il 60% della musica che i miei sostenitori ascoltano in giro per il mondo e non voglio nella maniera più assoluta che la mia figura sia accostata a quella di persone che sostengono folli teorie antiscientifiche e mortali come Joe Rogan (…)”, ha dichiarato Neil Young, sottolineando anche l’importanza che i media rivestono nella diffusione di notizie vere o false che siano “(…) chi ascolta Spotify non ha le competenze per comprendere cosa sia vero oppure no, e specialmente i giovani sono influenzabili al punto che credono che ogni cosa pubblicata su Spotify sia vera(…)”. Il musicista nel proseguire il suo duro attacco contro Spotify continua dicendo “(…) mi auguro che molti altri artisti seguano il mio esempio e si facciano rimuovere dalla piattaforma che pretende di fare tutto questo nel nome della Verità con la V maiuscola(…)”.

Fino allo scorso mercoledì Spotify è rimasta a guardare, in silenzio per valutare bene le sue mosse. Non vogliamo illuderci che lo abbia fatto per amore della verità, quanto piuttosto per amore del vento che tira e ultimamente sappiamo non tirare un buon vento per il regime ed i suoi sostenitori.

Con buona pace di Neil Young, che si dichiara orgoglioso di migrare su piattaforme che garantiscono anche  una qualità migliore di suono che finalmente rende giustizia alla sua arte pluriennale, Spotify alla fine ha preso la sua decisione: Neil Young è out.

Di conseguenza anche il covid friendly.

MARTINA GIUNTOLI

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