Salvini”Where on the deck my Captain lies,/Fallen cold and dead”. I versi che Whitman dedicò a Lincoln possono essere ironicamente riferiti al più modesto Capitano della Lega Nord Matteo Salvini reduce dal più spettacolare suicidio politico e comunicativo della storia italiana. In pochi giorni è riuscito a piantare gli ultimi due chiodi sulla sua stessa bara, e l’ultimo è stato ieri con un tweet su Sanremo.

“Fra polemiche, spot alle droghe, saluti comunisti e “battesimi” a petto nudo, l’unica certezza è lui: unico, semplice, inimitabile Fiorello”. Ecco, Fiorello, quello che con la sua gag sui danneggiati da vaccino ha fatto incazzare mezza Italia. Che ha fatto incazzare soprattutto persone vicine alla Lega. Il tweet ha ricevuto oltre duemila commenti di insulti e molti di ex elettori: “mi strapperei il braccio col quale ti ho votato” scrive l’utente “Benevolenza” mentre “Fornjot AG” posta l’immagine di un samurai in procinto di fare seppuku scrivendo “oramai ti resta solo una via onorevole”. L’utente “Valevale” è una danneggiata da vaccino e scrive “Il signor Fiorello si è reso protagonista di una “gag” del tutto irrispettosa e crudele per noi #vaccineinjured e anche lei fa finta di niente?!? Siamo invisibili noi? Malati di serie Z? Un cenno di solidarietà, per noi, mai?”. Tra i commenti anche quello del vaticanista Marco Tosatti che dice “Detto fra noi: si è bevuto il cervello, o non l’ha mai avuto e fingeva?”.

Lo scivolone comunicativo su Fiorello segue il disastro della rielezione di Mattarella, evento dal quale nessuno esce bene (tranne forse Giorgia Meloni) ma dal quale lui esce peggio degli altri: sette anni fa scriveva “Mattarella non è il mio presidente”. E tra Mattarella e Fiorello abbiamo le mascherine fotoshoppate. Un disastro su tutti i fronti.

Ma ve lo ricordate Matteo Salvini, il Capitano? Quel capopopolo in grado di fiutare l’umore della gente? Quello che denunciava le politiche europeiste di Mario Draghi? Quello che flirtava con Donald Trump? Il politico che aveva preso una Lega oramai distrutta dalle mattane del vecchio Bossi, dal Trota, dagli scandali e dai risibili riti similpagani sul dio Po e l’aveva portata al governo? Dal 2019 non pare più lui.

In principio fu il Papeete. Un autogolpe che fece cadere l’esecutivo gialloverde nella maniera più ridicola possibile: in una spiaggia estiva. Questo riportò il PD al potere. Il Papeete fu già un notevole danno d’immagine per via del ridicolo, ma, tutto sommato, per molti suoi sostenitori l’onore era ancora salvo: la colpa ricadde infatti soprattutto sulla parte grillina, tacciata come opportunista e doppiogiochista. Matteo Salvini ne uscì ancora relativamente indenne.

Poi ci fu la pandemia. E lì cominciarono i guai grossi. Salvini perse totalmente i contatti con il suo elettorato, mentre i suoi governatori e sindaci divennero tra i più feroci mastini della dittatura sanitaria. Il Capitano sembrò non riuscire più a tenere a bada un vero ammutinamento, mentre una parte della Lega gettò la maschera mostrando un volto truce. Sui social la Caporetto fu totale, per quello che era stato uno dei più abili comunicatori via social. Il problema immigrazione era passato in secondo piano, il Capitano che si presenta come uomo comune che si mangia pane e nutella andava bene in altri tempi, meno drammatici. Nel contesto dei piccoli commerciante che devono lottare prima contro i decreti demenziali di Conte, poi contro quelli demenziali di Draghi, il Capitano che mangia la nutella o le banane su Instagram è quasi un insulto. La macchina schiacciasassi comunicativa che ha fatto la fortuna di Salvini si era inceppata. Salvini pareva non riuscire più a capire i tempi.

L’entrata nel governo Draghi non è stata apprezzata. Gli ultimi giapponesi giustificavano dicendo: all’interno del governo magari può agire sottotraccia. Ma quegli elogi sperticati al banchiere Draghi fatti da uno che è stato fra gli alfieri del sovranismo europeo e che in passato aveva direttamente attaccato Draghi suonavano male anche ai più benevoli. E, di fatto, la Lega non ha fatto nulla per contrastare le misure del governo Draghi, misure che sono un unicum. Anzi, al solito, i ras leghisti (dai governativi ai regionali) si sono mostrati perfetti kapò.

E infine abbiamo la Waterloo della rielezione di Mattarella, il colpo di grazia che favorisce Giorgia Meloni. La quale demolisce Salvini con un tweet destinato a restare “Salvini propone di andare tutti a pregare Mattarella di fare un altro mandato da Presidente della Repubblica. Non voglio crederci”. Quel “non voglio crederci” probabilmente è stato ripetuto dagli ultimi salviniani, oramai in procinto di traslocare sul carro di Fratelli d’Italia. Salvini attacca la Meloni dandole della fascista, delira di un Partito Repubblicano all’americana, ma è finita.

Un suicidio che può ricordare quello dell’altro Matteo, quello di Firenze. Ma ci sono differenza sostanziali. Renzi è un politico consumato, arriva dalla scuola democristiana (mica fischi), da buon fiorentino è un discepolo di Machiavelli e ha giocato magnificamente le sue carte: con numeri da prefisso telefonico si pone come l’ago della bilancia, tenendo per gli attributi tutte le forze politiche e giocando un ruolo da king maker: lui ha fatto fuori Conte, lui ha “eletto” Draghi, e lui di fatto è stato anche il regista della rielezione di Mattarella.

Matteo Salvini da Milano non ha quella stoffa. Arriva dalla sagra del salame d’oca di Mortara (e dal centrosociale Leoncavallo), quella è la sua scuola. Chi l’ha conosciuto lo sa: è un bravo ragazzo. Un bravo ragazzo accerchiato da lupi, i lupi della politica. Machiavelli diceva che il principe deve essere volpe e leone allo stesso tempo. Salvini ha tentato di usare malamente solo il leone, la volpe proprio non è nella sua natura. Non è nemmeno da escludere che abbia ricevuto minacce, come accadde a Berlusconi: la politica è sangue e merda, diceva Rino Formica. Appunto, anche sangue. L’Ue non vuole populisti al governo, è disposta a tutto per sabotarli.

Ora lo spazio lasciato vuoto da Salvini andrà riempito. Al momento ci prova la Meloni, ma crediamo che sia giunto il momento per forze politiche completamente nuove.

ANDREA SARTORI

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