L’informazione indipendente, la libera circolazione delle idee sembrano destinate a restare un ricordo: tutto il mondo della comunicazione, dietro il paravento della moderazione dei contenuti, esercita una forte limitazione su chi punta ad allenare il pubblico ad un pensiero attivo, alternativo a quello proposto dal mainstream.

Lo abbiamo visto con social network,  spazio dove ormai transita la maggior parte del dibattito pubblico: i loro famigerati “termini di servizio” sono usati per selezionare cosa può essere detto e cosa no decidendo per miliardi di persone quali espressioni e comportamenti siano appropriati.

I siti web personali, i blog, le testate giornalistiche, non dovendo rispettare alcuna regolamentazione decisa da privati ma solo le leggi vigenti, potevano permettersi di mantenere un certa indipendenza senza rischiare di essere oscurati.

Almeno fino ad oggi, o meglio fino a ieri. Lunedi 22 agosto, Google, monopolista nel settore della ricerca web, ha rilasciato “Helpful Content Update”  un nuovo algoritmo che punta a penalizzare  i siti che diffondono notizie “imprecise, non verificate o fuorvianti”. Per il momento riguarderà solo gli utenti di lingua inglese ma nei prossimi giorni verrà esteso a livello globale.

L’azienda dichiara di aver preso di mira soprattutto i titoli e i contenuti “clickbait” – acchiappa click- sensazionalismi che poi nei contenuti non riflettono la pomposità del titolo. Ma non solo.  Ad essere premiati, risultando in cima alle pagine di ricerca, saranno i contenuti “credibili e che aiutano le persone”, con test di qualità e valutazioni a cura di revisori umani.

Ecco quindi che, ancora una volta, sarà una linea guida a decidere se ad un determinato sito possa essere data una certa visibilità oppure se questo debba essere destinato all’oblio, relegato magari alla centesima pagina di ricerca di Google: si applica la stessa filosofia dei social network insomma.

Non importa quindi che qualcuno abbia da offrire, al pubblico che lo cerca, una lente diversa per analizzare i fatti, non importa che a farlo sia una testata regolarmente registrata: non sarà più il pubblico a scegliere come informarsi e chi premiare, i contenuti a cui dare maggior visibilità saranno quelli che seguiranno la politica dell’azienda. Gli utenti vengono letteralmente trattati come bambini da prendere per mano e guidare verso l’informazione “corretta”, che lo vogliate o no.

Scacco matto all’indipendenza della stampa e alla libera circolazione delle idee.

ANTONIO ALBANESE

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