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Notizie3 Luglio 2023

Nuovi vaccini per future pandemie, ecco il contratto Ue

Di ·642 contenuti pubblicati
Nuovi vaccini per future pandemie, ecco il contratto Ue
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La Commissione Europea di Ursula von der Leyen ha firmato un nuovo contratto per nuovi vaccini: l’ennesimo. Stavolta paga profumatamente alcune case farmaceutiche, compresa Pfizer, solo per tenersi pronte a produrre centinaia di milioni di dosi, casomai servissero per contrastare una nuova pandemia. Se poi la Ue deciderà di comprare queste dosi, si accomoderà nuovamente alla cassa con i soldi dei contribuenti.

I dettagli come al solito sono segreti. In base a quanto la Commissione Europea ha reso noto venerdì 30 giugno 2023 e alle informazioni giornalistiche, l’accordo riguarda la potenziale produzione di 325 milioni di dosi di vaccino all’anno. Comprende vaccini con tecnologia a mRna, come quelli per il Covid, ma anche a vettore virale e a base di proteine. Non ha relazioni con gli acquisti di vaccini Covid.

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NON SOLO PFIZER

La Pfizer dovrà tenersi pronta a produrre i vaccini a mRna nei suoi impianti in Belgio e in Irlanda. L’olandese Bilthoven Biologicals B.V è incaricata dei vaccini a vettore virale; le spagnole Reig Jofre e Laboratorios Hipra di quelli a base di proteine.

In cambio del denaro, le società farmaceutiche si impegnano a tenere aggiornati gli stabilimenti e a monitorare le loro catene di approvvigionamento, compreso lo stoccaggio “ove necessario”. In caso di una nuova emergenza sanitaria, potranno così offrire rapidamente all’Ue i loro prodotti.

Il contratto ha una durata di quattro anni, prorogabile per ulteriori quattro. Gli aspetti pecuniari non sono stati ufficializzati. Secondo indiscrezioni, per il semplice fatto di tenersi pronte a scattare in caso di necessità le case farmaceutiche riceverebbero 160 milioni all’anno. L’Ue inoltre avrebbe accordi analoghi con Seqirus e GlaxoSmithKline a proposito della produzione del vaccino contro un’eventuale epidemia di influenza aviaria.

QUALI NUOVI VACCINI?

La mancanza di dettagli induce varie domande e non consente di trovare risposte. Cosa accadrebbe in caso di epidemia dovuta ad un agente infettivo contro il quale non esistono vaccini noti? Le case farmaceutiche del contratto si troverebbero in pole position per l’approvazione nell’Ue dei rispettivi preparati?

E ancora: in cambio dei 160 milioni all’anno ricevuti solo per tenere caldi i muscoli, le aziende farmaceutiche saranno tenute a produrre vaccini per l’Ue a basso prezzo oppure potranno cercare di massimizzare i profitti?

Tutti misteri, anche se è fin troppo facile ipotizzare risposte affermative. La segretezza che ammanta prezzi e clausole dei faraonici e sovrabbondanti contratti Ue per i vaccini Covid ha sollevato infinite polemiche ma non ha smosso la Commissione Europea. Anche stavolta ha scelto la via degli omissis per proteggere gli interessi commerciali. Li ritiene, evidentemente, più importanti del legittimo interesse dei contribuenti a sapere che fine fanno i loro soldi.

Al di là delle belle parole, dunque, la Commissione Europea pensa che i cittadini abbiano il dovere di pagare, come se fossero servi della gleba: ma non il diritto di sapere.

GIULIA BURGAZZI

 

 

 

 

 

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