Senza bisogno che la Bielorussia attuasse le minacce, l’Unione Europea è riuscita da sola a chiudersi i rubinetti del gas. Lo stop tedesco di oggi al processo di certificazione che permetterebbe l’entrata in funzione del gasdotto Nord Stream II, dalla Russia alla Germania, è il più importante aggiornamento del grande risiko in atto nell’Europa orientale.

Il più importante e anche il peggiore: ripetutamente la Russia ha lasciato capire che avrebbe aumentato le forniture del suo indispensabile gas all’UE solo col Nord Stream II funzionante.

Gli altri gasdotti che conducono il gas russo nell’UE via Ucraina e via Polonia, del resto, comportano l’incasso di pingui royalties russe da parte di questi due Paesi di transito: ed essi brillano per le loro politiche estere non solo antirusse ma francamente russofobe. Non si può mica pretendere che la Russia continui a finanziarli…

L’UE in questo momento ha un disperato bisogno del gas russo. Lo scenario è da tempesta perfetta: altissimi prezzi del gas (ulteriormente aumentati alla notizia dello stop al Nord Stream II) e modeste quantità di gas in arrivo da rotte alternative a quelle che partono dalla Russia. Senza contare gli stoccaggi europei semivuoti.

Già da mesi il costo del gas e dell’energia ha messo in ginocchio interi settori produttivi, in Italia e non solo: le vetrerie artistiche di Murano costrette a tirare giù la serranda dopo due millenni di attività sono solo la punta dell’iceberg, senza contare che siamo in inverno e c’è bisogno del gas per scaldare le case.

L’Ucraina, che ora ha un ruolo di punta nel grande risiko dell’Europa orientale, ha sempre visto il Nord Stream II come il fumo negli occhi per due motivi. Primo, la perdita delle royalties per il passaggio del gas; secondo, suoi conti in sospeso con la Russia, legati alla guerra civile nelle province russofone dell’Est con le quali Putin ha ora varato una sorta di unione doganale. Essa è il simmetrico dell’unione doganale (accordo di associazione, si chiama) instaurato dall’UE con l’Ucraina nel 2014, quando – come piaceva agli Stati Uniti – l’ha strappata ai suoi storici legami con l’economia russa.

Anche gli Stati Uniti hanno sempre visto il Nord Stream II come il fumo negli occhi: oltre a favorire gli interessi economici della Russia, l’entrata in funzione del gasdotto dissuaderebbe gli europei dall’acquistare il gas statunitense trasportato via nave, che ci  costerebbe ancor di più per via delle spese di liquefazione, trasporto e rigassificazione.

Così, ancora una volta, dando l’alt al Nord Stream II, l’UE ha fatto un piacere agli Stati Uniti, seppure attraverso l’ente tedesco che si occupa di gas. Il conto di questo piacere di Bruxelles agli USA arriverà a tutti sotto forma di bolletta.

DON QUIJOTE

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