Di Enrica Perucchietti

Bloccato per una settimana il canale di Visione TV. Decine di video cancellati per “disinformazione in ambito medico”.

È ormai sotto gli occhi di tutti che la censura si fa sempre più violenta e opprimente. Ed è ora che si deve correre ai ripari e trovare piattaforme e soluzioni alternative per resistere alle milizie dell’Inquisizione digitale al soldo dei Padroni delle idee. Costoro vogliono, infatti, intimorire i giornalisti indipendenti e le voci divergenti per consolidare il loro monopolio della verità. Spingere le persone ad autocensurarsi per non incorrere in ammende e punizioni.

Il Potere da un lato utilizza la censura, dall’altra intende avvalersi di notizie preconfezionate e selezionate, in modo da garantire “orwellianamente” la propria infallibilità. Se ciò dovesse avvenire, la propaganda diverrebbe tutt’uno con l’informazione e la ricerca della verità sfumerebbe all’orizzonte come un sogno che si dissolve appena svegli.

Negli ultimi anni, stiamo assistendo al tentativo di creare una informazione certificata, le notizie col “bollino” di coloro che si arrogano il diritto e l’autorevolezza di essere gli unici depositari della verità, dall’altra alla frammentazione della conoscenza come se tutto fosse relativo, virtuale e prospettico, inconoscibile, legittimando pertanto il controllo e la revisione dei contenuti che non collimano con il catechismo del pensiero unico.

A ciò fa seguito una repressione censoria, incentivata dal Potere e acclamata dai media tradizionali, in evidente crisi di seguito oltre che di vocazione, che si è consolidata come una moderna forma di Inquisizione digitale con un nutrito apparato di debunkers e fact-checkers che è finito per fare da stampella agli algoritmi che revisionano ed epurano i contenuti scomodi sui social network.

La lotta contro la disinformazione on line si è infatti consolidata come un espediente per poter scardinare la libertà d’informazione e di opinione, arrivando progressivamente a imbrigliare il web, silenziando i contenuti divergenti e le voci di dissenso.

Plasmare, condizionare e uniformare l’opinione pubblica serve non solo a controllare ed eterodirigere le masse, ma anche a creare un essere umano “intercambiabile” e “unidimensionale”, come spiega Michel Onfray in Teoria della dittatura, «un uomo cioè che pensa come tutti gli altri, agisce come tutti gli altri, gode come tutti gli altri e riflette come tutti gli altri». Un clone tra i cloni che sia talmente svuotato e spersonalizzato da essere stato riempito dalla propaganda e dalla disinformazione del regime e che non prenda in considerazione non solo di non dissentire, ma nemmeno di macchiarsi di “psicoreato”.

Non a caso, la furia censoria iniziata nel 2020 con l’oscuramento dei contenuti non allineati da parte dei grandi colossi della Rete è diventata oggi conclamata. Persino sfacciata, come se dovesse fungere da un lato come grimaldello contro coloro che osano dissentire o esprimere ancora il proprio pensiero, dall’altra come gesto intimidatorio per spingere le masse a una forma di autocensura. I casi si sono moltiplicati negli ultimi anni, rendendo evidente come il Sistema si avvalga della censura per inibire il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero e persino di fare informazione.

Un’apparente assurdità, in quanto aziende private si arrogano il diritto di limitare la libertà di espressione, violando quelli che sono dei diritti costituzionali: le piattaforme social, sebbene appartengano a multinazionali straniere, sono diventate con il nuovo millennio un’agorà, un luogo di confronto e di dibattito pubblico in cui si forma e si confronta l’opinione pubblica e la discussione dei cittadini.  YouTube, Facebook, Twitter, Google stanno diventando sempre più potenti, trasformando spesso le loro azioni in atti autoritari nei confronti degli utenti, con conseguenze che pesano sul dibattito di una società democratica, andando a ledere lo stesso diritto di informazione.

Per sostenere e legittimare di fronte all’opinione pubblica questo fenomeno di Inquisizione digitale, taluni sono arrivati a parlare di “censura costruttiva”, spiegando come in una situazione di emergenza sanitaria sia “etico” e doveroso oscurare i contenuti “pericolosi” per salvaguardare la collettività dal rischio di disinformazione. Si è creato un pericoloso precedente che, in nome della sicurezza e della salute pubblica, fungerà da pretesto per continuare a sbriciolare il libero pensiero e il giornalismo alternativo.

Nella Libertà di stampa, George Orwell osservava che «se si incoraggiano i metodi totalitari, può venire il giorno in cui essi saranno usati contro chi li incoraggia, e non più a favore». Sono passati decenni, i protagonisti sono cambiati, ma la situazione sembra essere rimasta invariata; in Occidente siamo tornati a mettere in dubbio non solo la libertà di stampa, ma persino la libertà di pensiero, abbracciando proposte assurde e accarezzando l’idea che in democrazia non tutti abbiano lo stesso diritto a esprimersi. Non illudetevi: il Digital Service Act è solo l’inizio.

La libertà è diventata, dal canto suo, un accessorio, come se fosse un vezzo, una semplice “voglia” da appagare a cui si deve resistere, mentre gradualmente tutti i diritti ci vengono sottratti. Non c’è bisogno di leggi speciali in tema di opinione, soprattutto se tali leggi sono connotate ideologicamente: esse comportano sempre restrizioni di diritti e libertà e si pongono come anticamere di risvolti più inquietanti.

Se la censura sta erodendo progressivamente il pluralismo, svuotando il dibattito politico, etico e sociale, legittimando il silenziamento delle voci divergenti, portando di fatto alla costituzione di un monologo del Sistema, si stanno abituando i cittadini ad accettare gradualmente provvedimenti liberticidi che fino a qualche anno fa sarebbero stati impensabili e avrebbero suscitato reazioni forti e sollevazioni popolari. Inoltre, si sta cercando di inculcare nell’opinione pubblica l’idea che la verità possa provenire soltanto dai media mainstream, che costoro siano non solo autorevoli, ma addirittura infallibili e intoccabili. Una sonora menzogna, perché anche i mezzi di informazione di massa sbagliano, prendono sonore cantonate e, addirittura, assecondano maliziosamente linee editoriali legate al Potere in modo da garantire l’infallibilità del sistema. Infatti, radio, TV e quotidiani diffondono e hanno divulgato negli anni clamorose panzane, hanno evitato accuratamente di rettificare notizie false, esagerate e tendenziose e hanno falsificato la realtà per finire a fare becera propaganda. E continuano a farlo, ricorrendo persino alle tecniche auree dell’ingegneria sociale, finendo per lavorare al servizio degli spin doctors.

La consapevolezza di questo processo di avvelenamento della verità non deve abbatterci, deve semmai spronarci a scrollarci di dosso la passività con cui ci beviamo acriticamente tutte le notizie (menzogne comprese) dei media di massa, per tornare a esercitare il nostro pensiero critico e decidere di diventare dei soggetti responsabili. Non siamo più bambini e dobbiamo far valere i nostri diritti e i nostri doveri; allo stesso tempo il Potere non può trattarci come dei soggetti incapaci di intendere e di volere che vanno indottrinati ed eterodiretti.

Per farlo dovremo però imparare noi tutti ad affinare le nostre capacità di discernimento e di senso critico per immunizzarci dalla disinformazione e dalla propaganda che non provengono soltanto dal web ma, come abbiamo visto, anche e soprattutto dai media di massa.

In conclusione, il mio invito è quello di tornare a riflettere, ragionare e dubitare con la propria testa, a esercitare una ponderata “ermeneutica del sospetto”, in un periodo in cui il pensiero unico sembra voler plasmare, controllare e uniformare l’opinione pubblica creando, citando ancora Onfray, un essere umano “intercambiabile” e “unidimensionale”. Dobbiamo anche essere uniti e solidali e sostenere coloro che con coerenza e fatica hanno dimostrato di stare dal lato giusto della Storia.

È necessario denunciare apertamente le distorsioni della nostra epoca in modo che la nostra voce non ci venga tolta.

Per non finire intossicati dal fuoco della censura, per non morire nei roghi che il totalitarismo democratico sta appiccando con solerzia. Quella censura che bruciava i libri, che falsifica la storia, che riscrive il presente, che vuole riprogrammare le menti per tutelate gli interessi un manipolo di persone che si sono autoproclamate garanti della verità.

 

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