Quando, spenta ogni lampada, la sardana si farà infernale. E un ombroso Lucifero scenderà su una prora del Tamigi, dell’Hudson, della Senna, scuotendo l’ali di bitume semi-mozze dalla fatica, a dirti: è l’ora. Così Eugenio Montale, nei versi di Piccolo Testamento. Dietro l’universo simbolico dei monoteismi mediterranei, l’allusione al Lucifero bellico: il nazismo.

Giustamente, la critica letteraria si sofferma sulla sovrana maestà linguistica del Premio Nobel, la sua assoluta capacità plastica: nella certezza che sia proprio l’estetica (poetica, in questo caso) a supportare ogni possibile etica. Non può quindi prescindere dalla musicalità neppure il pensiero politico e laico dell’autore, magistralmente espresso.

MONTALE: NO AL DOGMA

Questo che a notte balugina nella calotta del mio pensiero, traccia madreperlacea di lumaca o smeriglio di vetro calpestato, non è lume di chiesa o d’officina che alimenti chierico rosso, o nero”. È estremamente esplicito, Montale: il problema non è il colore (il rosso, il nero) ma chi ne fa una bandiera dogmatica (il chierico, il propagandista).

Lungo quel piano inclinato, il risultato non cambia: l’esito è sempre la genuflessione dei sudditi, a cui è stato “spiegato” che la loro pretesa salvezza dipende da qualcosa di esterno e infinitamente superiore, ma incarnato nel potere terreno di una schiera di eletti. Il dogma poi è identico a se stesso, in ogni epoca: non solo indimostrato, ma presentato come apertamente indimostrabile.

TEOLOGIA POLITICA

Utilissimo, lo schema teologico, preso in prestito per legittimare agli occhi del pubblico i piani oscuri di qualunque malintenzionato. A scanso di equivoci: tutto questo non ha nulla a che vedere con la naturale proiezione spirituale dell’umano, la sua ricerca interiore, la sua domanda di infinito. Altra cosa è la manipolazione industriale del consenso, per fini non esattamente metafisici.

Il primo a saperlo è lo stesso Montale, che – sempre in quella celebre lirica – si guarda bene dall’adombrare la dignità multidimensionale dell’invisibile, la sua sfuggente verità impalpabile: “Solo quest’iride posso lasciarti a testimonianza d’una fede che fu combattuta, d’una speranza che bruciò più lenta di un duro ceppo nel focolare”.

FAGGIN: LA COSCIENZA

C’è chi la chiama, semplicemente, coscienza. Il professor Federico Faggin – geniale inventore del microchip – arriva a formulazioni piuttosto rivoluzionarie. Sostiene che la coscienza (umana, universale) sia addirittura una proprietà fisica: la componente più essenziale di tutto ciò che esiste. Prodigioso riflesso della fonte originaria della vita stessa.

Coscienza: sembra essere il vero bersaglio, in fondo, di tutti i maghi neri che ci stanno prendendo di mira con spregiudicata spietatezza. Ultimamente, tradiscono una strana fretta: come se temessero di avere le ore contate. Diversamente, non si spiega la vertiginosa accelerazione degli eventi avversi ai quali hanno sottoposto in primis l’umanità occidentale, che si era illusa di aver conquistato – una volta per tutte – un orizzonte irreversibile: quello dei diritti fondamentali.

GUERRA ALL’UMANO

L’altolà è arrivato nel modo più brutale, durante l’atroce primavera 2020, con la superstizione sanitaria imposta per decreto. Ma era figlia, anch’essa, di un’impostazione ideologica pseudo-teologica: non avrai altra verità che la mia. Corollario: se non obbedisci, ne sconterai le conseguenze. La pagherai carissima, la tua irriducibile aspirazione alla libertà.

Fino all’altro ieri, la civiltà occidentale – fondata sul lascito di Socrate e Platone – si specchiava nella sua capacità di coltivare l’arte del dubbio, sorgente di ogni vera scienza. Oggi, sapere è quasi proibito. L’imperativo categorico è diventato un altro: credere. Un salto indietro, nel tempo. Tra le braccia degli altri due assoluti: obbedire e combattere.

L’OCCIDENTE FEROCE

Il declino è stato vorticoso, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, con l’irruzione violenta della teologia neoliberista: battezzata nel sangue con il golpe cileno, in quel primo tragico 11 Settembre. Da lì in poi, un gioco maligno di riverberi e macellerie assortite: da un lato l’emarginazione e persino lo sterminio dei resistenti più scomodi, dall’altro l’imposizione di falsità sacralizzate, dunque sacrileghe.

La fine del mondo imminente, l’irrimediabile esaurirsi delle risorse terrestri. La superiorità intrinseca del modello capitalista finanziario e globalizzatore. La predestinazione soprannaturale dell’impero atlantico, da cui l’inevitabile scontro con le civiltà inferiori, arretrate e barbariche (peggio ancora se slave, riprovevolmente russe).

LA PAURA AL POTERE

Fiabe nere, per rendere totalitario il potere della paura. L’immondo debito pubblico, la divinità dei mercati, l’implacabile giustizia dello spread. E i terrorismi, i tagliatori di teste. Infine il morbo incurabile e dilagante, inarrestabile se non con le recenti prescrizioni zootecniche: distanziamento, arresti domiciliari e coprifuoco. Dulcis in fundo: profilassi sierologica e libertà a punteggio, riservata ai più docili.

Immancabile la crocifissione pubblica dei renitenti, messi all’indice come esemplari pericolosi, dopo aver piegato con il ricatto milioni di scettici e refrattari. Vietato porsi domande. Proibito eccepire. E questo vale per tutto. Vietatissimo, ad esempio, pensare che non sia affatto normale, che a raccomandare di accogliere religiosamente i profughi africani siano gli stessi mascalzoni che hanno letteralmente spolpato l’Africa, prima di dedicarsi – con il medesimo fervore umanitario – a quel che resta dell’Europa.

TERRORISMO CLIMATICO

Dogma: le cose stanno così, punto e basta. Non piove per mesi? Tua culpa: stai alterando il clima terrestre. Poi di colpo diluvia? Idem: tua maxima culpa. E le prove dove sarebbero? Dove sarebbe la validazione scientifica della teoria dell’origine antropica delle variazioni climatiche? Di nuovo: il problema non è il colore, il rosso o il nero. Il problema è sempre lui: il chierico, cioè il mago.

Dalla sua, però, il sommo manipolatore ha pur sempre un’attenuante. Un alibi piuttosto decisivo: quell’attenuante infatti siamo noi, che ancora lo stiamo a sentire. In maggioranza, scontiamo un handicap antico: il bisogno di essere rassicurati. Per questo tendiamo a fidarci: in genere, delle voci sbagliate. Se ne approfittano? Certo: ma sono circondate da fedeli, più che da cittadini.

LE PIAZZE VUOTE

Troppo spesso si preferisce non vedere. Sfugge, ai più, il reale significato dello scontro in corso in Ucraina. Nel 2021, le piazze ribollivano: in tanti contestavano l’iniquità insopportabile del Green Pass. Un movimento dai numeri rilevanti, certo. Ma lontanissimi dal turbare il sonno della maggioranza e dei suoi gestori politici.

I quali, oggi, si godono l’ultimo spettacolo: di fronte allo scandalo della guerra, infatti, quelle stesse piazze sono desolatamente vuote. Così, il dogma si rinnova: non avrete altra verità che la nostra. Il cattivo è Putin, sanguinario dittatore impazzito. Ma il vero colpevole sei soprattutto tu, che stai facendo ammalare la Terra. Visto cos’hai appena combinato, in Emilia?

GIORGIO CATTANEO

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