di Giulia Bertotto.

Myriam ha 34 anni, vive nella provincia di Como e si è vaccinata nel 2022. Una forza vitale esplosiva, una voglia di trasmettere coraggio travolgente. L’abbiamo intervistata perché la sua storia è molto più di una testimonianza sui danni da siero anticovid.

 

Myriam, ci racconti la sua storia, o almeno quella che inizia con la campagna vaccinale anticovid.

Ho fatto la prima dose del vaccino anticovid Nuvaxovid dell’azienda Novavax il 5 marzo del 2022 e ho accusato fin da subito diversi sintomi che mi hanno cambiato la vita: instabilità e perdita di equilibrio, fotosensibilità, pericardite, tensione muscolare, confusione mentale e altri disturbi. I medici incontrati nei primi mesi parlavano di ansia, suggestione, mi davano insomma quasi della pazza. Poi ho incontrato dei professionisti davvero competenti e sensibili, a cui sarò sempre grata, che hanno saputo riconoscere le mie problematiche: il dottor Fabrizio Salvucci, l’infermiera e naturopata Eveline Testa il dottor Alfredo Borghi e il neurologo (non diremo il nome per proteggere questa figura professionale NdR) sono riusciti a identificare la mia patologia. Mi è stata infatti diagnosticata una neuropatia delle piccole fibre, una malattia che colpisce il sistema nervoso periferico e che danneggia le piccole fibre nervose presenti nei muscoli, organi, pelle, alterando le loro funzioni. La diagnosi è stata riscontrata tramite biopsia della cute, in cui vengono valutate densità e morfologia delle fibre.

In questi due anni ho imparato tante cose. Certo, avrei preferito che la mia vita non subisse un cambiamento così sconvolgente e radicale, al punto di dover intraprendere un nuovo stile di vita. Ho dovuto rinunciare alla mia passione per il cavallo, per mesi è stato faticoso guidare la macchina, ballare neppure a pensarci, anche stare in piedi era faticoso. Facevo l’educatrice scolastica e non potevo provvedere pienamente a me stessa neanche sul piano lavorativo. Ho avuto paura, ho sentito estraneità dal mio corpo, poi però ho iniziato ad ascoltarlo e ho sviluppato una grande forza interiore e ‘resilienza’ (in questo caso la parola ha senso).

 

Attualmente si sta dedicando anche agli altri e non solo a se stessa.

Oggi faccio parte dell’Associazione Italiana Neuropatia delle piccole fibre, che grazie alle donazioni può fare progetti e lottare per i diritti di tutti coloro che sono colpiti da questa patologia, poiché ad oggi non esiste esenzione di nessun genere, la malattia non è regolamentata dallo stato italiano.

È stato molto frustrante quando nessuno mi credeva, ancora oggi ci sono parenti, conoscenti e amici che non credono alla mia esperienza, ma ho imparato a non dipendere dal loro giudizio, ho allontanato coloro che -magari perché si sono vaccinati e temono conseguenze negative sulla loro salute- hanno bisogno di negare la mia condizione. Vorrei dire che però mentre è legittimo allontanare le persone che ci fanno star male e che negano la nostra verità, non ha invece alcuna utilità giudicare gli altri. Vaccinati che giudicano non vaccinati, non vaccinati che giudicano i vaccinati. Giudicare è la peggiore malattia.

 

Come sta oggi, a distanza di due anni da quella iniezione?

I sintomi ancora presenti sono: stanchezza improvvisa, acufeni, intorpidimenti e bruciori, cefalea muscolo tensiva, instabilità ma di minore intensità, nebbia mentale, difficoltà a sollevare pesi, soprattutto con il braccio sinistro, anche delle confezioni di acqua, quindi diminuzione generale della forza.

La mia determinazione non mi ha mai abbandonata e io l’ho nutrita e coltivata con la meditazione, la lettura, lo studio. Inizialmente mi venivano consigliati ansiolitici e farmaci antiepilettici ma io ho scelto di non stordirmi con i medicinali e di cambiare alimentazione e modo di vivere, di stare con me e con gli altri. Ho seguito corsi online, mi sono documentata, ho imparato a leggere le analisi del sangue perché volevo capire davvero cosa mi stesse succedendo; dobbiamo essere persone consapevoli delle loro emozioni e di ciò che sentono, e di come si sentono, di ciò che dicono. Il nostro corpo parla e bisogna saperlo ascoltare, bisogna quindi volerlo ascoltare e disporsi per ricevere i suoi messaggi. Non mi sono mai arresa ad affermazioni come “Quell’attività non potrà più farla”. Il sapere ci rende liberi ma questo sapere deve diventare corpo e azioni altrimenti è una teoria. Ho iniziato un percorso con un personal trainer che si è già dedicato a persone con diversi tipi di neuropatia, anche non causate dai vaccini anticovid. Attualmente a livello lavorativo posso assicurare un part time, l’equitazione è un sogno che ho ritirato fuori dal cassetto per farne uno dei prossimi obiettivi.

 

Purtroppo non tutte le persone che hanno subito effetti avversi riescono a prendersi cura di se stessi allo stesso modo; non tutti abbiamo la stessa forza d’animo e non tutti hanno un quadro clinico che permette loro di leggere o stare in piedi; qualcuno è rimasto paralizzato o ha sviluppato una neoplasia.

Me ne rendo conto, ed è terribile quello che ci è stato fatto. Certamente ci sono condizioni oggettive diverse. Io sono stata aiutata dalla provvidenza perché i miei amici e soprattutto mio padre, mi hanno sostenuta sia a livello economico che affettivo ed emotivo. Alcune persone vengono lasciate sole. Un altro vantaggio di cui hi beneficiato sono i medicinali naturali, che hanno funzionato aggiunti alla voglia di vivere, di pormi obiettivi. Io posso solo offrire la mia testimonianza e provare a lanciare il mio messaggio: qualsiasi sia il tuo stato puoi cercare di non identificarti con esso, di impegnarti su te stesso. Per questo sto anche raccogliendo la mia vicenda in un libro. Uno dei miei motti è “Piccoli passi possibili”, una frase di Santa Teresina di Lisieux, una delle mie maestre spirituali. Nella fede ogni piccolo passo sarà una gioia sempre più grande.

 

Astrazeneca ha dichiarato che i suoi composti possono causare trombosi. Una plateale ammissione di colpa di fronte a quella che potrebbe dimostrarsi una strage, una pandemia da effetti avversi.

Quello che è stato fatto da aziende farmaceutiche, governi e istituti medici è mostruoso. E tra le conseguenze più tremende è che ci hanno messo gli uni contro gli altri. Mi capita di sentirmi dire “sei stata sciocca, non dovevi farti iniettare quella roba, ora ne accetti le conseguenze”, certamente ne accetto le conseguenze, ma questo modo di giudicare mi fa male. Non tutte le persone che si sono vaccinate hanno inneggiato al green pass o hanno applaudito alle discriminazioni. Voglio uscire da queste polemiche maligne, vorrei che i cittadini fossero più solidali tra loro, che lo fossimo veramente.

 

Molte persone hanno le loro ragioni ad essere risentite per le discriminazioni subite. Ma questo tipo di ragionamento sembra la legge della giungla: tu hai fatto un errore o hai un problema ma è solo tuo quindi non mi riguarda. Diciamo che occorre trovare un equilibrio tra responsabilità personale -innegabile- e stato civile, tra il peso del comportamento individuale e peso collettivo nello stato sociale.

Io, come milioni di altre persone, non volevo vaccinarmi, ma la pressione sociale e la minaccia di perdere il lavoro mi hanno fatto sentire con le spalle al muro. Quello che ora posso fare è prendermi cura di me, tornare a dare il mio contributo alla società con il mio lavoro con i più piccoli, cercare di avere maggiore attenzione agli altri, aprirmi con il cuore a chi incontro sul mio cammino.

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