Per caso c’è aria di battaglia navale? Dal primo gennaio, i principali assicuratori occidentali non copriranno più i rischi di guerra per le navi commerciali che trasportano merci nelle acque di Russia, Bielorussia, Ucraina. Lo riferisce l’agenzia Reuters.
Anche se Reuters non lo precisa, le prevedibili ripercussioni sugli scambi commerciali non colpiranno solo la Russia. L’Italia, ad esempio, avrà verosimilmente la sua parte di spine.
I rischi di danni legati alla guerra sono intuitivi per le navi da carico nel Mar Nero, dove Russia ed Ucraina possono confrontarsi direttamente. Allo stato attuale dei fatti, tuttavia, i rischi di guerra sono molto meno intuitivi negli altri mari intorno alla Russia e nelle acque interne della Bielorussia. Quest’ultima non partecipa al conflitto. Non ha neanche sbocchi sul mare, sebbene sia dotata di una rete di trasporto merci sui fiumi.
Perché mai una nave civile dovrebbe temere un missile nel Mar Baltico, nell’oceano Pacifico o addirittura nell’oceano Artico? Eppure…
Il problema, a quanto riferisce Reuters, riguarda il venire meno dei contratti di ri-assicurazione normalmente stipulati dalle società di assicurazioni navali per avere a loro volta una copertura assicurativa. Questi contratti di solito scadono il 31 dicembre. Le principali società occidentali che finora li hanno offerti e che rappresentano circa il 90% del mercato non sono più intenzionate a coprire anche i rischi di guerra in Russia, Ucraina e Bielorussia.
Se non hanno una ri-assicurazione, ovviamente le società di assicurazione sono molto restie ad offrire polizze. Se lo fanno, vogliono un compenso decisamente maggiorato. L’aumento si ripercuote ovviamente sul prezzo delle merci che le navi trasportano.
Reuters spiega la scelta dei ri-assicuratori con le forti perdite che essi hanno subito. Tuttavia si ricordano danni di guerra ad alcune navi commerciali nel Mar Nero: non però altrove.
Resta quindi il sospetto che la decisione di non ri-assicurare le navi costituisca un’applicazione estensiva e non richiesta delle sanzioni contro la Russia. Tipo le decisioni che impediscono ai gatti e ai cani russi di partecipare a manifestazioni internazionali.
In effetti, le navi da carico potranno avere difficoltà a salpare dalla Russia: a meno che non si attrezzino con assicurazioni e ri-assicurazioni alternative, come è accaduto per le petroliere.
Prevedibilmente, la mancanza della ri-assicurazione ostacolerà anche le navi in partenza dai porti dell’Ucraina per effetto dell’accordo che consente all’Ucraina stessa di tornare ad esportare il grano. Fino a questo momento, l’Italia è fra i Paesi che hanno ricevuto il maggior numero di navi cariche di grano ucraino.
Ma non solo le navi del grano. Merita una citazione anche il gas liquefatto russo che viaggia via nave. L’Unione Europea non ha istituito sanzioni sul gas russo. Anche se dai gasdotti ne arriva sempre meno, fra gennaio e ottobre le importazioni nell’UE di gas liquefatto russo sono aumentate del 42%. Ovviamente il gas liquefatto russo è trasportato da navi partite da porti russi. Dal primo gennaio, queste navi gasiere non avranno più la ri-assicurazione per i danni di guerra. E chissà se, e a quali condizioni, riusciranno a viaggiare.
GIULIA BURGAZZI



