In queste ore Bruxelles prepara una gigantesca insalata russa. Il summit della NATO e quello dei ministri sull’energia maneggiano numerosi ingredienti potenzialmente esplosivi. Ucraina, Russia, guerra, prezzo dell’energia, approvvigionamenti di gas… Temi di peso e fra loro intrecciati.  Delle decisioni, noi pagheremo le spese: e non in senso metaforico.

La mina vagante dell’insalata russa in corso di cottura a Bruxelles si chiama Polonia. Al vertice NATO sulla guerra, la Polonia (sostenuta, pare, da altri Paesi) intende proporre l’invio in Ucraina di un “contingente di pace” formato da 10.000 uomini “in grado di difendersi”.

La Russia non l’ha presa per niente bene: porterebbe allo scontro diretto fra Russia e NATO, ha fatto sapere. Per questo, almeno ufficialmente, sia la NATO sia gli Stati Uniti sono contrari. I polacchi – le teste di cuoio antirusse dell’Occidente – sostengono tuttavia di aver raccolto dietro le quinte l’appoggio di vari Stati. Si parla di Danimarca e Paesi baltici.

Al vertice NATO partecipa in videoconferenza Zelensky. Non è solo un’altra tappa del suo giro del mondo virtuale che ha toccato anche l’Italia. E’ la rappresentazione plastica del fatto che l’Ucraina, pur non facendo parte della NATO, non ne è neanche – come dire? – esclusa. E siccome Zelensky continua a martellare per un maggior coinvolgimento della NATO, anche la sua presenza virtuale a Bruxelles ha qualche potenziale esplosivo.

Anche il presidente statunitense Biden è a Bruxelles per il vertice NATO. Le anticipazioni ufficiali dicono che vuol proporre nuove sanzioni contro gli oligarchi russi e che vuol chiedere agli alleati di mostrare compatta unità. Un pochino generico…

Già più significativo invece il fatto che, dopo il vertice, Biden andrà in Polonia: visiterà di persona teste di cuoio antirusse dell’Occidente. E anche questo ingrediente dell’insalata russa bruxellese non è da prendere alla leggera.

A Bruxelles è previsto un incontro fra Biden e i vertici dell’Unione Europea. Secondo le anticipazioni, con l’occasione USA ed UE troveranno un accordo sull’energia. Traduzione probabile: l’UE si piegherà ai voleri statunitensi e accetterà di comprare ancor meno idrocarburi dalla Russia, o addirittura di non comprarne più.

Questo è davvero esplosivo: ma per gli europei – famiglie e aziende – e non rispetto alla situazione geopolitica internazionale. Significa avere ancor meno energia e pagarla ancora di più. I precedenti rincari hanno già causato bollette stratosferiche e economia in crisi. Figuriamoci i rincari futuri…

In cambio gli USA, bontà loro, dovrebbero dare ai bravi bambini europei un po’ del loro stracaro gas liquefatto. Ma questo conviene a loro: conviene agli USA, e non a noi. Oltretutto, non si parla né di quantità garantite né di prezzi massimi.

Gli USA dovrebbero dare (o promettere) all’UE anche dell’idrogeno, sempre in quantità e a prezzi non specificati. Solo che per usare l’idrogeno come vettore di energia servono apposite infrastrutture: che non esistono, o solo a livello embrionale. E, va da sé, è impossibile realizzarle dalla sera alla mattina.

La questione energetica è così grave che l’UE sembra scossa da convulsioni. Un giorno sì e l’altro anche, escono provvedimenti e intendimenti nuovi. Gli sviluppi in questo campo sono due.

Primo: è in gestazione una proposta legislativa per obbligare gli Stati membri a riempire gli stoccaggi di gas almeno per l’80% in vista del prossimo inverno. Ma per riempire gli stoccaggi bisogna avere il gas: i problemi nascono proprio dal fatto che il gas invece manca. Secondo sviluppo: la Commissione Europea ha autorizzato gli Stati a finanziare le aziende in difficoltà per il caro energia. Non si parla però né di aiuti concreti alle famiglie né di rilassamento dei vincoli di bilancio. Ovvero, gli Stati non potranno finanziare le aziende aumentando il debito pubblico. Dovranno spremere i contribuenti già dolorosamente spremuti dalle bollette. Grazie, eh!

E sempre a proposito di energia, un altro ingrediente dell’insalata russa bruxellese è il vertice dei ministri. Si parlerà dei prezzi, già insostenibili e probabilmente ancor più insostenibili in futuro.

Girano ipotesi disparate e in quantità industriale: nessuna con apparente sostegno sufficiente. Sospensione o revisione del sistema di quote di emissione di anidride carbonica. Disaccoppiamento del mercato elettrico da quello del gas. Revisione del meccanismo UE in base al quale si forma il prezzo dell’elettricità:  deriva dal prezzo della fonte di energia più cara ma indispensabile per soddisfare la domanda, ovvero in pratica ora deriva dal prezzo del gas. Imposizione di un tetto massimo al prezzo del gas nell’Unione Europea.

L’Italia sostiene le ultime due proposte. Il problema è che, in un regime di libero mercato, imporre un tetto al prezzo del gas può voler dire due cose. Primo, fissare un tetto altissimo al quale tendenzialmente si allineerebbero tutte le offerte: un tetto così alto da renderlo inutile e anzi dannoso. Secondo, fissare un tetto ragionevolmente basso: e fare così scappare tutti i potenziali venditori.

GIULIA BURGAZZI

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