“Pogrom” è una parola russa che significa “devastazione”. Si riferisce a quelle sommosse popolari antisemite che prendevano di mira gli ebrei nella Russia zarista. Oggi siamo in presenza di nuovi inviti a pogrom, stavolta indirizzati ai russi.

Certo, si può pensare al caso isolato quando leggiamo di una bomba molotov lanciata contro l’abitazione di un cittadino russo residente a Castiglioncello, in provincia di Livorno. il fatto è avvenuto domenica e per fortuna va detto che il giornale “Livornotoday” definisce il gesto “folle”. Una volta sarebbe stato normale definire “folle” tale gesto: ricordo che le aggressioni contro persone di fede musulmana all’indomani dell’11 settembre o degli attentati a Charlie Hebdo vennero derubricati come folli. Oggi, purtroppo, non è più scontato.

Molto più grave quello che è accaduto a Napoli dove sono comparsi manifesti con volti di cittadini russi corredati da minacce scritte in un italiano approssimativo.

Questo non é il gesto di un folle isolato, ma una cosa pianificata da appartenenti alla comunità ucraina residente in Italia.

Uno dei vanti della civiltà occidentale stava nell’essere stata la prima a distinguere tra colpa individuale e colpa collettiva. In tempi più civili di questo, dopo episodi simili, la politica e gli intellettuali si sarebbero di certo spesi per fare distinguo. E’ ovvio che la signora Marina, minacciata nei manifesti apparsi in piazza Cavour a Napoli, non ha bombardato Mariupol né ucciso alcun bambino.

Ma la politica non solo tace, ma alimento lo scontro. Non un fiato è stato speso dal signor Draghi o da altri per rassicurare i cittadini russi residenti in Italia o anche i cittadini italiani di origine russa riguardo le non poche minacce che stanno arrivando. Minacce di pogrom. Questa è barbarie perché le colpe, vere o presunte, di Vladimir Putin non devono ricadere su cittadini comuni, molti dei quali contrari alla guerra.

I media italiani hanno la grave responsabilità di gettare benzina sul fuoco travisando alcune notizie. Prendiamo un’agenzia dell’Ansa che recita “Qui Berlino, centinaia in auto a sostegno di Mosca“. Ma se andiamo a leggere il testo scopriamo che la protesta era “contro la “discriminazione” dei russi in Germania” che è una cosa un po’ diversa.

Il “russismus” come viene chiamato in Germania il razzismo russofobo pare l’ultima discriminazione accettabile. Un tempo si diceva che la cristianofobia era l’antisemitismo accettabile, questo può valere anche per la russofobia. Perché il silenzio di autorità e intellettuali sulla discriminazione di cittadini russi spesso addirittura contrari alla guerra è imbarazzante. Ci auguriamo che prima o poi chi fomenta questo razzismo ne possa rispondere.

ANDREA SARTORI

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