I politici californiani che compongono il California Future of Abortion Council hanno appena lanciato una proposta estrema con cui intendono non solo codificare l’uccisione di bambini non ancora nati durante tutti i nove mesi di gravidanza, ma anche depenalizzare l’uccisione di neonati giorni o addirittura settimane dopo la nascita. Per capire questa deriva eugenetica bisogna risalire al pensierto del bioeticista Peter Singer che ha formulato teorie che con gli anni sono diventate casi da manuale, dal Protocollo di Groningen sulla “morte bambina” alle raccomandazioni del Royal College sull’eutanasia dei neonati disabili fino al parere del Nuffield Council on Bioethics, secondo il quale ai medici del Regno Unito dovrebbe essere imposto l’obbligo di staccare la spina ai bambini nati prima delle 22 settimane di gestazione.

Sostenitore del vegetarianesimo e dell’abolizione della vivisezione sugli animali (perché, semmai, si dovrebbe praticarla sui cerebrolesi o sulle persone in coma vegetativo), Singer è anche il promotore della cosiddetta Etica della Qualità della Vita che si contrappone a quella della Sacralità della Vita: ovvero un orientamento laico (e ateo) contrapposto a quello religioso (vitalismo etico o finalismo autoconservativo) che si basa sulla salvaguardia di tutto ciò che è “vita”.

Per Singer si deve distinguere nelle cure chi è persona da chi non lo è. È persona non solo chi ragiona, ma chi ha interesse per la vita. Pertanto ci sono umani che non sono persone (i neonati o i cerebrolesi) e non umani che invece sono persone (come cani, gatti, scimmie, elefanti e maiali).
Non tutte le forme di vita hanno lo stesso valore. In Ripensare la vita Singer scriveva: «Né un neonato né un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona».

Una volta abbandonato il vitalismo, secondo cui ogni “vita” è sacra e inviolabile (anche quella del feto), si arriva consequenzialmente a un’Etica della Qualità della Vita che, però, portata alle sue logiche conseguenze, giustifica l’aborto anche dopo i tre mesi, l’infanticidio per motivi eugenetici (patologie particolari come l’emofilia o disabilità del neonato), morte volontaria, sperimentazione sui cerebrolesi, ecc.

Il pensiero singeriano, declinato poi in quello dei suoi numerosi discepoli, se tutela i diritti degli animali, si contraddistingue quindi per derive considerate da altri ricercatori “naziste”. Sul punto su cui si sono concentrati unanimi gli strali – l’infanticidio − Singer si è sempre giustificato ricordando che solo con il pensiero giudaico-cristiano sarebbe subentrata l’idea della tutela del “debole”, pensiero che in altre culture non esiste. Sarebbe quindi lecito tornare ad adottare metodologie che tutelino piuttosto i genitori che il nascituro: «I feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. È legittimo ucciderli».
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