In migliaia hanno protestato davanti al Palazzo Presidenziale di Chisinau, in Moldavia, domenica 18 settembre per chiedere le dimissioni del governo filo-occidentale della presidente Maia Sandu. Inflazione elevata e aumento dei prezzi del carburante sono una responsabilità della presidente, gridano i manifestanti  accusandola di incompetenza.

La Moldavia, in base a un contratto stipulato lo scorso anno con Gazprom, acquista gas e petrolio ad un prezzo calcolato a seconda della stagione: tale prezzo è salito alle stelle quest’anno, con aumenti del 29% a settembre dopo quelli che, ad agosto, hanno sfiorato il 50%.

Si parla della più grande manifestazione di piazza da quando Sandu è stata eletta: con circa 20 mila partecipanti, è stata organizzata dai sostenitori del partito politico di opposizione guidato da Ilan Shor, un uomo d’affari condannato per frode, ora irreperibile.

I manifestanti hanno anche chiesto la libertà del deputato di Shor, Marina Tauber, arrestata il 21 luglio 2022 per falsificazione del rapporto, relativo alla prima metà del 2022, sulla gestione finanziaria del partito; le era stata revocata l’immunità parlamentare pochi giorni prima, il 19 luglio.

Da quando Sandu ha preso il potere, oltre all’arresto di Shor e Tauber, è stato rimosso anche il procuratore generale della Moldavia; il suo ex presidente, considerato vicino a Mosca, è stato posto agli arresti domiciliari.

La Moldavia, con i suoi 3,5 milioni di abitanti, oggi è membro dell’UE, si trova tra Ucraina e Romania. Sandu si era già candidata per le presidenziali nel 2016 con una lista civica filo-europea: era stata una dei due candidati che hanno raggiunto il ballottaggio delle elezioni, perdendolo.

Vinse poi le elezioni presidenziali moldave il 15 novembre 2020 battendo con il 57,7% dei voti il filorusso Igor Dodon e diventando il sesto presidente della Moldavia, la prima donna a ricoprire questa carica.

ANTONIO ALBANESE

 

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