È fallito il test di un missile ipersonico sperimentale statunitense. Lo scrive la testata economica Bloomberg, una delle colonne dell’establishment informativo. Il test era il secondo dei quattro necessari per mettere in produzione questa arma costosa, altamente distruttiva e molto difficile da intercettare.

MISSILI IPERSONICI, IL QUADRO GEOPOLITICO

La Russia sta usando i missili ipersonici in Ucraina. La Cina, si dice, è ancor più avanti nel loro sviluppo. Il test degli Usa si colloca in un quadro geopolitico caratterizzato da una contrapposizione fra blocchi e da una corsa al riarmo che neanche negli anni più cupi della Guerra fredda.

Gli Stati Uniti erano i primi per gli armamenti, regnavano sull’economia mondiale (gli scambi internazionali regolati attraverso il dollaro) ed erano soliti tenere le fila dei processi di pace. Ora è la Cina ad avere l’iniziativa nel campo delle trattative diplomatiche. I Paesi dei Brics – c’è la coda per entrare a farne parte – aggirano le infrastrutture finanziarie dell’Occidente. E quanto alle armi…

Il fallimento del test con il missile ipersonico verosimilmente significa che servirà ulteriore denaro dei contribuenti per cercare di tenere il passo. Questo andrà ovviamente a scapito di qualità e quantità dei servizi che lo Stato fornisce ai cittadini. Ma andiamo con ordine.

COSA SONO I MISSILI IPERSONICI

I missili ipersonici hanno due caratteristiche fondamentali. La prima è la velocità, pari ad almeno cinque volte quella del suono. Il più familiare aggettivo “supersonico”, usato ad esempio per il dismesso jet Concorde, si limita a descrivere la capacità di superare la velocità del suono, che è pari a 331,6 metri al secondo. In sostanza, i missili ipersonici viaggiano ad almeno 6 mila chilometri all’ora. La loro seconda caratteristica è la manovrabilità in volo. Significa che possono cambiare traiettoria per evitare di essere intercettati ed abbattuti.

Le due cose mettono i missili ipersonici in grado di sferrare imparabili colpi altamente distruttivi e di penetrare anche in strutture fortificate. Sono in grado di volare per oltre mille chilometri e, volendo, possono essere equipaggiati con testate nucleari.

IL FLOP DEL TEST DEGLI STATI UNITI

Il Pentagono ha speso 3,8 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2022 per sviluppare i missili ipersonici e ha chiesto per quest’anno altri 4,7 miliardi, più 225,5 milioni per la difesa dai missili ipersonici. Il tutto nell’ambito di un bilancio militare sempre più bulimico.

A quanto scrive Bloomberg, gli Stati Uniti speravano di avere loro missili ipersonici fossero pronti per l’uso entro l’autunno 2022. Invece il primo test con un prototipo messo a punto da Lockheed Martin si è svolto solo nel dicembre di quello stesso anno.

Il primo test è andato bene, ma le cose hanno preso un’altra piega nel secondo dei quattro test necessari prima della messa in produzione. Si è svolto il 13 marzo 2023. Il comunicato ufficiale, datato 24 marzo, parla di “molti obiettivi” raggiunti con successo. Molti: non però tutti. Infatti secondo Bloomberg il missile, una volta lanciato, non è stato in grado di trasmettere i dati relativi al suo stesso volo.

GIULIA BURGAZZI

You may also like

Comments are closed.