Non hanno ospedali? Si curino con un carro armato e un paio di missili. Parafrasando Maria Antonietta, che per una cosa del genere perse la testa, si può riassumere in questi termini l’ordine del giorno per aumentare le spese militari approvato ieri, 16 marzo, alla Camera.

Alla faccia  dei ricorrenti “non ci sono coperture per ulteriori spese”,  in pochi minuti un voto quasi plebiscitario ha impegnato il Governo  ad avviare l’incremento delle spese militari verso il 2% del Pil. Il tutto “predisponendo un sentiero di aumento stabile nel tempo, che garantisca al Paese una capacità di deterrenza e protezione” ed agendo contemporaneamente nell’immediato per “incrementare alla prima occasione utile il Fondo per le esigenze di difesa nazionale”.

Dato che un’altra frase ricorrente è “non possiamo aumentare il deficit”, i soldi li prenderanno tagliando da qualche parte. Magari tagliando ulteriormente la sanità, per dire. Il governo Draghi ha previsto una riduzione di 6 miliardi alla spesa per la sanità nel 2023 e 2024:  con un po’ di buona volontà, si può sempre trovare un cultore sui generis del giardinaggio pronto a giurare che tagliare significa rinforzare.

Oggi la spesa militare è pari all’1,5% del Pil. Secondo il ministro della Difesa Guerini, aumentarla al 2% del Pil significa passare da 25 miliardi all’anno a 38 miliardi all’anno. Da 68 milioni al giorno a 104 milioni al giorno.

Secondo i dati dell’osservatorio Milex, in questo 2022 le spese militari sono già aumentate del 3,4% rispetto al 2021. L’aumento arriva addirittura all’11,7% rispetto al 2020.

La proposta di per portare al 2% del Pil le spese militari dell’Italia viene dalla Lega. L’hanno sottoscritto tutti i capigruppo in commissione Difesa dell’amplissima maggioranza draghian-emergenziale e anche esponenti di Forza Italia. Un risultato quasi plebiscitario: 421 presenti, 391 voti favorevoli, 19 contrari.

La NATO ha chiesto agli Stati membri, nel 2014, di portare al 2% le spese militari entro il 2024. L’Unione Europea sembra si comporti come se fosse un cane da pastore intenzionato a condurre gli Stati membri verso questo traguardo, anche se alcuni Stati UE non fanno parte della NATO.

Il Parlamento Europeo infatti ha chiesto  fin dal 2016  che i governi nazionali devolvano il 2% del Pil alla difesa. Sempre dal Parlamento europeo viene una infografica datata 2017 intitolata “Rafforzare la difesa”. Paragona le spese militari degli Stati UE e degli Stati Uniti. Questi ultimi nel 2017 spendevano in armi il 4% del Pil; gli Stati UE invece l’1,3%.

Eurostat, il portale di statistiche dell’Unione Europea, tiene il segno della marcia verso il 2% di spese militari. Nel 2020 (ultimi dati disponibili) avevano tagliato il traguardo solo Estonia, Lettonia, Romania, Grecia. Si può aggiungere che, nel panorama UE, questi Stati spiccano per la povertà. L’aggiunta dell’Italia non potrà stonare.

GIULIA BURGAZZI

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