Quello che sta accadendo può ricordare l’inizio dello scisma Lefebvre sotto il pontificato di Paolo VI. Il vescovo francese non accettò le disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano II che considerava “protestanti e massoniche” e cominciò ad ordinare vescovi rompendo la comunione con Roma, fondando poi la Fraternità Sacerdotale di San Pio X, che ha tuttora, a differenza della Chiesa “ufficiale”, un buon numero di vocazioni.

Ebbene oggi si sta consumando qualcosa di simile. L’oggetto del contendere è la questione della regolarità dell’elezione al soglio pontificio di papa Francesco, messa in discussione dal clamoroso libro di Andrea Cionci “Codice Ratzinger” e portata avanti dal combattivo sacerdote siciliano don Alessandro Minutella,  recentemente ridotto allo stato laicale. Ebbene don Minutella non è più solo: proprio nella sua comunità nuovi sacerdoti sono usciti allo scoperto dichiarando che l’unico papa legittimo è Benedetto XVI.

I religiosi in questione sono don Enrico Bernasconi, scomunicato come don Minutella, Fra Celestino, don Natale, il tedesco padre Gebhardt, l’austriaco don Johannes e il ceco padre Pavel.

La cosiddetta magna quaestio, posta da molti come da don Minutella, riguarda l’effettiva validità dell’elezione di papa Francesco. Il passo di Ratzinger di rinunciare al papato non è nuovo nella Chiesa: oltre a Benedetto XVI sono nove i pontefici che hanno abdicato, il più noto dei quali è senza dubbio Celestino V, quello del dantesco “gran rifiuto”. Ma la questione sarebbe nel fatto che Benedetto XVI avrebbe rinunciato solo al ministero attivo petrino ma non al munus ovvero alla vera e propria carica. Non è mai esistito un “papa emerito” nella storia, chi rinunciava al papato ritornava cardinale. Questo è il punto. Quindi, secondo don Minutella, non vi sarebbe stata alcuna rinuncia.

Ma al di là delle questioni teologiche che interessano perlopiù gli addetti è la possibile nascita di “due obbedienze” anche questa non inedita nella storia della Chiesa (si pensi allo scisma avignonese), che  rappresenta una resistenza interna alla Chiesa al globalismo.

Francesco sarebbe un Papa “globalista” voluto dalla cosiddetta “mafia di San Gallo”, un gruppo di sacerdoti “progressisti” che mal sopportavano la linea antiglobalista del pontificato ratzingeriano e probabilmente dall’amministrazione americana che avrebbe “costretto” Ratzinger alla rinuncia. Come ben si sa Bergoglio ha sposato sin da subito una certa linea globalista, distaccandosi dal mainstream praticamente solo sulla questione della crisi russo-ucraina.

Quindi queste nuove catacombe sono l’inizio della resistenza anche all’interno della Chiesa vera e propria, che i globalisti pensavano di aver conquistato. Si arriverà allo scisma? Per ora non lo sappiamo. Però chi lo sa. Alla fine anche il Cristianesimo, che di fatto contestava il Sommo Sacerdote, iniziò da un gruppo di dodici persone.

ANDREA SARTORI

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